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Il futuro è un diritto, anche nelle carceri minorili

La “controriforma” della giustizia minorile e i suoi possibili antidoti, Claudio Cottatellucci /
«Anche questi ragazzi ci appartengono», Monica Cristina Gallo /
Da prete all’IPM, a scuola di umiltà e libertà, Otello Bisetto /
Nessuna vita è un fallimento: il laboratorio Cotti in fragranza, Lucia Lauro
Fascicolo: novembre 2025

Mare fuori, una serie televisiva lanciata nel 2020 e ambientata in un immaginario carcere minorile napoletano, ha incontrato una grande accoglienza in Italia e all’estero, specialmente tra i più giovani, e ha aperto una finestra su un mondo prima decisamente poco conosciuto e rappresentato, quello degli Istituti penali per minorenni (IPM).

Tale successo tuttavia stride con il modo in cui la società italiana si confronta con il disagio giovanile che sfocia in atti criminosi, che la narrazione mediatica spesso semplifica e riduce al fenomeno delle baby gang. Questo approccio, in maniera ancor più allarmante, si ritrova nella politica, e in particolare nei provvedimenti adottati dall’attuale Governo, che ha fatto del contrasto alla microcriminalità uno dei suoi cavalli di battaglia, tanto durante la campagna elettorale quanto nei successivi interventi legislativi. Tra i provvedimenti più recenti e significativi in materia c’è il “decreto Caivano”, a riprova di quanto sia potente l’inquietante deriva del populismo penale (cfr Pipitone A. – Zucca G., «La società civile entra in carcere», in Aggiornamenti Sociali, 1 [2025] 55-62).

In pochi tra media e istituzioni sembrano veramente interessati alla sorte dei circa cinquecento giovani che oggi affollano i diciassette IPM presenti nel Paese. Proprio e principalmente a causa del decreto Caivano, i detenuti in queste strutture non sono mai stati così tanti da oltre dieci anni, né mai così giovani, con un’età media tra i 16 e i 17 anni (cfr Prospettive minori. VII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile e gli Istituti penali per minorenni, 2024, <www.ragazzidentro.it>).

Come già succede per gli adulti, sempre di più si ricorre al diritto penale e al sistema carcerario per neutralizzare o almeno nascondere il disagio che colpisce persone che già si trovano in condizione di emarginazione, in molti casi stranieri, tra cui anche minori non accompagnati, scegliendo deliberatamente di non affrontare le cause sociali all’origine degli atti criminosi. Gli ultimi interventi legislativi, nel loro intento primariamente repressivo, stanno inoltre rendendo ancora più difficile portare avanti progetti a favore dei giovani detenuti e prevedere percorsi alternativi alla carcerazione, che potrebbero in modo ben più efficace offrire loro una via d’uscita e abbattere i tassi di recidiva, che restano alti.

In cerca di uno sguardo più profondo e completo sulla realtà dei minori detenuti, abbiamo chiesto a Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (AIMMF), di tracciare un quadro sulla normativa vigente, e a Monica Cristina Gallo di raccontare la sua esperienza di contatto diretto con i giovani detenuti nel ruolo di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Torino. Abbiamo poi dato spazio alla testimonianza di due persone impegnate ad accompagnare i minori detenuti in percorsi di ricostruzione della propria vita: don Otello Bisetto, cappellano dell’IPM di Treviso, e Lucia Lauro, responsabile del progetto Cotti in fragranza, nato nell’IPM di Palermo. La diagnosi, per più versi impietosa, dell’attuale stato della giustizia minorile nel nostro Paese, si accompagna così alla voce di chi incontra quotidianamente le vite e le storie di coloro che vivono l’esperienza della reclusione, riconoscendovi i semi di un futuro che chiede di essere accompagnato a crescere. [Continua]  

 

 

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