<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it</link><description>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</description><item><title>Turismo in italia</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/turismo-in-italia/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69411.jpg'&gt;&lt;br/&gt;Le statistiche confermano che dopo la fase pandemica il turismo in Italia registra una crescita costante. I turisti che visitano il nostro Paese provengono principalmente dall&amp;rsquo;Europa. Secondo gli ultimi dati disponibili (2024), l&amp;rsquo;offerta ricettiva, concentrata per un terzo nelle localit&amp;agrave; balneari, vede una netta prevalenza delle case vacanze e degli affitti brevi. La mappatura del comparto rivela la permanenza di aree grigie di abusivismo.</content:encoded><author>Mauro BOSSI</author><category>Infografiche</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69411</guid><pubDate>Mon, 25 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Tracce per una nuova diplomazia climatica. Una rilettura della Conferenza di Santa Marta, in Colombia</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/tracce-per-una-nuova-diplomazia-climatica-una-rilettura-della-conferenza-di-santa-marta-in-colombia/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69410.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;a href=": Transition Away Conference"&gt;Foto: Transition Away Conference&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded><author>Mauro BOSSI</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69410</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Università: un disegno di riforma discutibile</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/universita-un-disegno-di-riforma-discutibile/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69409.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p style="text-align: right;"&gt;&lt;a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sapienza_entrance_%2820040201351%29.jpg"&gt;Foto: Wikimedia Commons&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded><author>Luca R. PERFETTI</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69409</guid><pubDate>Tue, 26 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Due ragazze nude</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/due-ragazze-nude/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69426.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Giuseppe RIGGIO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69426</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Il serpente e l’arca. Sul destino delle comunità</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-serpente-e-larca-sul-destino-delle-comunita/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69423.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Cesare SPOSETTI</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69423</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Niente scuse. La violenza di genere riguarda anche te</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/niente-scuse-la-violenza-di-genere-riguarda-anche-te/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69425.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Giuseppe RIGGIO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69425</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Ottant’anni di Repubblica: un anniversario per aprirsi al futuro</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/ottantanni-di-repubblica-un-anniversario-per-aprirsi-al-futuro/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69405.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;ul&gt;
    &lt;li&gt;La Repubblica oltre lo Stato, Camilla Buzzacchi / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Una Costituente delle nuove generazioni, Francesca Paini; intervista a cura di Tommaso D&amp;rsquo;Angelo / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Scoprire la Costituzione a scuola, Anna Errico / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;La Repubblica di tutti, Takoua Ben Mohamed / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Educare alla cittadinanza: riflessioni di un Preside per l&amp;rsquo;ottantesimo anniversario della Repubblica, Luca Imperatore&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</content:encoded><author>Luca IMPERATORE</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69405</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Verso un nuovo patto sociale. Lavoro, welfare e sostenibilità ecologica nella doppia transizione</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/verso-un-nuovo-patto-sociale-lavoro-welfare-e-sostenibilita-ecologica-nella-doppia-transizione/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69422.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Tommaso D'ANGELO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69422</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Contro la spirale dell’ansia serve un vero realismo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/contro-la-spirale-dellansia-serve-un-vero-realismo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69404.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Cesare SPOSETTI</author><category>Editoriali</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69404</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Contro la spirale dell’ansia serve un vero realismo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/contro-la-spirale-dellansia-serve-un-vero-realismo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69404.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Quando si parla delle emozioni pi&amp;ugrave; diffuse a livello sociale, specialmente tra i pi&amp;ugrave; giovani, l&amp;rsquo;ansia ha assunto un indiscusso primato. L&amp;rsquo;ha messo efficacemente in rilievo papa Leone XIV, nella sua recente visita alla comunit&amp;agrave; accademica dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; &amp;ldquo;La Sapienza&amp;rdquo; di Roma: &amp;laquo;Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. [&amp;hellip;] Oggi questo dipende sempre pi&amp;ugrave; dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. &amp;Egrave; la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitivit&amp;agrave; e abbandonandoci a spirali d&amp;rsquo;ansia&amp;raquo; (&lt;em&gt;Discorso all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; &amp;ldquo;Sapienza&amp;rdquo; di Roma&lt;/em&gt;, 14 maggio 2026). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Pontefice non fa che ribadire quanto le ultime ricerche sulla salute mentale delle giovani generazioni mostrano in modo sempre pi&amp;ugrave; evidente. Un recente rapporto dell&amp;rsquo;OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in inglese Organization for Economic Co-operation and Development) mette in luce un &lt;strong&gt;peggioramento generale degli indicatori di salute mentale dei pi&amp;ugrave; giovani lungo l&amp;rsquo;ultimo decennio&lt;/strong&gt; (cfr OECD, &lt;em&gt;Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century&lt;/em&gt;, OECD Publishing, Parigi 2026, in &amp;lt;www.oecd.org&amp;gt;). &lt;strong&gt;Fra i sintomi pi&amp;ugrave; diffusi si segnalano proprio ansia e depressione&lt;/strong&gt;, che vengono correlate a fattori scatenanti complessi e molteplici, non solo individuali, ma legati a condizioni di sistema che tendono a presentarsi come un dato di fatto ineludibile: il mondo va cos&amp;igrave;, bisogna adeguarsi. Cos&amp;igrave; si pone l&amp;rsquo;imperativo, o meglio l&amp;rsquo;ideologia del &lt;em&gt;There is no alternative&lt;/em&gt;, &amp;laquo;non c&amp;rsquo;&amp;egrave; alternativa&amp;raquo; rispetto allo stato di fatto, generalmente associata alle politiche liberiste del primo ministro britannico Margaret Thatcher (1925-2013), che presentava il capitalismo come l&amp;rsquo;unico sistema economico in grado di reggere oggi. Tutto ci&amp;ograve; che cerca di opporsi a questa visione viene presentato come irrealistico e ingenuo. Eppure, a ben vedere, la realt&amp;agrave; pu&amp;ograve; essere guardata da una prospettiva radicalmente diversa, che pu&amp;ograve; contribuire a smontare la spirale dell&amp;rsquo;ansia.   &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;L&amp;rsquo;insostenibile peso della societ&amp;agrave; della performance&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ansia &amp;egrave; uno stato d&amp;rsquo;animo che spesso si usa associare alla paura, eppure tra le due c&amp;rsquo;&amp;egrave; una fondamentale differenza: se la paura rappresenta l&amp;rsquo;ordinaria risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, e in questo svolge anche una funzione fondamentale nella crescita e nella vita degli esseri umani, &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;ansia rappresenta piuttosto l&amp;rsquo;anticipazione di una minaccia futura: porta alla paralisi&lt;/strong&gt; e impedisce di affrontare la realt&amp;agrave; (cfr. &lt;span&gt;Rowlands A., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Il valore politico della speranza&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 8-9 [2025] 465). La sua genesi non &amp;egrave; riducibile a una sola spiegazione, tuttavia &lt;strong&gt;&amp;egrave; indubbio che le dinamiche sociali contemporanee le offrano un humus formidabile&lt;/strong&gt;. Viviamo infatti in una societ&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; complessa ed esigente, in cui la velocit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;innovazione tecnologica, di cui ideologi vecchi e nuovi sostengono il necessario sviluppo senza limiti, si salda con logiche di mercato sempre pi&amp;ugrave; aggressive. In questo tempo, &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;la domanda che i pi&amp;ugrave; giovani, e non solo, sono spinti a porsi incessantemente &amp;egrave;: &amp;laquo;Sono sufficientemente all&amp;rsquo;altezza delle prestazioni che la societ&amp;agrave; dell&amp;rsquo;efficienza mi richiede? Sono abbastanza?&amp;raquo;&lt;/strong&gt;. Siamo in una situazione in cui &amp;laquo;Le richieste ossessive di prestazioni adeguate &amp;ndash; &amp;ldquo;produci sempre di pi&amp;ugrave;, sempre pi&amp;ugrave; in fretta, sempre meglio&amp;rdquo;, &amp;ldquo;realizzati!&amp;rdquo; &amp;ndash; generano un&amp;rsquo;ansia cronica e generalizzata [&amp;hellip;]. L&amp;rsquo;ansia costante &amp;egrave; quella di non farcela [&amp;hellip;]. E nessuno sa cosa voglia veramente dire &amp;ldquo;farcela&amp;rdquo;&amp;raquo; (&lt;span&gt;Mollisi M.A. - Zaccaro G., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Una regola minima per l&amp;rsquo;atleta stanco&amp;raquo;, in &lt;span&gt;Bartolini P. &amp;ndash; Benasayag M. &amp;ndash; Mollisi M.A. &amp;ndash; Zaccaro G.,&lt;/span&gt; &lt;em&gt;Il pessimismo &amp;egrave; un lusso che non possiamo permetterci&lt;/em&gt;, Jaca Book, Milano 2026, 29). La societ&amp;agrave; dell&amp;rsquo;efficienza &amp;egrave; plasmata dall&amp;rsquo;attuale architettura dei media digitali (che tendono a trattenere il pi&amp;ugrave; possibile gli utenti sulle piattaforme, a innescare dinamiche sempre pi&amp;ugrave; accentuate di confronto con artificiali e inarrivabili modelli di successo e a spingere verso un&amp;rsquo;esasperata polarizzazione), dall&amp;rsquo;accelerazione delle varie crisi globali (geopolitica, climatica, finanziaria, ecc.) e dalle pressioni legate al modello socioeconomico per ora vincente, che impone imperativi di prestazione percepiti come sempre pi&amp;ugrave; esigenti e insostenibili nella vita personale, professionale e sociale.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo diffuso malessere&lt;/strong&gt;, che nei casi pi&amp;ugrave; gravi pu&amp;ograve; sfociare in modo patologico in attacchi di panico, forme depressive, fobie, disturbi del comportamento alimentare, ecc., &lt;strong&gt;tende a essere trattato solo a livello individuale&lt;/strong&gt;. Nel migliore dei casi, chi ne ha le possibilit&amp;agrave; pu&amp;ograve; accedere a un&amp;rsquo;offerta di mercato sempre pi&amp;ugrave; ampia di cosiddetta cura di s&amp;eacute;, volta a promuovere la crescita personale, il benessere fisico e psichico, alla quale si chiede spesso pi&amp;ugrave; che altro un sostegno per &amp;ldquo;restare in corsa&amp;rdquo;, per continuare a &amp;ldquo;funzionare&amp;rdquo;, o addirittura la ricetta per essere vincenti. Risposte di questo tipo, tuttavia, non vanno alla radice del problema: da una parte perpetuano la logica della performance illimitata, dall&amp;rsquo;altro sostengono l&amp;rsquo;illusione di poter gestire e controllare individualmente ogni aspetto che pare fuori posto, semplicemente attivando il giusto rimedio. &lt;strong&gt;A ben vedere, l&amp;rsquo;unico modo per scardinare davvero la spirale dell&amp;rsquo;ansia &amp;egrave; riattivare una dinamica comunitaria&lt;/strong&gt;, che aiuti a passare dalla sofferenza individuale a una presa di coscienza pi&amp;ugrave; ampia e &amp;ldquo;realistica&amp;rdquo; sulla realt&amp;agrave;, che si pu&amp;ograve; costruire solo insieme agli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Per un realismo profetico&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Giorgio La Pira (1904-1977), padre costituente e pi&amp;ugrave; volte sindaco di Firenze, in un&amp;rsquo;epoca profondamente diversa dalla nostra, eppure segnata da tensioni non meno gravi a livello internazionale, riteneva la possibilit&amp;agrave; di una terza guerra mondiale, e lo stesso &amp;laquo;equilibrio del terrore&amp;raquo; tra le superpotenze, &amp;laquo;un non senso&amp;raquo;, e defin&amp;igrave; addirittura il disarmo, lo sviluppo e la pace come &amp;laquo;inevitabili direttrici della storia moderna&amp;raquo;. Queste affermazioni, prese singolarmente, potrebbero sembrare ingenue e velleitarie, specie se messe a confronto con la deriva bellicista che si osserva in questi anni. Di certo La Pira non voleva negare la realt&amp;agrave; delle guerre e delle ingiustizie del mondo, ma offrire una diversa chiave di lettura, secondo cui il disarmo &amp;laquo;non pu&amp;ograve; non avvenire! Ci vuole preghiera, speranza, pazienza, e azione perseverante e decisa a tutti i livelli: &lt;em&gt;spes contra spem&lt;/em&gt;&amp;raquo; (&lt;span&gt;La Pira G.&lt;/span&gt;, &amp;laquo;Le nuove generazioni e la navigazione storica del mondo&amp;raquo;, 14-17 luglio 1968, in &lt;em&gt;Id.&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il sentiero di Isaia&lt;/em&gt;, Cultura Editrice, Firenze 1978, 380-382, facendo riferimento alla &lt;em&gt;Lettera ai&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Romani&lt;/em&gt; 4,18: &lt;em&gt;[Abramo] credette, saldo nella speranza contro ogni speranza&lt;/em&gt;). La sfida posta dal reale non viene negata, ma esiste un tipo di azione possibile per fronteggiarla, accompagnata da virt&amp;ugrave; quali pazienza, perseveranza e speranza, anche contro ogni evidenza. &lt;strong&gt;Si tratta di un&amp;rsquo;azione non individuale, ma collettiva (&amp;laquo;a tutti i livelli&amp;raquo;), radicata nella scoperta che solo guardando la realt&amp;agrave; insieme la si potr&amp;agrave; veramente vedere tutta&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo sguardo pu&amp;ograve; essere propriamente definito profetico&lt;/strong&gt;. Come i profeti denunciavano apertamente e senza sconti le ingiustizie, l&amp;rsquo;idolatria, l&amp;rsquo;allontanamento del popolo d&amp;rsquo;Israele dall&amp;rsquo;alleanza con Dio, al tempo stesso non mancavano di indicare quei segni presenti nella stessa realt&amp;agrave; che mostrano la possibilit&amp;agrave; concreta di uno sviluppo diverso. Cos&amp;igrave; ad esempio Dio mostra al profeta Geremia un ramo di mandorlo ancora spoglio, facendogliene intendere la fioritura ormai prossima (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 1,11), e rivela al profeta Isaia la venuta del Messia come un germoglio pronto a spuntare dal tronco di Iesse (&lt;em&gt;Isaia &lt;/em&gt;11,1). Come nel testo biblico tale sguardo sgorga dal dialogo talora serrato tra Dio e il profeta, cos&amp;igrave; &lt;strong&gt;oggi questo pu&amp;ograve; nascere dal lasciarsi toccare dalla realt&amp;agrave; insieme ad altri&lt;/strong&gt;: come sono le sofferenze e le sfide individuali e collettive di oggi viste insieme? Quali piccoli segni e timidi inizi gi&amp;agrave; vediamo nella realt&amp;agrave;, e possiamo aiutare insieme a far crescere? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si parla dunque sempre di realismo, ma di segno diverso e pi&amp;ugrave; profondo di quello fatto proprio dalla prospettiva della cosiddetta &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Realpolitik&lt;/em&gt;, dove al reale si associa una forma di pragmatismo che per&amp;ograve; non esaurisce mai la complessit&amp;agrave; del mondo in cui viviamo, anzi ne rappresenta una facile (e brutale) semplificazione. Se si guarda davvero insieme e in profondit&amp;agrave; il mondo cos&amp;igrave; com&amp;rsquo;&amp;egrave;, si scorge sempre anche un&amp;rsquo;alternativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Dall&amp;rsquo;ansia all&amp;rsquo;azione comune&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Quali sono dunque oggi i piccoli segni della possibilit&amp;agrave; di una visione (e di un&amp;rsquo;azione) alternativa? Non stupir&amp;agrave; ritrovarli proprio in quelle giovani generazioni spesso presentate come pi&amp;ugrave; fragili e vulnerabili. &lt;strong&gt;Pur in un contesto di individualismo diffuso, molti giovani decidono di mettersi in gioco in diverse esperienze nel segno della condivisione&lt;/strong&gt;: cammini, forme di vita comunitaria, impegno missionario, formazione tra pari, associazioni e gruppi che si prendono cura di un quartiere, di un territorio, ecc. I giovani impegnati in attivit&amp;agrave; che li mettono in relazione con gli altri, come sport, associazionismo e volontariato, e che sviluppano fra loro relazioni di amicizia, hanno generalmente una visione molto pi&amp;ugrave; positiva del futuro (cfr &lt;span&gt;Magatti M. - Pizzul D.&lt;/span&gt; [edd.], &lt;em&gt;FRAGILE. Mappae mundi di una nuova generazione&lt;/em&gt;, Erickson, Trento 2026, 148, in &amp;lt;www.unhatefoundation.org&amp;gt;). Paure e inquietudini non vengono rimosse, ma quando sono affrontate insieme possono divenire momenti di crescita e occasione per aiutare altri a fare lo stesso passaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Proprio la riscoperta e la cura di una dimensione pi&amp;ugrave; gratuita dei legami relazionali possono offrire un&amp;rsquo;alternativa vera e credibile all&amp;rsquo;apparentemente inevitabile caduta nella spirale dell&amp;rsquo;ansia&lt;/strong&gt;. Riprendendo il discorso di papa Leone XIV citato in apertura, perch&amp;eacute; questi germogli crescano e si sviluppino serve, trasformare l&amp;rsquo;inquietudine in profezia, e farlo insieme, passando &amp;laquo;dall&amp;rsquo;ermeneutica all&amp;rsquo;azione&amp;raquo;: infatti, &amp;laquo;proprio l&amp;rsquo;implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che gi&amp;agrave; germoglia&amp;raquo;. Nel concreto, la societ&amp;agrave; civile pu&amp;ograve; fare molto per favorire e accompagnare le esperienze comunitarie che gi&amp;agrave; nascono dal basso, e al tempo stesso spingere i decisori politici a fare altrettanto, abbandonando visioni, come quelle distorte sul &amp;ldquo;merito&amp;rdquo; (cfr &lt;span&gt;Riggio G., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Il merito in questione: oltre una visione individualista&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 4 [2024] 219-222), che in ultima analisi sostengono la societ&amp;agrave; della performance.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Solo guardando in faccia insieme agli altri la realt&amp;agrave; nella sua interezza e ritrovando la forza dei legami personali e comunitari in una societ&amp;agrave; che ha fatto dell&amp;rsquo;individualismo la sua cifra distintiva, si potr&amp;agrave; recuperare uno sguardo profetico che sappia realizzare l&amp;rsquo;alternativa gi&amp;agrave; seminata nei solchi del presente.  &lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69404</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>La Parola politicamente scomoda</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/la-parola-politicamente-scomoda/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0068/68565.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Chi sta bene s&amp;rsquo;&amp;egrave; procurato degli &amp;ldquo;amici&amp;rdquo;, o se li pu&amp;ograve;, all&amp;rsquo;occorrenza, procurare col nome, il denaro, la prepotenza, la propaganda, l&amp;rsquo;astuzia: proclamandosi, all&amp;rsquo;improvviso, patrocinatore di quelle cause e di quegli interessi, che avendo legami con profondi sentimenti naturali &amp;ndash; religione, patria, famiglia &amp;ndash; sono condivisi da molti. Ed ecco lo spettacolo, poco edificante ma istruttivo, di uomini senza fede che si dichiarano per la religione; di senza patria, che s&amp;rsquo;accendono di furore nazionalistico; di corrotti celibatari, che esaltano la santit&amp;agrave; della famiglia. Gli ingenui e i timorati si commuovono davanti al miracolo, e la crociata viene proclamata &lt;em&gt;pro aris et focis&lt;/em&gt; contro il nemico comune. E chi ne paga lo scotto sono i cristiani, che, per delle verit&amp;agrave; che non vanno difese in quel modo, n&amp;eacute; in quella compagnia, si assumono la tremenda responsabilit&amp;agrave; di puntellare un ordine sociale che &amp;egrave; la negazione dell&amp;rsquo;ordine cristiano&amp;raquo; (Mazzolari 1979, 60-61). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le parole di don Primo Mazzolari, tratte da un suo intervento del settembre 1945, mantengono tutta la loro attualit&amp;agrave;. Descrivono in maniera efficace un modus operandi ricorrente: chi ha mire di potere e interessi da difendere ricorre a ogni mezzo per raggiungere i propri scopi, perfino mascherando di religiosit&amp;agrave; e di difesa dei pi&amp;ugrave; alti valori imprese che nulla hanno a che fare con Dio e con la sua volont&amp;agrave; di giustizia e di pace. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La Scrittura conosce e denuncia un tale uso strumentale della religione e la connessa manipolazione delle coscienze di tanti&lt;/strong&gt;, indotti dalla propaganda a dare il proprio appoggio a iniziative che hanno solo l&amp;rsquo;apparenza del bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La Parola addomesticata&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Prendiamo in considerazione il racconto contenuto nel cap. 22 del &lt;em&gt;Primo libro dei Re&lt;/em&gt;. Narra di Acab, re di Israele dall&amp;rsquo;874 all&amp;rsquo;853 a.C., che mira a riprendere con la forza dalle mani degli aramei (siriani) Ramot di G&amp;agrave;laad, un territorio di confine a oriente del Giordano, ripetutamente perso e riconquistato da Israele (cfr &lt;em&gt;1Re&lt;/em&gt; 20,34; &lt;em&gt;2Re&lt;/em&gt; 8,28-9,14). &amp;Egrave; la sorte che segna sovente la storia delle regioni contese da nazioni vicine. Rivolgendosi ai suoi pi&amp;ugrave; stretti collaboratori, Acab afferma: &lt;em&gt;Non sapete che Ramot di G&amp;agrave;laad &amp;egrave; nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza sottrarla al dominio del re di Aram&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;1Re&lt;/em&gt; 22,3). Motiva la decisione di entrare in guerra, facendo leva sul sentimento patriottico: quella regione ci appartiene! Occuparla non &amp;egrave; solo nostro dovere; &amp;egrave; un nostro sacrosanto diritto: &amp;laquo;Egli non si limita a rendere lecito, cio&amp;egrave; permesso, l&amp;rsquo;atto [che sta progettando]; lo rende obbligatorio, un dovere a cui non pu&amp;ograve; sottrarsi&amp;raquo; (Rizzi 1981, 10).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Acab cerca alleati. In concreto, si adopera per coinvolgere il re di Giuda Giosafat nella campagna contro gli aramei. Giosafat accetta, ponendo per&amp;ograve; una condizione: &lt;em&gt;consulta oggi stesso la Parola del Signore&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;1Re&lt;/em&gt; 22,5). Chiede, cio&amp;egrave;, ad Acab di interpellare i profeti che vivevano presso la sua reggia. &amp;Egrave; ampiamente attestato che presso le corti reali del Medio Oriente antico si trovava una corporazione di profeti, incaricati di riferire al sovrano l&amp;rsquo;oracolo divino. Prima di intraprendere un&amp;rsquo;impresa, soprattutto militare, il re era solito chiedere il responso dei profeti, per ottenere una assicurazione ufficiale della conformit&amp;agrave; di tale impresa al volere divino. &lt;strong&gt;Il fatto che un gruppo di profeti facesse parte dei consiglieri del re di Israele rivela che c&amp;rsquo;&amp;egrave; un rapporto costitutivo tra Parola di Dio e realt&amp;agrave; sociopolitica&lt;/strong&gt;. La Parola non riguarda soltanto la sfera personale, ma chiama in causa il potere e le decisioni che esso prende nella storia concreta. Essendo per&amp;ograve; funzionari reali, i profeti di corte traevano il loro sostentamento dal servizio reso al sovrano, e ci&amp;ograve; spiega il rischio che comunicassero solo quello che il re desiderava sentirsi dire. La loro principale preoccupazione finiva per essere quella di approvare ogni suo progetto per avere, come &amp;egrave; detto causticamente in &lt;em&gt;Michea&lt;/em&gt; 3,5, qualcosa da mettere sotto i denti. Quanto finora richiamato mostra, da una parte, l&amp;rsquo;uso strumentale di un valore avvertito da tanti (la difesa dell&amp;rsquo;integrit&amp;agrave; territoriale della propria nazione) e, dall&amp;rsquo;altra, l&amp;rsquo;asservimento dell&amp;rsquo;istituzione religiosa a logiche di potere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Un uomo libero tra molti cortigiani&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Acab, accompagnato da Giosafat, organizza una solenne cerimonia pubblica, a cui partecipano ben quattrocento profeti. Domanda loro se debba muovere guerra per riconquistare Ramot di G&amp;agrave;laad. La risposta &amp;egrave; unanime: &lt;em&gt;Attacca. Il Signore la metter&amp;agrave; in mano al re&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;1Re &lt;/em&gt;22,6). Tutti predicono il successo. &amp;laquo;&lt;strong&gt;Chi governa tende a creare servilismo; e anche coloro che per vocazione sarebbero chiamati a parole coraggiose di libert&amp;agrave; sentono il fascino del consenso nei confronti del potente&lt;/strong&gt;, e accettano, per sopravvivere o per fare carriera, di sottomettere la verit&amp;agrave; alle opinioni vincenti&amp;raquo; (Bovati 2008, 8). La consultazione non sembra riservare alcuna sorpresa. Ma ecco il colpo di scena, che rimescola le carte. Di fronte alla preoccupazione di Giosafat che vengano consultati tutti i profeti, Acab deve ammettere che ne resta ancora uno, un certo Michea figlio di Imla. Subito aggiunge che non lo sopporta, perch&amp;eacute; gli mette sempre i bastoni tra le ruote (&lt;em&gt;1Re &lt;/em&gt;22,8). Comunque, seppur controvoglia, lo manda a chiamare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il fatto che Michea non si trovi a corte, lascia intendere che egli gi&amp;agrave; da tempo ha preso le distanze dall&amp;rsquo;atteggiamento servile degli altri profeti&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;e dall&amp;rsquo;uso ideologico della Parola di Dio&lt;/strong&gt; da loro propalato. &amp;Egrave; allora comprensibile che l&amp;rsquo;inviato del re lo solleciti a non creare problemi e a uniformarsi al responso unanime emerso nella cerimonia ufficiale. La risposta &amp;egrave; netta: &lt;em&gt;Per la vita del Signore, annuncer&amp;ograve; quanto il Signore mi dir&amp;agrave;&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;1Re &lt;/em&gt;22,14). Significativamente, &amp;laquo;Michea introduce la sua risposta con un giuramento solenne. La sua reazione non &amp;egrave; una semplice spallucciata, &amp;egrave; una dichiarazione di principio, una linea di condotta ben riflettuta che &amp;egrave; pronto a difendere quali ne siano le conseguenze&amp;raquo; (Ska 2017, 35).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class="blockquote2"&gt;
&amp;laquo;Vera o falsa che sia, la parola profetica non pu&amp;ograve; non provocare una crisi nell&amp;rsquo;ascoltatore che, in ultima analisi, si trova a dover fare una scelta che comporta sempre una parte di rischio. Forse, d&amp;rsquo;altronde, questo &amp;egrave; ci&amp;ograve; che rende la parola &amp;ndash; vera o falsa che sia &amp;ndash; profetica: in quanto rimanda l&amp;rsquo;ascoltatore alla sua libert&amp;agrave;, alla sua responsabilit&amp;agrave; di uomo e di credente&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
Andr&amp;eacute; W&amp;eacute;nin 2004, 358
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Giunto davanti al re, dopo un breve scambio di battute venate di amara ironia, gli annuncia la disfatta a cui va incontro e, nello stesso tempo, denuncia la sorte tragica a cui sta esponendo l&amp;rsquo;intero popolo di Israele. Smaschera cos&amp;igrave; la menzogna propagandata dai quattrocento profeti prezzolati. Essi hanno fatto passare per oracolo del Signore la loro parola, pronunciata per compiacere il sovrano e per salvaguardare i propri interessi. Appartengono a una classe di professionisti della menzogna, di cui si serve il potente di turno per garantirsi l&amp;rsquo;approvazione pubblica. A motivo del loro numero danno l&amp;rsquo;impressione di essere dalla parte della verit&amp;agrave; e riescono nell&amp;rsquo;intento di confondere le coscienze, diffondendo un ingannevole ottimismo. Per questo, i grandi profeti biblici ingaggiano una lotta senza quartiere contro questi sedicenti inviati di Dio (Bovati e Basta 2012).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Passare attraverso la distruzione&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Un&amp;rsquo;esperienza analoga &amp;egrave; vissuta dal profeta Geremia, che svolse la sua predicazione a Gerusalemme nel drammatico momento storico dell&amp;rsquo;esilio. Anch&amp;rsquo;egli dovette misurarsi con l&amp;rsquo;ingannevole parola dei tanti mistificatori che alimentavano nella gente la speranza illusoria di una liberazione imminente dal giogo straniero: &lt;em&gt;A coloro che disprezzano la parola del Signore, dicono: &amp;laquo;Avrete la pace!&amp;raquo;, e a quanti, ostinati, seguono il loro cuore: &amp;laquo;Non vi coglier&amp;agrave; la sventura!&amp;raquo;&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 23,17; cfr anche 6,14). &lt;strong&gt;Questi profeti ciarlatani vengono descritti da Geremia come degli irresponsabili che &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;curano alla leggera la ferita &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;del popolo &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 8,11), nascondendone la gravit&amp;agrave;. Contro la loro predicazione, egli ribadisce a pi&amp;ugrave; riprese la necessit&amp;agrave; di accettare l&amp;rsquo;esilio e la sua lunga durata quale conseguenza del proprio peccato. Con un gesto simbolico si carica sulle spalle un giogo e manda a dire a Sedec&amp;igrave;a, re di Giuda: &lt;em&gt;&amp;laquo;Piegate il collo al re di Babilonia, siate sottomessi al lui e al suo popolo e vivrete&amp;raquo;&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 27,12; cfr 38,17-18). Successivamente, nella lettera che invia ai giudei della prima deportazione (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 29), afferma che la permanenza in terra straniera durer&amp;agrave; ben settant&amp;rsquo;anni. Ma subito aggiunge che si tratta di accettare di abitare a Babilonia, riconoscendo in essa il luogo in cui si affermer&amp;agrave; la novit&amp;agrave; di Dio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come si vede, anche Geremia desidera un futuro di pace per gli israeliti, quella pace sbandierata con superficialit&amp;agrave; dai falsi profeti. Ma ripete che ci&amp;ograve; accadr&amp;agrave; dopo un lungo periodo di umiliante schiavit&amp;ugrave;. Nello stesso tempo, annuncia un fatto sorprendente: proprio il passaggio attraverso la fine &amp;egrave; condizione di una novit&amp;agrave; radicale. &lt;strong&gt;La predicazione di Geremia segna una svolta nell&amp;rsquo;interpretazione del senso della storia: proclama il paradosso di una salvezza che non si realizza al posto della sventura, ma attraverso di essa&lt;/strong&gt;. Siamo di fronte a due discorsi che si fronteggiano, quello dei falsi profeti e quello di Geremia. Le due contrastanti letture della realt&amp;agrave; convergono quanto al desiderio di salvezza per Israele, ma divergono quanto alla modalit&amp;agrave; in cui tale evento consolante dovr&amp;agrave; attuarsi. &amp;laquo;Abbiamo qui una contrapposizione ultima, sottile e al tempo stesso decisiva tra la parola vera di Dio e quella che, essendo consolatoria, le assomiglia&amp;raquo; (Bovati 2008, 121).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Saper distinguere le varie voci&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Dall&amp;rsquo;analisi svolta risulta che la storia di Israele &amp;ndash; la storia di ogni popolo, di cui Israele &amp;egrave; figura paradigmatica &amp;ndash; &amp;egrave; attraversata dal conflitto tra la parola esigente del profeta autentico e le voci compiacenti dei falsi profeti. &lt;strong&gt;Rimarchiamo un aspetto emerso pi&amp;ugrave; volte: sia il vero che i falsi profeti parlano di pace&lt;/strong&gt;. Ma mentre i secondi finiscono per coprire e avvalorare comportamenti che sono alla base di future devastazioni, il primo fa venire a galla la gravit&amp;agrave; della situazione in cui si &amp;egrave; immersi e chiama a una conversione radicale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche oggi non mancano i comunicatori prezzolati, che propagano una lettura distorta della realt&amp;agrave; con l&amp;rsquo;obiettivo di influenzare l&amp;rsquo;opinione pubblica. Tra questi ve ne sono alcuni che, collegati talvolta a istituzioni e ambienti laici, non esitano a presentarsi come difensori dei valori cristiani. &lt;strong&gt;Come all&amp;rsquo;epoca della minaccia babilonese&lt;/strong&gt;, quando Anania annunciava la pace imminente e Geremia che un giogo di ferro sarebbe stato posto sulle nazioni (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 28), &lt;strong&gt;ci troviamo di fronte a parole che veicolano messaggi diversi, senza alcun elemento evidente che possa accreditarne in modo chiaro l&amp;rsquo;autenticit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;. Le pagine dell&amp;rsquo;Antico Testamento ci presentano alcuni criteri per orientarci: l&amp;rsquo;indipendenza dai poteri costituiti, il coraggio di una parola che non cerca di compiacere l&amp;rsquo;ascoltatore o addolcire la gravit&amp;agrave; di una situazione, la coerenza profonda tra quanto pronunciato e quanto vissuto (W&amp;eacute;nin 2004). Sono indicazioni sensate e valide ieri come oggi, ma allo stesso tempo non sufficienti per orientarsi in modo sicuro. D&amp;rsquo;altronde, la necessita di discernere tra le varie voci che si levano costituisce in tante occasioni, soprattutto quelle pi&amp;ugrave; difficili, un passaggio esigente, che non pu&amp;ograve; essere procrastinato o delegato. Questo vale sia per i singoli sia per la collettivit&amp;agrave;, consapevoli che non possiamo discernere rimanendo all&amp;rsquo;esterno delle situazioni come degli spettatori, ma riconoscendo e accettando che siamo parte in causa e che siamo in definitiva sollecitati a prendere posizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Risorse&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Bovati&lt;/span&gt; P. (2008), &lt;em&gt;&amp;laquo;Cos&amp;igrave; parla il Signore&amp;raquo;. Studi sul profetismo biblico&lt;/em&gt;, EDB, Bologna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Bovati&lt;/span&gt; P. &amp;ndash; &lt;span&gt;Basta&lt;/span&gt; P. (2012), &lt;em&gt;&amp;laquo;Ci ha parlato per mezzo dei profeti&amp;raquo;&lt;/em&gt;, Gregorian Biblical Press-San Paolo, Roma-Milano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Mazzolari&lt;/span&gt; P. (1979), &lt;em&gt;Il coraggio del &amp;ldquo;confronto&amp;rdquo; e del &amp;ldquo;dialogo&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, a cura di Piazza P., EDB, Bologna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Rizzi&lt;/span&gt; A. (1981), &amp;laquo;Il cuore violento&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Servitium&lt;/em&gt;, 18, 5-16.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Ska&lt;/span&gt; J.-L. (2017), &amp;laquo;La forza dei profeti per risvegliare le coscienze&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Vita e Pensiero&lt;/em&gt;, 5, 33-39.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;W&amp;eacute;nin&lt;/span&gt; A. (2004), &amp;laquo;M&amp;eacute;fiez-vous des faux proph&amp;egrave;tes&amp;raquo;, in &lt;em&gt;&amp;Eacute;tudes&lt;/em&gt;, 3, 351-360. &lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#68565</guid><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Verso un orizzonte postcapitalista</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/verso-un-orizzonte-postcapitalista/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69429.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il 6 giugno 2026 la citt&amp;agrave; di Verona ha ospitato &lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/agenda/postcapitalismo-e-pace-un-nuovo-orizzonte/"&gt;&amp;ldquo;Postcapitalismo e pace: un nuovo orizzonte&amp;rdquo;&lt;/a&gt;, una giornata di tavole rotonde, confronti e dialoghi per immaginare un futuro diverso e possibile a partire dal quaderno di Cristianisme i Just&amp;iacute;cia &amp;ldquo;&lt;a href="https://www.cristianismeijusticia.net/sites/www.cristianismeijusticia.net/files/2026-05/POSTCAPITALISMO_ITA.pdf"&gt;Verso il postcapitalismo&amp;rdquo;&lt;/a&gt;, a cura del sociologo spagnolo Rafael D&amp;iacute;az Salazar. L'appuntamento veronese (la registrazione &amp;egrave; disponibile su &lt;a href="https://youtu.be/nRa-he5lVlY?si=i4bpQtWGjxjUJhEM"&gt;YouTube&lt;/a&gt;) promosso da Aggiornamenti Sociali &amp;ndash; in collaborazione con i comboniani, Cristianisme i Just&amp;iacute;cia e ACLI &amp;ndash; ha rinnovato l'impegno del nostro centro studi per la costruzione di alternative all'attuale sistema economico e sociale (alcune di esse descritte dal direttore Giuseppe Riggio nell'&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/alternative-possibili-al-disordine-mondiale/"&gt;editoriale di aprile 2026&lt;/a&gt;). Il passaggio al postcapitalismo richiede un'azione culturale collettiva e trasversale, uno sguardo capace di unire voci e tradizioni diverse. Di seguito proponiamo l'intervento del Vescovo di Verona mons. Domenico Pompili, che aprendo i lavori della giornata del 6 giugno ha messo in evidenza non solo l'importanza di nuove prospettive, ma anche la necessit&amp;agrave; di riscoprire storie generative, come quella di Madeleine Delbr&amp;ecirc;l.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo qui a Verona non per caso. Raccogliamo i fili di Arena di Pace e in particolare del processo avviato nel 2024, che ha generato una rete di relazioni, di pratiche, di collaborazioni tra movimenti sociali, organizzazioni cristiane e attori impegnati nella giustizia e nella nonviolenza. &amp;Egrave; da quel tipo di energia e di passione, che nasce il dialogo di oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; per&amp;ograve; un secondo motivo per cui Verona &amp;egrave; la sede giusta. Oggi presentiamo per la prima volta in Italia la traduzione del quaderno &lt;em&gt;Verso il Postcapitalismo &lt;/em&gt;di Rafael D&amp;iacute;az-Salazar, pubblicato dal centro studi Cristianisme i Just&amp;iacute;cia di Barcellona. Che questo lancio avvenga qui, in una citt&amp;agrave; che ha gi&amp;agrave; dimostrato di saper tenere insieme spiritualit&amp;agrave;, impegno politico e cura della Terra, non &amp;egrave; un dettaglio logistico. &amp;Egrave; una scelta di senso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La domanda che ci muove &amp;egrave; semplice e difficile insieme: come immaginare e costruire un orizzonte postcapitalista capace di generare pace, giustizia sociale e cura della Terra?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Il concetto: cosa significa &amp;ldquo;postcapitalismo&amp;rdquo;&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Vale la pena fermarsi un momento sulla parola stessa, perch&amp;eacute; non &amp;egrave; neutra. Tutte le parole che iniziano con il prefisso &amp;ldquo;post&amp;rdquo; portano in s&amp;eacute; un doppio legame: da un lato indicano un superamento, dall&amp;rsquo;altro rivelano una provenienza, un legame che non si pu&amp;ograve; tagliare in modo drastico, perch&amp;eacute; occorre avviare un processo e alcune mediazioni. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dire &amp;ldquo;postcapitalismo&amp;rdquo; significa affermare con chiarezza che il capitalismo non pu&amp;ograve; essere il nostro futuro, perch&amp;eacute; il prezzo che ci richiede &amp;egrave; un futuro di ingiustizia verso i popoli deboli, di conflitti che diventano guerre crudeli, di contraddizioni insanabili tra diritti riconosciuti e dignit&amp;agrave; calpestate, di catastrofe ambientale. Ma significa anche riconoscere che veniamo dal capitalismo, che siamo dentro quella storia, e che la transizione non pu&amp;ograve; essere n&amp;eacute; un salto nel vuoto n&amp;eacute; una rivoluzione per decreto, stabilita dall&amp;rsquo;alto. Il postcapitalismo si presenta allora come un cammino iniziato, fatto di pratiche concrete, di economie alternative, di comunit&amp;agrave; che stanno gi&amp;agrave; vivendo diversamente. Il compito di oggi &amp;egrave; riconoscere questi germogli, nominarli, collegarli tra loro, affinch&amp;eacute; il futuro possa essere di pace e di giustizia condivisa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Una diagnosi condivisa come punto di partenza&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Il quaderno di D&amp;iacute;az-Salazar non chiede a nessuno di rinunciare alla propria identit&amp;agrave; religiosa, politica, culturale, morale. Chiede qualcosa di pi&amp;ugrave; impegnativo e pi&amp;ugrave; prezioso: dialogare senza snaturarsi nel nome di ci&amp;ograve; che ci unisce, vale a dire la speranza in un mondo come casa comune, con un&amp;rsquo;economia della vita e non della morte, con una giustizia sociale dove davvero gli ultimi diventano i primi. Il presupposto &amp;egrave; che, al di l&amp;agrave; delle differenze di ispirazione religiosa, filosofica o politica, possiamo condividere una diagnosi: questo sistema economico produce ingiustizia strutturale, distrugge gli ecosistemi e genera guerre. &amp;laquo;Questa economia uccide&amp;raquo; afferma Francesco nella &lt;em&gt;Evangelii gaudium&lt;/em&gt;, ma sono parole che potrebbero essere di Gramsci, di Rosa Luxemburg, di Simone Weil e di tutte le persone che sognano un mondo non competitivo, che non sacrifica le vite ma le custodisce e le promuove. La convergenza non nasce dalla dottrina. Nasce dalla realt&amp;agrave; che ci sta davanti e che abitiamo insieme. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le voci di chi siede a questo tavolo sono volutamente plurali: marxisti ed ecosocialisti non religiosi, cristiani che si riconoscono anche nel pensiero socialista, movimenti per i beni comuni, femministe cristiane e non religiose, pacifisti, sindacalisti, ecologisti (sottolineiamo che qui le donne non compaiono come categoria laterale, ma come soggetti del dialogo alla pari, il che non &amp;egrave; scontato n&amp;eacute; a sinistra n&amp;eacute; in Chiesa). Questo dialogo ha radici pi&amp;ugrave; profonde di quanto a volte ricordiamo nel cristianesimo. &lt;br /&gt;
Sul piano biblico, la critica dei profeti ai ricchi e il loro sbilanciamento radicale verso i poveri sono uno dei fili conduttori di tutta la Scrittura. Gli insegnamenti di Ges&amp;ugrave; a favore delle vite emarginate, la sua critica esplicita al denaro come idolo, le beatitudini come programma politico rovesciato non sono un complemento spirituale all&amp;rsquo;impegno sociale. Ne sono il fondamento. Come scrive Francesco in &lt;em&gt;Fratelli tutti&lt;/em&gt;: &amp;laquo;&amp;Egrave; possibile accettare la sfida di sognare e di pensare a un&amp;rsquo;altra umanit&amp;agrave;&amp;raquo; (127), ma solo se si &amp;egrave; disposti a entrare in una logica diversa, che non suona come fantasia solo a chi ha gi&amp;agrave; cominciato a viverla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Un filo storico: Madeleine Delbr&amp;ecirc;l, da Ivry a noi&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Potremmo allora soffermarci su una figura che non appartiene ai manuali di teologia politica, ma che &amp;egrave; citata nell&amp;rsquo;introduzione al Quaderno da cui prende le mosse questo dialogo: Madeleine Delbr&amp;ecirc;l.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class="blockquote3"&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Madeleine Delbr&amp;ecirc;l (Mussidan, 24 ottobre 1904 Ivry, 13 ottobre 1964), figlia unica, crebbe in un ambiente non convenzionale a causa della salute fragile e dei frequenti traslochi legati al lavoro del padre, ferroviere. Sebbene avesse vissuto una fede fervida da bambina, l'influenza dei colti amici intellettuali non credenti del padre la port&amp;ograve; a dichiararsi atea a 17 anni, ma l&amp;rsquo;ingresso nei domenicani nel 1925 del ragazzo con cui era fidanzata e l&amp;rsquo;incontro con alcuni amici cristiani la portarono ad aprirsi di nuovo alla possibilit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;esistenza di Dio.
&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nel 1926 avvenne la sua folgorante conversione: l'incontro profondo con il Vangelo trasform&amp;ograve; radicalmente la sua vita, portandola a scegliere la preghiera e il rapporto con un Dio vivo. Nel 1933, dopo aver conseguito il diploma di infermiera e assistente sociale, decise di trasferirsi stabilmente insieme ad alcune compagne a Ivry-sur-Seine, nella periferia di Parigi fortemente marxista, con l'obiettivo di vivere il Vangelo e servire la classe operaia.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;
Qui si prodig&amp;ograve; nel servizio sociale, sia privato sia pubblico, guadagnandosi il rispetto di amministratori di ogni orientamento politico. Nonostante la stretta collaborazione quotidiana con l'ambiente circostante, seppe resistere alla "tentazione marxista", agendo sempre mossa dall'amore per Cristo e da una profonda fedelt&amp;agrave; alla Chiesa e al Papa. Questa forte comunione ecclesiale la spinse a recarsi in pellegrinaggio a Roma nel 1952 e nel 1953 per intercedere a favore del rinnovamento missionario francese e dei preti operai in crisi.
&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Negli ultimi anni di vita estese il raggio d'azione della sua comunit&amp;agrave; aprendo una fraternit&amp;agrave; in Costa d'Avorio nel 1961. L'anno successivo, in vista del Concilio Vaticano II, offr&amp;igrave; un importante contributo scientifico ed ecclesiale con un dossier su ateismo ed evangelizzazione. Si spense improvvisamente nella sua casa di Ivry il 13 ottobre 1964. Per la straordinariet&amp;agrave; della sua testimonianza, nel 1996 &amp;egrave; stata dichiarata Serva di Dio.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Nel 1933 &amp;ndash; anno in cui Hitler sale al potere in Germania, mentre l&amp;rsquo;Europa si avvia verso il buio &amp;ndash; Madeleine Delbr&amp;ecirc;l arriva a Ivry, periferia operaia di Parigi. Con lei ci sono H&amp;eacute;l&amp;egrave;ne Manuel e Suzanne Lacloche. Sono tre donne laiche, non religiose nel senso canonico del termine: nessun voto, nessun abito, nessuna regola di vita codificata. Solo il battesimo come appartenenza sufficiente, e un desiderio evangelico radicale di stare dentro il mondo cos&amp;igrave; com&amp;rsquo;&amp;egrave;, senza protezioni ideologiche.&lt;br /&gt;
Ivry in quegli anni &amp;egrave; governata dal partito comunista. La separazione tra cattolici e marxisti non &amp;egrave; solo ideologica: &amp;egrave; spaziale, quotidiana, capillare. I negozi sono divisi per appartenenza politica: anche dove fare la spesa &amp;egrave; una dichiarazione di campo. Ogni nuovo arrivato deve scegliere da che parte stare. Non esistono zone franche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vale la pena notare che questa storia &amp;egrave; integralmente al femminile, e non per caso. Madeleine, H&amp;eacute;l&amp;egrave;ne e Suzanne sono donne laiche che pretendono riconoscimento da una Chiesa preconciliare impreparata alle novit&amp;agrave;: non suore, non mogli, non operatrici pastorali, non &amp;ndash; come scriver&amp;agrave; Madeleine con ironia tagliente &amp;ndash; &amp;laquo;ombre tremanti dei nostri fratelli uomini&amp;raquo;. La loro postura ecclesiale &amp;egrave; inclassificabile proprio perch&amp;eacute; smentisce la separazione tra mondo religioso e mondo secolare che la Chiesa di allora dava per scontata. E questa posizione di soglia, n&amp;eacute; dentro n&amp;eacute; fuori, n&amp;eacute; laica nel senso borghese n&amp;eacute; religiosa nel senso canonico, &amp;egrave; esattamente ci&amp;ograve; che le rende capaci di stare al crocevia tra marxismo e cattolicesimo senza appartenere a nessuno dei due campi. La prossimit&amp;agrave; radicale che praticano non &amp;egrave; solo una scelta spirituale: &amp;egrave; anche una forma di libert&amp;agrave; conquistata contro le aspettative di tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Madeleine avverte la quotidianit&amp;agrave; come tempo mistico e fa della strada e della sua stessa casa lo spazio di incontri umani affidati al divino. Non &amp;egrave; una mistica di separazione dal mondo, ma di immersione in esso. Lo dice con una semplicit&amp;agrave; che disarma:
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;C&amp;rsquo;&amp;egrave; gente che Dio prende e mette da parte.
&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ma ce n&amp;rsquo;&amp;egrave; altra che egli lascia nella moltitudine, che non ritira dal mondo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;Egrave; gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria, o che vive un&amp;rsquo;ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari. &amp;Egrave; la gente della vita ordinaria. Gente che s&amp;rsquo;incontra in una qualsiasi strada. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi &amp;egrave; per noi il luogo della nostra santit&amp;agrave;. Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perch&amp;eacute; se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe gi&amp;agrave; dato&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Madeleine non sceglie nessuna delle due parti. O meglio: sceglie una terza posizione che non &amp;egrave; neutralit&amp;agrave;, ma prossimit&amp;agrave; radicale a tutti. E questo, in un contesto cos&amp;igrave; polarizzato, &amp;egrave; l&amp;rsquo;atto pi&amp;ugrave; sovversivo possibile.
Appena arrivate a Ivry, le tre donne vengono accolte a sassate e insulti. La gente le vede per quello che sembrano: religiose venute a fare beneficenza, rappresentanti di una Chiesa complice dell&amp;rsquo;ingiustizia. E in parte hanno ragione, le fabbriche di proprietari cristiani non sono diverse dalle altre, impongono gli stessi ritmi impossibili e gli stessi salari da fame, come se il Vangelo non dovesse avere alcun impatto benefico nella storia.&lt;br /&gt;
Madeleine lo riconosce subito, senza difese. Si accorge che il cattolicesimo non &amp;egrave; innocente nel dramma della miseria operaia, e che quella bandiera rossa sul municipio di Ivry &amp;egrave; un richiamo a una responsabilit&amp;agrave; da assumere proprio come cristiana. Non nonostante la fede, ma attraverso di essa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un piccolo episodio che dice tutto. Un giorno porta a una famiglia povera un pacco di vestiti usati. Lo affida a un bambino sulla soglia. Mentre scende le scale, il pacco le viene scaraventato addosso dalla madre: i vestiti non erano stati lavati. Madeleine torna con un mazzo di rose. Non come gesto di buona volont&amp;agrave;, ma come riconoscimento: aveva trattato quella famiglia come destinataria di un&amp;rsquo;assistenza, non come interlocutrice di una relazione. Da quel momento non smette pi&amp;ugrave; di chiedersi se stesse aiutando le persone salvando la loro libert&amp;agrave; e la loro dignit&amp;agrave;, o se ci fosse qualcosa di involontariamente umiliante nelle sue parole e nei suoi gesti.&lt;br /&gt;
&amp;Egrave; una domanda che dovrebbe abitare chiunque lavori nel campo della prossimit&amp;agrave; e della cura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Col tempo Madeleine sviluppa una lettura dei suoi vicini marxisti che &amp;egrave; teologicamente sorprendente. Non li vede come nemici da convertire, n&amp;eacute; come alleati da strumentalizzare. Li riconosce come testimoni di una &amp;ldquo;contro-verit&amp;agrave;&amp;rdquo;: essi negano Dio, ma allo stesso tempo costituiscono la prova vivente della sua esistenza, evidente proprio attraverso la loro generosit&amp;agrave;, i loro sacrifici, la loro capacit&amp;agrave; di accogliere gli altri e di farsene carico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;Se vuoi trovare Dio sappi che &amp;egrave; dappertutto, ma sappi che non &amp;egrave; solo&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E ancora, con una lucidit&amp;agrave; che ancora oggi fa effetto: &lt;em&gt;&amp;laquo;Si pu&amp;ograve; lavorare con chiunque, anche senza condividere le sorgenti della propria ispirazione, perch&amp;eacute; si riesca a spartire il desiderio di salvare l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave; sofferente&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; sincretismo. Non &amp;egrave; relativismo. &amp;Egrave; qualcosa di pi&amp;ugrave; preciso e pi&amp;ugrave; esigente: la capacit&amp;agrave; di riconoscere nell&amp;rsquo;altro, anche nell&amp;rsquo;altro radicalmente diverso, un desiderio che ti appartiene. E di agire a partire da quel riconoscimento, senza aspettare che le visioni si accordino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; un&amp;rsquo;immagine che Madeleine usa per descrivere la propria spiritualit&amp;agrave;, e che trovo straordinariamente utile anche per descrivere il tipo di impegno politico a cui siamo chiamati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;Tu ci hai scelto per essere in un equilibrio strano. / Un equilibrio che non pu&amp;ograve; stabilirsi n&amp;eacute; tenersi / se non in movimento, / se non in uno slancio. / Un po&amp;rsquo; come in bicicletta che non sta su senza girare, / una bicicletta che resta appoggiata contro un muro / finch&amp;eacute; qualcuno non la inforca / per farla correre veloce sulla strada&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La bicicletta appoggiata al muro non &amp;egrave; una bicicletta: &amp;egrave; un oggetto. Diventa ci&amp;ograve; che &amp;egrave; solo nel movimento. La spiritualit&amp;agrave; di Madeleine &amp;mdash; e il tipo di impegno politico che questa giornata ci chiede &amp;mdash; non reggono nella staticit&amp;agrave; delle posizioni, nella difesa delle identit&amp;agrave;, nella purezza dei principi non contaminati dal contatto con la realt&amp;agrave;. Reggono solo nel movimento, nella relazione, nello slancio verso l&amp;rsquo;altro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il postcapitalismo come progetto non &amp;egrave; diverso: non si costruisce nei convegni, ma nelle pratiche. Non si afferma nelle dichiarazioni di principio, ma nei legami che si tessono tra soggetti diversi che condividono un desiderio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;L&amp;rsquo;eredit&amp;agrave; di Madeleine, da Ivry a Verona, oggi&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Madeleine muore il 13 ottobre 1964, mentre il Concilio Vaticano II &amp;egrave; in corso &amp;mdash; e lei stessa vi aveva contribuito portando la sua conoscenza profonda dell&amp;rsquo;ateismo. Il suo sguardo finale non &amp;egrave; di rimpianto, ma di allarme profetico:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;laquo;Un pericolo maggiore si avvicina alla Chiesa senza far rumore. Il pericolo di un tempo, di un mondo, nel quale Dio non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; negato, n&amp;eacute; espulso, ma escluso, dove sar&amp;agrave; inconcepibile&amp;raquo;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
Non teme il marxismo. Teme lo spegnimento del desiderio di spiritualit&amp;agrave;, il mondo in cui non si nega Dio ma semplicemente non lo si cerca pi&amp;ugrave;, perch&amp;eacute; non c&amp;rsquo;&amp;egrave; pi&amp;ugrave; spazio interiore per una domanda cos&amp;igrave; radicale.
Tra le sue carte, un biglietto per le amiche: &amp;laquo;Vi lascio un parere: non sia il mio ricordo a farvelo seguire... Poich&amp;eacute; il mio augurio &amp;egrave; che voi siate veramente libere&amp;raquo;.
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Libere: non libere da qualcosa, ma libere per qualcosa. Per stare sulla strada, per tenere aperta la casa, per fare della prossimit&amp;agrave; una forma di giustizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; questa, mi sembra, la lezione di Ivry per noi oggi a Verona: che il dialogo tra tradizioni diverse non &amp;egrave; una concessione strategica, ma una necessit&amp;agrave; spirituale e politica insieme. Che si costruisce non a partire dalle teorie, ma dai corpi che abitano gli stessi spazi, che si fanno carico degli stessi problemi, che scoprono nel contatto con l&amp;rsquo;altro una verit&amp;agrave; che da soli non avrebbero raggiunto.&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69429</guid><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Sanzioni economiche o sanzioni contro la salute?</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/sanzioni-economiche-o-sanzioni-contro-la-salute/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69413.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Raffaella RAVINETTO</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69413</guid><pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Sanzioni economiche o sanzioni contro la salute?</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/sanzioni-economiche-o-sanzioni-contro-la-salute/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69413.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;L&amp;rsquo;effettivo accesso ai farmaci essenziali costituisce uno dei fattori fondamentali
per l&amp;rsquo;adeguata tutela del diritto alla salute, che &amp;egrave; previsto
da numerosi testi giuridici, a partire dall&amp;rsquo;art. 25 della &lt;em&gt;Dichiarazione
universale dei diritti umani&lt;/em&gt; delle Nazioni Unite (cfr citazione a
p. seguente) e dall&amp;rsquo;art. 32 della nostra Costituzione. Ma frequentemente
questo non accade, come dimostrano i numerosi casi in cui il costo dei
farmaci &amp;egrave; talmente elevato da non poter essere sostenuto, dal sistema
sanitario o dai singoli pazienti, nei Paesi a reddito medio-basso. A livello
internazionale vi sono ulteriori fattori che pregiudicano un&amp;rsquo;effettiva
tutela della salute delle persone, tra cui le ripercussioni indirette sul sistema
farmaceutico determinate dall&amp;rsquo;adozione di sanzioni internazionali
contro Stati e organizzazioni ritenuti colpevoli di aver violato il diritto
internazionale o di minare il rispetto dei diritti umani. Ci concentreremo
su questo tema dopo aver delineato un quadro generale della questione
dell&amp;rsquo;accesso globale ai farmaci. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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sconfitta di Viktor Orb&amp;aacute;n e del suo partito Fidesz, ponendo fine al
cosiddetto sistema di cooperazione nazionale (in ungherese NER:
&lt;em&gt;Nemzeti Egy&amp;uuml;ttműk&amp;ouml;d&amp;eacute;s Rendszere&lt;/em&gt;), instauratosi nel 2010 e divenuto negli
anni sinonimo dello strapotere di una forza politica in ogni ambito della
vita pubblica, dall&amp;rsquo;istruzione, all&amp;rsquo;imprenditoria, alla cultura. L&amp;rsquo;affermazione
elettorale di TISZA (Tisztelet &amp;eacute;s Szabads&amp;aacute;g P&amp;aacute;rt, Partito del rispetto e
della libert&amp;agrave;) &amp;egrave; stata netta: &lt;strong&gt;mai prima d&amp;rsquo;ora un partito in Ungheria aveva
ricevuto cos&amp;igrave; tanti voti, ottenendo 141 seggi sui 199 dell&amp;rsquo;Assemblea
nazionale&lt;/strong&gt;, assicurandosi cos&amp;igrave; una maggioranza superiore ai due terzi, che
tra l&amp;rsquo;altro garantisce al nuovo Governo la possibilit&amp;agrave; di modificare la Costituzione
del Paese. Anche l&amp;rsquo;affluenza quasi dell&amp;rsquo;80% &amp;egrave; un record per le
elezioni ungheresi dal 1989, anno del ritorno alla democrazia. Questo dato, sommato alla vittoria schiacciante di TISZA, ha dimostrato una netta
voglia di cambiamento sistemico e una domanda sociale per un rinnovamento
della democrazia, ridisegnando completamente la mappa politica
ungherese. Si tratta, inoltre, di un evento ancor pi&amp;ugrave; sorprendente, perch&amp;eacute;
&lt;strong&gt;l&amp;rsquo;avvicendamento politico &amp;egrave; avvenuto all&amp;rsquo;interno dello stesso impianto
istituzionale che Fidesz aveva a lungo usato per consolidare il proprio
dominio&lt;/strong&gt; &amp;laquo;truccando il sistema&amp;raquo; (Tan&amp;aacute;cs-Mand&amp;aacute;k e Horv&amp;aacute;th 2025).
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci troviamo di fronte a un passaggio storico. Non solo per la sconfitta
del &amp;laquo;campo di forza centrale della politica&amp;raquo;, per riprendere le parole
di Orb&amp;aacute;n, che ha dominato la vita politica ungherese negli ultimi sedici
anni (Boz&amp;oacute;ki e Benedek 2024, 27), ma anche per la rapida ascesa di
TISZA, che in appena due anni &amp;egrave; divenuto il partito politico principale:
un evento inedito nella politica ungherese. &amp;Egrave; inoltre importante rilevare
che anche l&amp;rsquo;opposizione attraversa una totale riorganizzazione: i precedenti
partiti di minoranza (ad esempio, la Coalizione democratica, il Movimento
Momentum o il Partito socialista ungherese, che &amp;egrave; il successore del Partito
comunista al governo durante la Guerra fredda) non hanno ottenuto
alcun seggio in Parlamento. &lt;strong&gt;TISZA non ha mobilitato solamente gli
elettori dell&amp;rsquo;opposizione, ma anche ex sostenitori di Fidesz e indecisi&lt;/strong&gt;,
un&amp;rsquo;impresa che nessuna forza di opposizione era riuscita a compiere finora.
Infine, il risultato di questa elezione &amp;egrave; stato eccezionale anche perch&amp;eacute;
P&amp;eacute;ter Magyar, il leader di TISZA, &amp;egrave; stato probabilmente il primo politico
ungherese a organizzare cos&amp;igrave; tanti incontri pubblici in provincia in poco
meno di due anni, trascorrendo molto tempo nelle zone rurali, evitando
Budapest e, soprattutto, i viaggi internazionali. Sebbene la sua campagna
elettorale enfatizzasse temi classici dell&amp;rsquo;opposizione come la trasparenza, la
lotta alla corruzione e la democratizzazione delle istituzioni, di cui Fidesz
aveva preso il controllo (ad esempio, la Corte costituzionale e la Corte
suprema), la differenza in questa occasione &amp;egrave; stata nel modo credibile con
cui sono stati presentati, ricorrendo direttamente ai social media. [continua]
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;p&gt;L&amp;rsquo;incontro, che si ripete annualmente, ha di solito un carattere prettamente tecnico e ha lo scopo di definire l&amp;rsquo;agenda dei lavori della COP. &lt;strong&gt;Le dinamiche e le tensioni che sono emerse a Bonn, tuttavia, mostrano che siamo in una fase di forte politicizzazione dei negoziati sul clima&lt;/strong&gt;, connotata dalla polarizzazione in blocchi, trasversale a tutti i tavoli negoziali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; riapparsa infatti la frattura, gi&amp;agrave; evidente nelle COP degli ultimi anni, tra i Paesi industrializzati, portatori di visioni pi&amp;ugrave; ambiziose in tema di mitigazione del cambiamento climatico, ma regolarmente accusati di non tenere fede ai propri impegni di cooperazione finanziaria, e i Paesi in via di sviluppo che, conseguentemente, rifiutano di assumere nuovi impegni per ridurre le emissioni di gas serra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La prima vittima di questa polarizzazione &amp;egrave; stato il Global Goal on Adaptation&lt;/strong&gt;, un dispositivo dell&amp;rsquo;Accordo di Parigi sull&amp;rsquo;adattamento dei territori alle conseguenze del cambiamento climatico: si &amp;egrave; discusso a lungo della creazione di un gruppo di lavoro dedicato, se dovesse trattarsi di un organo pi&amp;ugrave; tecnico o pi&amp;ugrave; politico, o di un ibrido tra i due. Il negoziato sulla task force, trascinato fino a gioved&amp;igrave; sera, &amp;egrave; infine naufragato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sempre sul fronte dell&amp;rsquo;adattamento, la questione finanziaria &amp;egrave; ritornata al centro&lt;/strong&gt;. &lt;a href="https://www.unep.org/resources/adaptation-gap-report-2025"&gt;Secondo questo rapporto dello United Nation Environment Programme&lt;/a&gt;, per adattarsi ai cambiamenti climatici i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di una somma compresa tra 310 e 365 miliardi di dollari all&amp;rsquo;anno entro il 2035. Nel 2023, i fondi internazionali pubblici mobilitati a questo scopo sono stati 26 miliardi, tra prestiti e contributi a fondo perduto. A Bonn si &amp;egrave; prodotta una spaccatura tra i Paesi in via di sviluppo, che vogliono includere il pacchetto finanziario nel Global Goal on Adaptation, e i Paesi pi&amp;ugrave; ricchi, che si oppongono. Si &amp;egrave; arrivati quindi a uno stallo: come &amp;egrave; possibile pianificare l&amp;rsquo;adattamento senza certezze sui mezzi finanziari per realizzarlo? Inoltre, la finanza per l&amp;rsquo;adattamento &amp;egrave; una quota del Nuovo Obiettivo Quantitativo Collettivo (&lt;em&gt;New Collective Quantified Goal, NCQG&lt;/em&gt;), il pacchetto per la finanza climatica che &amp;egrave; stato adottato alla COP29 di Baku nel 2024. Quanto &amp;egrave; credibile questo impegno, se a due anni di distanza &amp;egrave; ancora oggetto di dibattiti?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In materia di giusta transizione, lo scenario &amp;egrave; ambivalente. Da un lato, il Programma di lavoro per la giusta transizione (United Arab Emirates Just Transition Work Programme) ha compiuto un passo in avanti: &amp;egrave; stato approvato un testo con un importante allegato che contiene i &amp;ldquo;termini di riferimento&amp;rdquo;, ossia i criteri per misurare lo stato di avanzamento degli obiettivi del programma e le fonti di informazioni per la revisione. Invece, si &amp;egrave; arenata la discussione sul Meccanismo di giusta transizione approvato alla COP30 di Bel&amp;eacute;m, anche a causa della frattura tra i Paesi che vorrebbero farne uno strumento per accelerare l&amp;rsquo;uscita dai combustibili fossili e quelli che vogliono proprio evitare questo risultato. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Veniamo quindi al &lt;strong&gt;Global Stocktake, l&amp;rsquo;inventario globale delle emissioni di gas serra&lt;/strong&gt;. A Bonn si &amp;egrave; concluso il primo capitolo del dialogo avviato alla COP28 di Dubai (2023), che ha l&amp;rsquo;obiettivo di allineare gli obiettivi climatici nazionali (&lt;em&gt;Nationally Determined Contributions, NDC&lt;/em&gt;) all&amp;rsquo;inventario delle emissioni. Semplificando, si tratta di verificare che gli obiettivi e le strategie per azzerare le emissioni di gas serra siano commisurati a quelle di ogni Paese. La buona notizia &amp;egrave; che il 90% degli NDC presentati nel periodo 2024-2026 fa riferimento al Global Stocktake, la cattiva &amp;egrave; che mancano all&amp;rsquo;appello ancora 53 NDC su 198, sebbene la scadenza per presentarli fosse febbraio 2025. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sulla finanza climatica&lt;/strong&gt;, &lt;a href="https://www.italiaclima.org/negoziati-intermedi-sul-clima-bonn-2026-analisi-italian-climate-network/"&gt;il quadro &amp;egrave; particolarmente conflittuale e incerto&lt;/a&gt;. Bonn &amp;egrave; stato il primo banco di prova del programma di lavoro sulla finanza istituito dalla deliberazione detta Global Mutirao della COP30, che tuttavia non riflette l&amp;rsquo;unanimit&amp;agrave; degli Stati presenti alla COP. Di nuovo, la frattura &amp;egrave; emersa tra il G77 pi&amp;ugrave; la Cina e i Paesi industrializzati. Il primo gruppo vuole rinegoziare il piano, basandolo su una guida politica affidata agli Stati e non su una guida tecnica, e rifiuta di considerare avviati i lavori. I secondi ritengono che la struttura del programma vada bene cos&amp;igrave; com&amp;rsquo;&amp;egrave;, che gli incontri svolti a Bonn facciano parte del lavoro di attuazione e che il processo debba concludersi entro la COP32 (2027). Dietro questa disputa procedurale c'&amp;egrave; una questione politica: i Paesi in via di sviluppo vogliono mantenere aperto il negoziato e aumentare la pressione sui Paesi ricchi; questi ultimi preferiscono un percorso pi&amp;ugrave; limitato e con una scadenza certa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il processo negoziale, evidentemente, sta procedendo con eccessiva lentezza. &amp;Egrave; il massimo che possiamo aspettarci in un momento di crisi del multilateralismo, disprezzo del diritto internazionale, riarmo e autoritarismi rampanti? La tentazione &amp;egrave; perdere ambizione e accontentarsi che il processo esista ancora e non sia stato affossato. Il rimedio &amp;egrave; mettere al centro il punto di vista di chi rischia di non sopravvivere alla crisi climatica. &amp;laquo;Alcuni di noi &amp;ndash; &lt;a href="https://www.climatechangenews.com/2026/06/18/bonn-climate-talks-end-in-gridlock-on-adaptation-and-emissions-cutting-work/"&gt;ha dichiarato in chiusura il delegato delle Isole Fiji&lt;/a&gt;, commentando lo stallo sull&amp;rsquo;adattamento &amp;ndash; affronteranno viaggi di oltre trenta ore per tornare a casa per riferire che una delle questioni fondamentali su cui cercavamo progressi qui per i Paesi vulnerabili &amp;egrave; bloccata, proprio nel momento in cui abbiamo pi&amp;ugrave; bisogno di guida e risultati. Se si aggiunge che abbiamo superato i 1,5&amp;deg;C di riscaldamento globale e che la scienza &amp;egrave; sotto attacco, questo &amp;egrave; altro sale sulle nostre ferite&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69432</guid><pubDate>Sun, 21 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>«Prima l’Egitto!». Un’alternativa al modello faraonico</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/prima-legitto-unalternativa-al-modello-faraonico/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69412.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Maurizio TEANI</author><category>Bibbia aperta</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69412</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>«Prima l’Egitto!». Un’alternativa al modello faraonico</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/prima-legitto-unalternativa-al-modello-faraonico/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69412.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Il modello faraonico &amp;egrave; quello che teorizza che il bene &amp;egrave; il bene degli egiziani (e ultimamente del faraone stesso), in funzione del quale tutti gli altri devono prodigarsi. Il motto del faraone &amp;egrave;: &amp;ldquo;Prima l&amp;rsquo;Egitto&amp;rdquo; (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,8-11). E ci&amp;ograve; vuol dire: prima e solo l&amp;rsquo;Egitto. &lt;span&gt;Ma il Dio di Israele &amp;egrave; promotore di un radicale mutamento di &lt;/span&gt;&lt;span&gt;prospettiva&lt;/span&gt;&lt;span&gt;,&lt;/span&gt; quando fa emergere il diritto primario degli stranieri, degli oppressi, degli sfruttati, degli ultimi, in favore dei quali il sistema dovrebbe operare (&lt;em&gt;Isaia&lt;/em&gt; 11,4; &lt;em&gt;Salmo &lt;/em&gt;72,1-4), cos&amp;igrave; da essere davvero la suprema manifestazione dello Spirito, perch&amp;eacute; promotore di giustizia e di misericordia. &lt;br /&gt;
&lt;span&gt;Il &amp;ldquo;grande&amp;rdquo;, cio&amp;egrave; il dotto, il ricco, il potente deve dunque diventare servitore&lt;/span&gt;, prodigarsi per il bene dei piccoli (&lt;em&gt;Matteo&lt;/em&gt; 20,24-28). Prima gli altri, prima gli ultimi (&lt;em&gt;Matteo&lt;/em&gt; 20,8.16): questo &amp;egrave; il linguaggio evangelico dello Spirito&amp;raquo; (Bovati 2020, 81). Il motto del faraone risuona anche oggi in molti modi e in molte parti del mondo, ispirando le scelte di chi ha responsabilit&amp;agrave; in ambito sociopolitico. &lt;strong&gt;Il primato della propria nazione viene sbandierato come via sicura per garantire un futuro di benessere e tranquillit&amp;agrave;. &amp;Egrave; un tragico inganno, che le Scritture ebraico-cristiane smascherano&lt;/strong&gt;, mostrando come sia foriero di disgregazione a livello interpersonale e sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La politica miope del faraone&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del libro dell&amp;rsquo;&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; viene descritta la condizione degli israeliti in Egitto, curvi sotto il peso di estenuanti lavori forzati (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,11). La loro vita &amp;egrave; resa &lt;span&gt;amara&lt;/span&gt; dalla politica oppressiva del faraone (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,14). Ossessionato dal timore che la crescita di questi immigrati finisca per costituire una minaccia per l&amp;rsquo;Egitto, arriva al punto di mettere in atto una sorta di pulizia etnica. Impone l&amp;rsquo;eliminazione dei neonati ebrei maschi, dando ordine alle levatrici di non lasciarne in vita nessuno (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,15).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella presentazione della vicenda compare un&amp;rsquo;annotazione a prima vista marginale: &lt;span&gt;Allora sorse sull&amp;rsquo;Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,8). Il riferimento &amp;egrave; a Ramses II (1290-1224 circa), il potente faraone che attuer&amp;agrave; un radicale cambiamento di politica rispetto al tempo di Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, che fu portato in Egitto dopo essere stato venduto dai fratelli a mercanti madianiti, ottenendo la carica di governatore (&lt;em&gt;Genesi&lt;/em&gt; 37-50). Questi, infatti, grazie alla sua sapienza, aveva permesso a egiziani e israeliti di superare la crisi dovuta a una prolungata carestia. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;affermazione secondo cui Ramses II non aveva conosciuto Giuseppe evidenzia un fattore che influir&amp;agrave; in maniera decisiva sulle sue scelte di governo. &lt;strong&gt;Il &lt;em&gt;nuovo re&lt;/em&gt; non conserva memoria alcuna della convivenza tra egiziani ed ebrei, seguita alla venuta di Giuseppe in Egitto&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;Non sa nulla di come i due popoli, almeno per un certo tempo e pur in condizioni differenti, fossero riusciti a trovare un modo di convivere pacificamente sullo stesso territorio e in modo vantaggioso per entrambi. Non essendo consapevole di questa esperienza passata, Ramses II pensa che la riduzione drastica della presenza degli israeliti in Egitto costituisca l&amp;rsquo;unica via per garantire sicurezza e benessere alla sua gente, oltre al proprio potere. Sono questi i valori che ai suoi occhi vengono prima di tutto, ma che trascineranno la nazione verso il disastro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Un modello ricorrente&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il modello faraonico si ripresenta ogni volta che chi dispone di una qualche forma di potere pretende di assoggettare tutto e tutti ai propri sogni di grandezza&lt;/strong&gt;. Emblematica &amp;egrave; la vicenda di Babilonia che, sicura di essere regina per sempre, ripete: &lt;em&gt;Io e nessun altro!&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Isaia &lt;/em&gt;47,8.10). Il che equivale a dire: &amp;laquo;Prima di tutto io e solo io!&amp;raquo;. Molto tempo prima il profeta Sofonia aveva denunciato come tale presuntuosa affermazione fosse risuonata sulle labbra di Ninive, la capitale del temibile impero assiro: &lt;strong&gt;Questa &amp;egrave; la citt&amp;agrave; gaudente, che se ne stava sicura e pensava: &amp;ldquo;Io e nessun altro!&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Sofonia&lt;/em&gt; 2,15; cfr &lt;em&gt;Siracide&lt;/em&gt; 36,12). Non si pensi che Israele sia stato esente dalla logica imperante a Ninive e a Babilonia. Gi&amp;agrave; nell&amp;rsquo;VIII secolo il profeta Amos aveva preso di mira quanti in Israele &amp;laquo;si credono i primi&amp;raquo; (Bovati e Meynet 1995, 222-226). Nell&amp;rsquo;oracolo di &lt;em&gt;Amos &lt;/em&gt;6,1-7 il profeta si rivolge a coloro che risiedono a Samaria, la capitale del regno di Israele. Verosimilmente si tratta dei dirigenti del regno, i quali si sentono sicuri e protetti grazie alla forza economica e militare della nazione. Si vantano di essere l&amp;rsquo;&amp;eacute;lite della &lt;em&gt;prima tra le nazioni&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Amos&lt;/em&gt; 6,1b). Emerge qui con chiarezza come &lt;strong&gt;sia la ricerca spasmodica del primato a monopolizzare l&amp;rsquo;attenzione dei potenti&lt;/strong&gt;. Al fine di garantire la loro condizione di privilegio &amp;ndash; continua Amos &amp;ndash; finiscono per imporre l&amp;rsquo;impero della violenza. In altre parole, &lt;strong&gt;la loro sicurezza &amp;egrave; basata sull&amp;rsquo;oppressione della gente&lt;/strong&gt;. Sono tutti intenti a godersi la vita, preoccupati unicamente del loro star bene, senza darsi minimamente pensiero della condizione miserevole di tanti (&lt;em&gt;Amos&lt;/em&gt; 6,4-6). Il seguito degli eventi mostrer&amp;agrave; l&amp;rsquo;inganno di tale stile di vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I testi profetici citati ci mettono di fronte a un potere arrogante, incapace di riconoscere il futuro rovinoso verso cui si sta avviando. Arriva il momento in cui Sofonia constata che Ninive &lt;span&gt;&amp;egrave; diventata un deserto&lt;/span&gt;. Di fronte a tale desolante spettacolo, &lt;span&gt;chiunque le passa vicino fischia di scherno e agita la mano&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Sofonia&lt;/em&gt; 2,15b), due gesti di oltraggioso disprezzo verso chi &amp;egrave; stato travolto dalle proprie scelte dissennate (cfr &lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 19,8; 49,17; &lt;em&gt;Naum&lt;/em&gt; 3,19). Isaia, da parte sua, descrive la tragica sorte che attende Babilonia (&lt;em&gt;Isaia&lt;/em&gt; 47,9-15): il suo impero cadr&amp;agrave; e rester&amp;agrave; senza speranza di futuro. A nulla serviranno i suoi numerosi maghi e astrologi, che non l&amp;rsquo;aiuteranno a riconoscere la catastrofe incombente. Quando gli eventi precipiteranno, ognuno penser&amp;agrave; a se stesso, cercher&amp;agrave; di mettersi in salvo abbandonando Babilonia al suo destino (&lt;em&gt;Isaia&lt;/em&gt; 47,15). Anche Amos sgombra il terreno da ogni illusione. Afferma senza esitazione che i notabili di Samaria saranno i primi a provare l&amp;rsquo;umiliazione della deportazione (&lt;em&gt;Amos&lt;/em&gt; 6,7).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Resistere al modello faraonico&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non siamo condannati a seguire ineluttabilmente il modello faraonico, nonostante si riproponga continuamente nella storia&lt;/strong&gt;. Lo ricorda il testo dell&amp;rsquo;&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; richiamato sopra, quando descrive la scelta delle levatrici di disobbedire al diktat dell&amp;rsquo;uomo pi&amp;ugrave; potente del tempo (cfr Bruni 2015, 23-29). Esse trovano la forza di resistere ai piani del faraone, che aveva loro ordinato di uccidere ogni figlio maschio degli ebrei, facendo leva sul timore di Dio (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 1,17), cio&amp;egrave; sul rispetto profondo verso l&amp;rsquo;origine della vita. Essendo in tal modo divenute benedizione per chi era esposto alla minaccia di morte, saranno esse stesse benedette (&lt;em&gt;Esodo &lt;/em&gt;1,20-21). Accanto alle levatrici compare sulla scena la madre di Mos&amp;egrave;. Anch&amp;rsquo;ella non si piega a quanto ordinato dal potente di turno. Tiene con s&amp;eacute; il figlio fino a quando, non potendo pi&amp;ugrave; continuare a nasconderlo, lo pone dentro un &lt;span&gt;cestello di papiro&lt;/span&gt; e lo affida alle acque del Nilo (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 2,2-3). Un&amp;rsquo;altra donna, la figlia del faraone, recatasi al fiume per fare il bagno, nota il cestello che scorre sulle acque. Fattolo trarre a riva, scopre che in esso si trova un bambino ebreo. Decide di adottarlo e chiede alla sorella di Mos&amp;egrave;, che si era appostata vicino al fiume per sapere che cosa sarebbe successo al fratello, di trovare chi possa prendersene cura e allattarlo (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 2,4-9). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I verbi usati per descrivere il comportamento della principessa egiziana nei confronti del piccolo Mos&amp;egrave; richiamano quelli che caratterizzano il modo di agire di Dio nei confronti di Israele sottoposto a schiavit&amp;ugrave;. Della principessa si dice: &lt;em&gt;scese&lt;/em&gt; al fiume, &lt;em&gt;vide&lt;/em&gt; il cestello, &lt;em&gt;mand&amp;ograve;&lt;/em&gt; la sua schiava a &lt;em&gt;prenderlo&lt;/em&gt; dalle acque, lo &lt;em&gt;apr&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&amp;igrave;&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;vide&lt;/em&gt; il bambino e ne &lt;em&gt;ebbe compassione&lt;/em&gt;. Al capitolo successivo, parlando dal roveto ardente (&lt;em&gt;Esodo&lt;/em&gt; 3,7-8), Dio si rivela a Mos&amp;egrave; come colui che &amp;egrave; &lt;em&gt;sceso&lt;/em&gt; per liberare gli israeliti dalla schiavit&amp;ugrave;, ha &lt;em&gt;visto&lt;/em&gt; la loro condizione miserevole e &lt;em&gt;conosce&lt;/em&gt; le loro sofferenze, cio&amp;egrave; &amp;egrave; intimamente toccato dalla violenza a cui sono sottoposti. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; una costante: &lt;strong&gt;il progetto salvifico di Dio si fa strada dentro le oscurit&amp;agrave; della storia perch&amp;eacute; c&amp;rsquo;&amp;egrave; qualcuno che accetta di coinvolgersi in esso&lt;/strong&gt;. Non ci sarebbe stata la liberazione di Israele dal giogo egiziano senza la scelta coraggiosa di due levatrici, la tenacia di una madre, il soccorso di una principessa pagana: tutte figure femminili che hanno contestato il modello faraonico, dando la priorit&amp;agrave; alla difesa di una vita inerme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Un modello alternativo&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;La Scrittura non presenta un&amp;rsquo;immagine generica del divino. Parla del Signore che &lt;span&gt;rende giustizia all&amp;rsquo;orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli d&amp;agrave; pane e vestito&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Deuteronomio&lt;/em&gt; 10,18). &lt;strong&gt;La sua attenzione &amp;egrave; rivolta innanzi tutto&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; a chi&lt;/strong&gt;, come le figure evocate nel testo del &lt;em&gt;Deuteronomio&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;&amp;egrave; senza mezzi di sostentamento e privo di garanzie giuridiche&lt;/strong&gt;. Certo, il Signore non agisce come un &lt;em&gt;Deus ex machina&lt;/em&gt;. Ribadiamolo: il modo normale con cui interviene a difesa di chi &amp;egrave; sfavorito passa attraverso l&amp;rsquo;impegno fattivo di coloro che accolgono il suo appello: &lt;span&gt;Cercate la giustizia, soccorrete l&amp;rsquo;oppresso, rendete giustizia all&amp;rsquo;orfano, difendete la causa della vedova&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Isaia&lt;/em&gt; 1,17; cfr &lt;em&gt;Deuteronomio &lt;/em&gt;14,29; 27,19; &lt;em&gt;Geremia &lt;/em&gt;22,3; &lt;em&gt;Ezechiele&lt;/em&gt; 22,7). Al credente &amp;egrave; chiesto di prolungare l&amp;rsquo;opera di colui che &amp;egrave; &lt;span&gt;il soccorritore dei piccoli, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Giuditta&lt;/em&gt; 9,11).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo al cuore della rivelazione biblica che Ges&amp;ugrave;, profondamente radicato nella fede del suo popolo, far&amp;agrave; conoscere in maniera piena e definitiva. Nelle sue prese di posizione quotidiane, negli atteggiamenti assunti verso le tradizioni e le istituzioni, egli mostra che Dio non desidera altro che l&amp;rsquo;amore solidale, fatto di gratuita vicinanza a tutti, a cominciare dai pi&amp;ugrave; deboli e indifesi. In tal modo, propugna la promozione della vita e della libert&amp;agrave; degli ultimi come causa di Dio stesso. &lt;strong&gt;Denuncia ogni forma di potere, a cominciare da quello religioso, che cerca di imporsi con ogni mezzo a scapito della liberazione delle persone nelle condizioni concrete in cui si trovano a vivere&lt;/strong&gt;. In particolare, prende le distanze dagli &lt;em&gt;scribi&lt;/em&gt; e dai &lt;em&gt;farisei&lt;/em&gt;, presentati nei vangeli come figure emblematiche di una religiosit&amp;agrave; distorta, che pu&amp;ograve; riproporsi sempre e dovunque. Di questi agguerriti avversari Ges&amp;ugrave; smaschera la pervicace tendenza a primeggiare. Dicono di amare Dio con tutti loro stessi, come prescrive la &lt;em&gt;Torah&lt;/em&gt; (cfr &lt;em&gt;Deuteronomio&lt;/em&gt; 6,5), ma di fatto amano i &lt;em&gt;posti d&amp;rsquo;onore nei banchetti&lt;/em&gt; e i &lt;em&gt;primi seggi nelle sinagoghe&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Matteo&lt;/em&gt; 23,6); al di l&amp;agrave; della loro apparente giustizia, amano talmente il denaro (&lt;em&gt;Luca&lt;/em&gt; 16,14-15) da giungere a depredare &lt;em&gt;le case delle vedove&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Luca&lt;/em&gt; 20,47).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A chi sceglie di seguirlo, Ges&amp;ugrave; propone una strada alternativa, che lui stesso ha percorso fino in fondo. A coloro che, invitati a nozze, scelgono &lt;em&gt;i primi posti&lt;/em&gt;, raccomanda di mettersi &lt;em&gt;all&amp;rsquo;ultimo posto&lt;/em&gt;, l&amp;rsquo;unica maniera per essere davvero esaltati (&lt;em&gt;Luca&lt;/em&gt; 14,7-11). &lt;strong&gt;Anche per quanto riguarda il potere, propone una logica che &amp;egrave; agli antipodi di quella faraonica, che lo intende come dominio a vantaggio proprio e del proprio gruppo&lt;/strong&gt;. Ai suoi discepoli, indignati contro Giacomo e Giovanni che avevano chiesto di occupare un posto privilegiato, ricorda in modo inequivocabile: &lt;em&gt;Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi per&amp;ograve; non &amp;egrave; cos&amp;igrave;; ma chi vuole diventare grande tra voi sar&amp;agrave; vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sar&amp;agrave; schiavo di tutti&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Marco&lt;/em&gt; 10,43-45; cfr 9,34-35). Siamo agli antipodi della logica del primato di uno su tutti o di una sola nazione sulle altre, con le conseguenze di dominio e di violenza che la storia e purtroppo anche la cronaca non cessano di mostrare, ma che finiscono per travolgere anche coloro che a quella logica si ispirano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La via evangelica, invece, risuona con particolare forza nel contesto odierno come un invito a far proprio un diverso sguardo&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;,&lt;/span&gt; come hanno fatto tanti uomini e donne in differenti tempi e luoghi. L&amp;rsquo;incontro con il Cristo ha riorientato la loro esistenza, indirizzando le loro energie verso traguardi inediti. Hanno maturato la convinzione che la trasformazione della condizione umana pu&amp;ograve; essere unicamente il frutto di un paziente cammino nello spirito delle beatitudini (Martini 2006): un cammino fatto insieme come comunit&amp;agrave; alternativa sull&amp;rsquo;esempio della Chiesa degli apostoli, per aprire, in una storia segnata da tante brutture e sofferenze, un varco alla speranza in un futuro di benedizione, in cui &lt;em&gt;gli ultimi saranno primi&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Marco&lt;/em&gt; 10,31). Pur con tutti i limiti e le inevitabili fatiche, &amp;laquo;la comunit&amp;agrave; alternativa rimane un ideale di fraternit&amp;agrave; in divenire, destinato a mostrare a una societ&amp;agrave; frammentata e divisa che possono esistere legami gratuiti e sinceri, che non ci sono solo rapporti di convenienza o di interesse, che il primato di Dio significa anche l&amp;rsquo;emergere di ci&amp;ograve; che di meglio c&amp;rsquo;&amp;egrave; nel cuore dell&amp;rsquo;uomo e della societ&amp;agrave;&amp;raquo; (Martini 1995, 35).&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69412</guid><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item></channel></rss>