<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it</link><description>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</description><item><title>Tracce per una nuova diplomazia climatica</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/tracce-per-una-nuova-diplomazia-climatica/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69410.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Come si &amp;egrave; arrivati alla convocazione della Conferenza di Santa Marta?
In che modo si inserisce nel percorso delle precedenti Conferenze ONU
sul clima?&lt;br /&gt;
&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anzitutto &amp;egrave; importante specificare che la Conferenza di Santa Marta
(&amp;lt;transitionawayconference.com&amp;gt;) si colloca al di fuori e a complemento
delle Conferenze ONU sul clima (COP) e quindi non rientra nel processo
negoziale della Convezione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento
climatico (UNFCCC). Per capire l&amp;rsquo;origine dell&amp;rsquo;incontro di Santa Marta bisogna
ripartire dalla COP28 (Dubai, Emirati Arabi Uniti, 2023), quando
nella &lt;em&gt;cover decision&lt;/em&gt;, il documento che riflette il consenso di tutte le parti,
fu introdotto l&amp;rsquo;obiettivo di &amp;laquo;allontanarsi progressivamente dai combustibili
fossili&amp;raquo; (&amp;laquo;transitioning away from fossil fuels&amp;raquo;, da cui l&amp;rsquo;acronimo TAFF).
Per la prima volta la COP portava l&amp;rsquo;attenzione alla causa principale delle
emissioni di gas serra. Nelle COP successive, tuttavia, i combustibili fossili
hanno cessato di essere al centro dell&amp;rsquo;attenzione. La COP30 (Bel&amp;eacute;m, Brasile,
2025) avrebbe dovuto essere la COP dell&amp;rsquo;attuazione, ossia della messa in opera di misure per ridurre i gas
serra, e molte parti hanno richiesto
di confermare nella decisione finale
l&amp;rsquo;obiettivo TAFF, ma la proposta
non &amp;egrave; passata perch&amp;eacute; &amp;egrave; mancata
l&amp;rsquo;unanimit&amp;agrave;, sempre necessaria nelle
COP, e la causa delle emissioni
non &amp;egrave; stata nemmeno menzionata
nel documento finale. &lt;strong&gt;A Bel&amp;eacute;m la
Colombia ha quindi annunciato
di voler convocare un nuovo ciclo
di conferenze, parallelo al processo
UNFCCC e dedicato alla
ricerca di soluzioni pragmatiche
per abbandonare i combustibili
fossili&lt;/strong&gt;. Da qui nasce la Conferenza
di Santa Marta, organizzata in
Colombia con la collaborazione dei
Paesi Bassi. La scelta di affiancare
un Paese del Nord e uno del Sud
globale &amp;egrave; una prassi frequente nel
multilateralismo climatico, per garantire bilanciamento politico tra prospettive
diverse e costruire una legittimit&amp;agrave; politica trasversale. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/per-abbonarsi/"&gt;abbonati &lt;/a&gt;per sostenere &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69410</guid><pubDate>Sat, 18 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Fondare la Repubblica. L’esperienza dell’Assemblea costituente</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/fondare-la-repubblica-lesperienza-dellassemblea-costituente/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69440.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Guido FORMIGONI</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69440</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-pessimismo-e-un-lusso-che-non-possiamo-permetterci/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69454.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Cesare SPOSETTI</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69454</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>In difesa della democrazia. La lezione della Corea del Sud</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/in-difesa-della-democrazia-la-lezione-della-corea-del-sud/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69442.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>John CHONG CHECHON</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69442</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>La questione salariale</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/la-questione-salariale/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69456.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Tommaso D'ANGELO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69456</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Mettiamoci d’accordo. Diventare mediatori nel quotidiano per risolvere i conflitti</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/mettiamoci-daccordo-diventare-mediatori-nel-quotidiano-per-risolvere-i-conflitti/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69455.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Mauro BOSSI</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69455</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Michel de Certeau. Prospettive antropologiche</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/michel-de-certeau-prospettive-antropologiche/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69457.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><category>Segnalazioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69457</guid><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Estati roventi</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/estati-roventi/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69443.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Mauro BOSSI</author><category>Infografiche</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69443</guid><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Il numero di agosto-settembre 2026</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-numero-di-agosto-settembre-2026/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69458.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Come anticipato nel numero di giugno-luglio, nel nuovo editoriale il direttore Giuseppe
Riggio propone una prima lettura sulle pagine delle Rivista dell&amp;rsquo;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/magnifica-humanitas-il-futuro-nelle-nostre-mani/"&gt;&lt;strong&gt;enciclica &lt;em&gt;Magnifica Humanitas&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;di papa Leone XIV. La riflessione si concentra in particolare sul valore della
capacit&amp;agrave; di scelta di ciascuno di noi, che diventa ancora pi&amp;ugrave; decisiva di fronte all&amp;rsquo;incalzare
della tecnologia. &amp;Egrave; proprio attraverso scelte responsabili e consapevoli che possiamo
contribuire a costruire, insieme, un futuro condiviso per l&amp;rsquo;intera umanit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei dialoghi, a cura del direttore, torniamo sul tema della &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/violenza-di-genere-costruire-insieme-una-cultura-del-rispetto/"&gt;violenza di genere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; in tutte le sue
declinazioni, ponendo al centro l'urgenza di un profondo cambiamento culturale a partire
dalla pi&amp;ugrave; tenera et&amp;agrave;. Ascoltiamo quindi le testimonianze di Gino Cecchettin, presidente
della Fondazione Giulia Cecchettin, Sabrina Ignazi e Ileana Montagnini di Caritas
Ambrosiana, impegnate nel centro antiviolenza Servizio Donna, Olga Cola, presidente di
Women Care ETS, e don Nazario Costante, responsabile del Servizio per la Pastorale
sociale e il lavoro della diocesi di Milano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proseguiamo poi la rilettura dei primi anni della Repubblica e l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/fondare-la-repubblica-lesperienza-dellassemblea-costituente/"&gt;esperienza dell'Assemblea costituente&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; con lo storico Guido Formigoni, mentre il sociologo Massimo Campedelli
presenta i risultati di una ricerca sul &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/un-welfare-solo-per-alcuni-implicazioni-politiche-e-sociali-di-una-tendenza-in-atto/"&gt;welfare&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che mette in luce un&amp;rsquo;evoluzione di un sistema
&lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/un-welfare-solo-per-alcuni-implicazioni-politiche-e-sociali-di-una-tendenza-in-atto/"&gt;sempre pi&amp;ugrave; escludente e discriminatorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo sguardo internazionale si apre con il contributo di John Chong Chechon SJ sul &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/in-difesa-della-democrazia-la-lezione-della-corea-del-sud/"&gt;fallito colpo di Stato in Corea del Sud&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, evidenziando la resilienza della democrazia nel Paese a
sud del 38&lt;sup&gt;o&lt;/sup&gt; parallelo. L&amp;rsquo;infografica di Mauro Bossi SJ si concentra sulle &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/estati-roventi/"&gt;estati ormai sempre pi&amp;ugrave; calde&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; di questi ultimi anni, mentre Oscar Mateos Mart&amp;iacute;n, esperto in relazioni
internazionali, analizza i &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/perche-ci-sono-guerre-per-cui-non-piangiamo/"&gt;conflitti &amp;ldquo;dimenticati&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che non fanno notizia. Infine, il politologo
Youri Lou Vertongen esplora come la &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/immigrati-la-costruzione-di-un-immaginario-del-pericolo/"&gt;costruzione di un immaginario pericoloso sugli immigrati&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; finisca per condizionare anche lo sguardo dell&amp;rsquo;opinione pubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Chiude il numero la sezione di letture e visioni, con recensioni ai testi di P. Bartolini &amp;ndash; M.
Mollisi &amp;ndash; G. Zaccaro con M. Benasayag &lt;em&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-pessimismo-e-un-lusso-che-non-possiamo-permetterci/"&gt;Il pessimismo &amp;egrave; un lusso che non possiamopermetterci&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;; M. Martello, &lt;em&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/mettiamoci-daccordo-diventare-mediatori-nel-quotidiano-per-risolvere-i-conflitti/"&gt;Mettiamoci d&amp;rsquo;accordo&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; e A. Garnero &amp;ndash; R. Mania, &lt;em&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/la-questione-salariale/"&gt;La questione
salariale&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/fascicoli/agosto-settembre-2026/"&gt;&lt;strong&gt;Vai al sommario&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69458</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Immigrati: la costruzione di un immaginario del pericolo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/immigrati-la-costruzione-di-un-immaginario-del-pericolo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69445.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Youri Lou VERTONGEN</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69445</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Immigrati: la costruzione di un immaginario del pericolo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/immigrati-la-costruzione-di-un-immaginario-del-pericolo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69445.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Quando do un corso di analisi delle iniziative pubbliche, inizio spesso
ponendo agli studenti questa domanda: le politiche pubbliche
si limitano a risolvere problemi o producono, anche, implicitamente,
una certa visione del mondo? Rapidamente, la discussione si sviluppa
intorno a quelli che la letteratura scientifica chiama &amp;ldquo;effetti cognitivi
degli strumenti di politica pubblica&amp;rdquo;. &lt;strong&gt;Governare significa&lt;/strong&gt; non soltanto
decidere e regolamentare, ma &lt;strong&gt;anche dare un nome alle cose, classificare,
stabilire gerarchie, rendere visibili certe realt&amp;agrave; o nasconderne altre&lt;/strong&gt;. Significa
distinguere ci&amp;ograve; che rappresenta un &amp;ldquo;problema pubblico&amp;rdquo; da ci&amp;ograve; che
appartiene alla sfera dell&amp;rsquo;ordinario, individuare ci&amp;ograve; che merita protezione
e ci&amp;ograve; che richiede sorveglianza, tracciare la linea di confine tra normalit&amp;agrave;
e devianza. Ogni politica pubblica realizza cos&amp;igrave; una sorta di mappatura
implicita della realt&amp;agrave;: distribuisce i posti, fissa le categorie e suggerisce le
responsabilit&amp;agrave;. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;p&gt;Quest&amp;rsquo;ultima affermazione evoca un aspetto centrale e spesso trascurato: &lt;strong&gt;lo scenario degli sviluppi futuri dell&amp;rsquo;IA &amp;egrave; ben pi&amp;ugrave; aperto di quanto comunemente si creda&lt;/strong&gt;, soprattutto da parte di chi &amp;egrave; un osservatore estraneo e poco informato. Sono infatti numerose le questioni interconnesse che si pongono e richiedono risposte: si va da considerazioni pi&amp;ugrave; squisitamente tecniche ed economiche ai riflessi sugli assetti geopolitici mondiali, dalla sostenibilit&amp;agrave; ambientale e sociale, ad esempio riguardo ai cambiamenti che potrebbe portare al mercato del lavoro, di questa nuova tecnologia alle valutazioni etiche sulle sue conseguenze. Ognuno di questi interrogativi richiede una risposta consapevole e matura, che sia frutto di un discernimento, a cui la &lt;em&gt;Magnifica humanitas &lt;/em&gt;&lt;span&gt;fa riferimento&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;in diversi passaggi. Questo continuo richiamo offre una chiave per ripercorrere l&amp;rsquo;enciclica, per apprezzarne non solo l&amp;rsquo;uno o l&amp;rsquo;altro dei contenuti, ma per riconoscere l&amp;rsquo;appello che rivolge &amp;laquo;a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volont&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 16) a compiere delle scelte sul presente e sul futuro di questa tecnologia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La possibilit&amp;agrave; di scegliere &lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Fin dalle prime battute l&amp;rsquo;enciclica ci prospetta un bivio: &amp;laquo;La magnifica umanit&amp;agrave; creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&amp;agrave; dove Dio e l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave; abitano insieme&amp;raquo; (MH, n. 1), &lt;strong&gt;decidere se questa nuova tecnologia si traduce in un vantaggio per pochi oppure orientarla verso il bene dell&amp;rsquo;intera umanit&amp;agrave; e del pianeta&lt;/strong&gt;. Il richiamo alla necessit&amp;agrave; e possibilit&amp;agrave; di prendere posizione si ritrova in tutto il testo&lt;span&gt;, precisandosi di volta in volta rispetto ai vari argomenti trattati, ad esempio &lt;/span&gt;la pace, il lavoro o l&amp;rsquo;educazione. Lo dimostra il fatto che i termini appartenenti all&amp;rsquo;ambito semantico della decisione e della scelta ricorrono nel testo ben 106 volte, riferendosi tanto a decisioni prese, che hanno plasmato il nostro presente, quanto da prendere in vista del futuro.   &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo momento, affermare che di fronte alla novit&amp;agrave; costituita dall&amp;rsquo;IA esiste un margine di scelta reale rappresenta una forma di resistenza al pensiero dominante al riguardo, che unisce stupore, entusiasmo quasi eccessivo e anche passiva rassegnazione. L&amp;rsquo;IA, sebbene sia studiata da decenni e in taluni campi, come la sanit&amp;agrave;, utilizzata da tempo, ha catturato l&amp;rsquo;attenzione generale solo alla fine del 2022, quando sono stati resi disponibili al grande pubblico i primi modelli di tipo generativo, a cui si pu&amp;ograve; chiedere di scrivere o tradurre testi, creare immagini o video, organizzare viaggi, darci informazioni sull&amp;rsquo;attualit&amp;agrave; o consigli su acquisti da fare, problemi di salute e difficolt&amp;agrave; relazionali. Siamo affascinati dal suo funzionamento, che &amp;egrave; incomprensibile agli occhi di tanti di noi e che nemmeno chi la progetta riesce a spiegare fino in fondo, al punto di rischiare di circondarla di un&amp;rsquo;aura magica. Sappiamo anche che i propulsori dello sviluppo di questa tecnologia in Occidente sono imprese con enormi capacit&amp;agrave; economiche, superiori a quelle di numerosi Stati, refrattarie a legislazioni che ne regolino l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; e con un potere sufficiente per orientare a loro favore le politiche. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Di fronte a questo scenario, &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;rischiamo di sentirci spettatori spaesati e passivi per le tante e veloci novit&amp;agrave; che si susseguono, deresponsabilizzati rispetto a qualcosa che ci sopravanza&lt;/strong&gt;. Leone XIV constata che &amp;laquo;la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio&amp;raquo; (MH, n. 6), ma in questo modo &amp;laquo;il cambiamento sar&amp;agrave; governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacit&amp;agrave; di calcolo&amp;raquo; (MH, n. 106). Per smontare questa narrazione, &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;enciclica mostra che non ci troviamo di fronte a uno scenario gi&amp;agrave; scritto&lt;/strong&gt;, perch&amp;eacute; dietro ogni sistema ci sono decisioni umane sui dati da utilizzare e sul modo di farlo, sugli obiettivi da perseguire, sui criteri da osservare. Rispetto a ciascuno di questi punti vi sono diverse alternative possibili: la prima forma di libert&amp;agrave; e di responsabilit&amp;agrave; consiste proprio nel riconoscerlo, sia sul piano collettivo a proposito dei modelli di sviluppo tecnologico, sia su quello personale per quanto concerne il modo che ciascuno ha di usare l&amp;rsquo;IA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La necessit&amp;agrave; di uno sguardo realistico e consapevole &lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Compiere questo primo e fondamentale passo di consapevolezza equivale a squarciare il velo che non permette di fatto di svolgere un effettivo discernimento, ma poi bisogna fare il possibile per evitare che siano prese decisioni avventate, figlie della superficialit&amp;agrave; o dell&amp;rsquo;improvvisazione. Nel caso dell&amp;rsquo;IA, questo significa prendere le distanze da due diffusi, e per molti versi comprensibili, atteggiamenti speculari e ugualmente sterili: la diffidenza ideologica rispetto alla tecnologia e l&amp;rsquo;ottimismo ingenuo, che la accoglie con entusiasmo acritico e crede a ogni promessa. In modi diversi, entrambi non permettono di cogliere opportunit&amp;agrave; e rischi effettivi del ricorso alla tecnologia, compromettendo cos&amp;igrave; la possibilit&amp;agrave; di orientare l&amp;rsquo;uso dell&amp;rsquo;IA per il bene comune. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un autentico percorso di discernimento inizia prendendo le distanze dalle posizioni aprioristiche, per procedere a registrare tutti gli elementi utili a formarsi una conoscenza accurata&lt;/strong&gt; e quanto pi&amp;ugrave; possibile equilibrata. Nella &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; ritroviamo questo modo di procedere nel momento in cui afferma che &amp;laquo;la tecnologia pu&amp;ograve; curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma pu&amp;ograve; anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie&amp;raquo; (MH, n. 9), per poi procedere, in particolare nel terzo capitolo, ad approfondire lo scenario attuale. A tal proposito, alcune affermazioni hanno un particolare rilievo, come la presa d&amp;rsquo;atto della rapida diffusione dell&amp;rsquo;IA in tanti contesti della vita quotidiana, sia personale sia collettiva, e dei cambiamenti che si sono gi&amp;agrave; messi in moto, senza che vi sia un&amp;rsquo;adeguata conoscenza e preparazione per accompagnarli e governarli. Fondamentale &amp;egrave; la constatazione che &amp;laquo;&lt;strong&gt;non possiamo considerare l&amp;rsquo;IA moralmente neutra. In realt&amp;agrave;, ogni artefatto tecnico porta con s&amp;eacute; scelte e priorit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;: ci&amp;ograve; che misura, ci&amp;ograve; che ignora, ci&amp;ograve; che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni&amp;raquo; (MH, n. 104). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quest&amp;rsquo;ultimo passaggio supera un modo tradizionale di concepire gli strumenti tecnologici creati dall&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;, sulla falsariga del martello o del coltello, rispetto ai quali la valutazione etica dipende dall&amp;rsquo;uso che se ne fa. Ma soprattutto certifica &lt;strong&gt;il ruolo preponderante di chi fabbrica le intelligenze artificiali, individuando cos&amp;igrave; uno degli snodi cruciali per il discernimento sullo sviluppo e l&amp;rsquo;uso di queste nuove tecnologie&lt;/strong&gt;. Il funzionamento dell&amp;rsquo;IA richiede enormi quantit&amp;agrave; di dati e di capacit&amp;agrave; di calcolo, e il consumo di notevoli risorse naturali, mentre la ricerca &amp;egrave; impossibile senza consistenti investimenti finanziari. In questo momento, sono pochi i soggetti al mondo che dispongono delle risorse per essere attori di primo piano in questo settore. Si tratta di imprese private occidentali o statali cinesi, che concentrano nelle loro mani un potere ingente, costituito dalla tecnologia che hanno sviluppato grazie anche a dati che appartengono ad altri soggetti o sono un patrimonio pubblico. &amp;Egrave; concreto il rischio insito in questo scenario: &amp;laquo;&lt;strong&gt;Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico&lt;/strong&gt;, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze&amp;raquo; (MH, n. 95), non solo in termini economici, ma anche sul piano dell&amp;rsquo;esercizio dei diritti civili, politici e sociali e, pi&amp;ugrave; in generale, della vitalit&amp;agrave; della democrazia. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avendo chiaro questo aspetto, si coglie ancor di pi&amp;ugrave; l&amp;rsquo;importanza dell&amp;rsquo;apertura al confronto di Christopher Olah nell&amp;rsquo;intervento richiamato in apertura cos&amp;igrave; come quella di altre voci operanti a vario titolo nel mondo dell&amp;rsquo;innovazione digitale (imprenditori, sviluppatori, studiosi). &lt;strong&gt;Questa richiesta di dialogo non riguarda tanto la lettura della realt&amp;agrave;, ma i criteri per interpretarla. Qui &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; offre un prezioso contributo, richiamando i principi della dottrina sociale della Chiesa&lt;/strong&gt;, riletti alla luce delle nuove questioni e degli interrogativi del nostro tempo. &amp;Egrave; il caso, ad esempio, del costante richiamo alla dignit&amp;agrave; umana come misura di un autentico progresso (cfr &lt;span&gt;Foglizzo P&lt;/span&gt;., &amp;laquo;Essere uomini e donne &amp;egrave; una cosa meravigliosa&amp;raquo;, 25 maggio 2026, in &amp;lt;www.aggiornamentisociali.it&amp;gt;), dell&amp;rsquo;inserimento di brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati tra i beni universalmente destinati a tutti, o della rilettura della sussidiariet&amp;agrave;, estesa dai soggetti pubblici a quelli privati. L&amp;rsquo;enciclica chiarisce bene che non si tratta di principi da applicare in modo universale e automatico, perch&amp;eacute; non esiste &amp;laquo;una risposta unica e valida per tutti i contesti&amp;raquo; (MH, n. 26). Da qui l&amp;rsquo;esigenza, che diviene anche un percorso stimolante, di interrogarsi sulla loro traduzione concreta in riferimento ai diversi ambiti di vita (lavoro, educazione, informazione, politica, ecc.) nei diversi Paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Procedere insieme per incidere nella realt&amp;agrave; &lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Arriviamo cos&amp;igrave; all&amp;rsquo;ultimo, e forse pi&amp;ugrave; decisivo, punto da approfondire in qualsiasi discernimento: chi vi prende parte e chi decide?&lt;/strong&gt; Finora abbiamo menzionato una pluralit&amp;agrave; di soggetti e non ne siamo sorpresi, vista l&amp;rsquo;ampiezza della posta in gioco: innanzi tutto le imprese del settore, e poi i rappresentanti politici (le istituzioni internazionali e i Governi nazionali in prima battuta), ma anche il mondo della ricerca, i corpi intermedi e le comunit&amp;agrave; educative e, infine, ognuno di noi che siamo al contempo persone la cui dignit&amp;agrave; e umanit&amp;agrave; sono il bene ultimo da tutelare, cittadini con poteri e responsabilit&amp;agrave; e fruitori che possono decidere come utilizzare queste nuove tecnologie. &amp;Egrave; evidente che questi soggetti hanno di volta in volta ruoli, informazioni e poteri diversi, cos&amp;igrave; come &amp;egrave; chiaro che non tutti o non tutti allo stesso tempo sono chiamati a partecipare ai processi decisionali richiesti dall&amp;rsquo;introduzione dell&amp;rsquo;IA: una cosa &amp;egrave; considerarne l&amp;rsquo;impatto sui processi di apprendimento scolastico, altra le applicazioni militari. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Consapevole di questa variet&amp;agrave;, &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt;&lt;span&gt; richiama a pi&amp;ugrave; riprese a una responsabilit&amp;agrave; condivisa&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Non &amp;egrave; certo un caso, pertanto, che una delle parole pi&amp;ugrave; ricorrenti nel testo sia &amp;laquo;insieme&amp;raquo; (44 occorrenze). Non vi &amp;egrave; in questo nessuna svalutazione della responsabilit&amp;agrave; del singolo. Contro la tentazione di &amp;laquo;pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla&amp;raquo;, il testo &amp;egrave; chiaro: &amp;laquo;Nessuno &amp;egrave; senza responsabilit&amp;agrave;. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e l&amp;igrave; &amp;ndash; non altrove &amp;ndash; &amp;egrave; chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verit&amp;agrave;, sobriet&amp;agrave;, prossimit&amp;agrave;, cura)&amp;raquo; (MH, n. 212). Tuttavia, Leone XIV riconosce che mettendo insieme idee ed energie, conoscenze ed esperienze dei vari soggetti coinvolti, l&amp;rsquo;innovazione tecnologica pu&amp;ograve; essere orientata in una direzione che non solo preservi l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;, ma le permetta di fiorire. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;insistenza sull&amp;rsquo;avverbio &amp;ldquo;insieme&amp;rdquo; ci riporta a quella centralit&amp;agrave; del &amp;ldquo;noi&amp;rdquo; che per la &lt;em&gt;Magnifica humanitas &lt;/em&gt;&lt;span&gt;&amp;egrave; un criterio di giudizio rispetto agli usi attuali e agli sviluppi futuri dell&amp;rsquo;IA &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;e una maniera di esprimere quella magnifica umanit&amp;agrave; che costituisce il valore irrinunciabile da custodire in questa epoca di convulsi cambiamenti, che accelerano i processi di frammentazione sociale, alimentano l&amp;rsquo;individualismo e dietro la promessa di una personalizzazione finiscono per omologare. Questo &amp;ldquo;noi&amp;rdquo; va di volta in volta esplicitato e delimitato quando si tratta di definire chi deve prendere le decisioni, in modo che non diventi un paravento per nascondere le responsabilit&amp;agrave;. Ma deve anche conservare la sua dimensione universale, che coincide con l&amp;rsquo;intera umanit&amp;agrave;, quando si considerano gli impatti di quelle decisioni: siamo in gioco tutti, a prescindere dal luogo in cui viviamo e dal posto che occupiamo nella societ&amp;agrave;. In ogni caso, &lt;strong&gt;&amp;egrave; un &amp;ldquo;noi&amp;rdquo; plurale, composto da soggetti diversi portatori di interessi e punti di vista altrettanto diversi, comuni cittadini e grandi imprese, associazioni di quartiere e Stati&lt;/strong&gt;. La prima e cruciale scelta da compiere rispetto al futuro dell&amp;rsquo;IA riguarda proprio il posto che occupa questo &amp;ldquo;noi&amp;rdquo;. Mantenerlo al centro significa costruire dispositivi di regolazione dell&amp;rsquo;IA capaci di ascoltare la pluralit&amp;agrave; delle voci e di interrogarsi su chi &amp;egrave; stato incluso o escluso dai processi decisionali. Altrimenti, come l&amp;rsquo;enciclica dice chiaramente, la spirale della concentrazione del potere metter&amp;agrave; le scelte nelle mani di pochi, che decideranno in funzione dei propri interessi. In fondo, la domanda che l&amp;rsquo;enciclica ci pone non &amp;egrave; tanto se usare o meno l&amp;rsquo;IA, ma con chi pensiamo il suo sviluppo, per quali fini, e quale umanit&amp;agrave; vogliamo che essa contribuisca a costruire.&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69438</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Perché ci sono guerre per cui non piangiamo?</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/perche-ci-sono-guerre-per-cui-non-piangiamo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69444.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Oscar MATEOS MARTIN</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69444</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Perché ci sono guerre per cui non piangiamo?</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/perche-ci-sono-guerre-per-cui-non-piangiamo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69444.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;La fine della guerra fredda aveva fatto nascere la speranza che la guerra, il riarmo o i conflitti geopolitici lasciassero il posto a un &amp;laquo;dividendo della pace&amp;raquo;. In effetti, tra il 1992 e il 2005 i conflitti violenti sono diminuiti del 40% a livello mondiale&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;a id="footnote-004-backlink" href="#footnote-004"&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Le crescenti tensioni geopolitiche tra gli attori occidentali in crisi e quelli di un Sud del mondo emergente, l&amp;rsquo;impatto sociale e globale della pandemia di COVID-19, insieme ad altri fattori quali il crescente malcontento sociale e l&amp;rsquo;ascesa ai principali centri di potere di leader istrionici e destabilizzanti, come Donald Trump negli Stati Uniti, hanno ribaltato questa aspettativa.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class="blockquote2"&gt;
&lt;p&gt;Dividendo della pace&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;espressione &amp;ldquo;&lt;em&gt;dividendo della pace&lt;/em&gt;&amp;rdquo; fu resa popolare dal presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush dopo il crollo del muro di Berlino (1989) e lo scioglimento del Patto di Varsavia (1991). Indicava i benefici economici e sociali derivanti da una riduzione della spesa per la difesa.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;h1&gt;Guerre che nessuno vede in un mondo in guerra&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;I numeri parlano da soli: &lt;strong&gt;nel 2024 sono stati registrati 61 conflitti armati in 36 Paesi, la cifra pi&amp;ugrave; alta dalla Seconda guerra mondiale&lt;/strong&gt;. Questa realt&amp;agrave; illustra un mondo non solo pi&amp;ugrave; violento, ma anche pi&amp;ugrave; frammentato e instabile&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;a id="footnote-003-backlink" href="#footnote-003"&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Come sottolineano gli esperti, i conflitti armati degli ultimi tre decenni sono scenari complessi: predomina l&amp;rsquo;interazione tra attori di ogni tipo (statali e non statali) e, sebbene molti siano di natura interna, le dinamiche che alimentano la violenza hanno una componente profondamente transnazionale, il che rende estremamente complesso comprenderla e risolverla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma &lt;strong&gt;non tutti i conflitti armati generano uguale preoccupazione, n&amp;eacute; attirano la stessa attenzione di media e istituzioni&lt;/strong&gt;. Ogni anno il Consiglio norvegese per i rifugiati (Norwegian Refugee Council, NRC) pubblica un rapporto volto a richiamare l&amp;rsquo;attenzione su quelle situazioni che, nonostante la loro gravit&amp;agrave;, rimangono sistematicamente escluse dall&amp;rsquo;attenzione internazionale. Come le precedenti, l&amp;rsquo;edizione 2024&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;a id="footnote-002-backlink" href="#footnote-002"&gt;&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; classifica le dieci crisi dei profughi pi&amp;ugrave; dimenticate del pianeta (Tab. 1), tenendo conto di tre dimensioni: la mancanza di volont&amp;agrave; politica internazionale, una copertura mediatica scarsa o inesistente e significative carenze nella mobilitazione di risorse per soddisfare i bisogni umanitari. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img alt="" src="https://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/ALL/0004/4172A.jpg" class="img-fluid" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La metodologia utilizzata dal NRC &amp;egrave; particolarmente utile per misurare il grado di oblio di queste crisi, combinando tre indicatori per generare una classifica aggregata: livello di impegno politico internazionale, misurato dalla presenza di inviati speciali, risoluzioni internazionali, messaggi diplomatici o iniziative multilaterali; copertura mediatica, valutata tramite sistemi di monitoraggio digitale che mettono a confronto il numero di menzioni di ciascuna crisi con il numero di sfollati; livello di finanziamenti umanitari effettivamente mobilitati in relazione ai piani di risposta definiti dalle agenzie umanitarie. Questo sistema di indicatori consente di individuare l&amp;rsquo;esistenza di conflitti assai complessi, talvolta molto prolungati nel tempo e di grande letalit&amp;agrave;, che colpiscono principalmente la popolazione civile e in particolare le ragazze e le donne, e non ricevono praticamente alcuna attenzione a livello internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un elemento centrale che sottolinea la natura strutturale dell&amp;rsquo;oblio &amp;egrave; lo spaventoso deficit di finanziamenti umanitari&lt;/strong&gt;: oltre 25 miliardi di dollari separano i bisogni individuati dai piani di risposta umanitaria dai contributi effettivi dei donatori, che equivalgono &amp;ndash; sottolinea il NRC &amp;ndash; all&amp;rsquo;importo &amp;laquo;che il mondo spende per la difesa ogni tre o quattro giorni&amp;raquo;. &lt;strong&gt;Il deficit finanziario &amp;egrave; accompagnato da un&amp;rsquo;assenza quasi totale di copertura mediatica&lt;/strong&gt;. Secondo l&amp;rsquo;analisi del NRC, diversi casi (come Camerun, Mali, Uganda, Iran o Mozambico) registrano un punteggio pari a 0 su 30 in termini di copertura mediatica complessiva. Questa invisibilit&amp;agrave; informativa rafforza una gerarchia implicita della sofferenza: le crisi che non compaiono nei titoli dei giornali internazionali non mobilitano n&amp;eacute; risorse n&amp;eacute; decisioni politiche, e la mancanza di copertura mediatica funge da catalizzatore dell&amp;rsquo;indifferenza istituzionale. A titolo di confronto, la crisi in Ucraina ha generato quasi mezzo milione di menzioni nei media internazionali nel corso di un anno, mentre il Camerun, primo nella lista delle crisi dimenticate nel 2024, non ha superato le 30mila.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo contrasto &amp;egrave; centrale nella tesi avanzata dal NRC: &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;oblio non &amp;egrave; un incidente inevitabile n&amp;eacute; una conseguenza naturale della complessit&amp;agrave; globale, ma una scelta politica&lt;/strong&gt;. L&amp;rsquo;esempio dell&amp;rsquo;Ucraina dimostra che, quando c&amp;rsquo;&amp;egrave; la volont&amp;agrave;, &amp;egrave; possibile articolare risposte rapide, aumentare i finanziamenti e generare un&amp;rsquo;intensa copertura mediatica. Ci&amp;ograve; non significa delegittimare l&amp;rsquo;attenzione riservata a questa crisi, ma chiedersi perch&amp;eacute; dinamiche umanitarie altrettanto gravi, ma situate al di fuori delle aree di interesse geostrategico occidentale, non ricevano lo stesso trattamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Vite degne di lutto e vite sacrificabili&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Al di l&amp;agrave; delle motivazioni geopolitiche o strategiche di queste differenze abissali, che spiegano in parte perch&amp;eacute; alcune crisi ricevano un&amp;rsquo;attenzione intensa mentre altre vengano relegate alla periferia del dibattito pubblico, occorre porre una domanda radicalmente etica: alcune vite valgono pi&amp;ugrave; di altre?&lt;/p&gt;
&lt;blockquote class="blockquote2"&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Se una vita &amp;egrave; considerata priva di valore, se una vita pu&amp;ograve; essere distrutta o fatta scomparire senza lasciare traccia n&amp;eacute; conseguenze apparenti, ci&amp;ograve; significa che quella vita non era considerata come pienamente viva e, quindi, e degna di lutto&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Butler J., &lt;em&gt;Sin miedo. Formas de resistencia a la violencia de hoy&lt;/em&gt;, p. 41&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;A una lettura cruda ma inevitabile dei dati, la risposta sembra essere affermativa: &lt;strong&gt;non tutte le morti ci commuovono, non tutte le vite ci parlano, non tutte le vittime suscitano lutto&lt;/strong&gt;. Per la filosofa statunitense Judith Butler (n. 1956), il diritto a una vita vivibile &amp;egrave; universale solo in teoria. In pratica, la &amp;ldquo;lamentabilit&amp;agrave;&amp;rdquo; (ovvero il riconoscimento sociale che una vita perduta &amp;egrave; una perdita per tutti) &amp;egrave; attraversata da assi di disuguaglianza quali la razza, il genere o la classe sociale&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;a id="footnote-001-backlink" href="#footnote-001"&gt;&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Una vita viene pienamente riconosciuta solo quando soddisfa determinati standard impliciti di valore e appartenenza. Pertanto, di fronte a un conflitto come quello in Ucraina, l&amp;rsquo;Europa ha reagito con una campagna di solidariet&amp;agrave; immediata, persino storica, mentre in altri conflitti, altrettanto letali o pi&amp;ugrave; protratti, come quelli in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo o in Siria, la risposta &amp;egrave; stata molto pi&amp;ugrave; tiepida, se non addirittura inesistente. Non &amp;egrave; che qualcuno lo abbia proclamato esplicitamente, ma i fatti lo indicano con brutale chiarezza: le vite ucraine sono state ritenute pi&amp;ugrave; importanti, pi&amp;ugrave; vicine, pi&amp;ugrave; degne di accoglienza, pi&amp;ugrave; degne di lutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo pregiudizio morale e politico non &amp;egrave; nuovo, ma oggi assume forme particolarmente crude e dolorose. Gli ucraini sono stati considerati rifugiati legittimi; i siriani, i sudanesi o i congolesi, spesso solo migranti sospetti o dati statistici. &lt;strong&gt;La &amp;ldquo;lamentabilit&amp;agrave;&amp;rdquo; non &amp;egrave; una categoria naturale, ma una costruzione sociale e politica che funge da meccanismo di inclusione o esclusione simbolica&lt;/strong&gt;. Quanto pi&amp;ugrave; un corpo &amp;egrave; distante, razzializzato o emarginato, tanto meno viene riconosciuto degno di lutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea che il filosofo e storico camerunense Achille Mbembe (n. 1957) propone con il concetto di &amp;laquo;necropolitica&amp;raquo; integra e radicalizza questa diagnosi. Mbembe descrive un mondo in cui la sovranit&amp;agrave; non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; definita esclusivamente dalla capacit&amp;agrave; di decidere sulla vita, ma da quella di lasciar morire&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;a id="footnote-000-backlink" href="#footnote-000"&gt;&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. &lt;span&gt;Stati e poteri globali esercitano un potere necropolitico che seleziona chi pu&amp;ograve; vivere con dignit&amp;agrave;, chi pu&amp;ograve; sopravvivere e chi &amp;egrave; semplicemente sacrificabile&lt;/span&gt;. Per Mbembe, nella storia le vite degli africani sono state sottoposte a questa logica: vite che possono essere cancellate senza scandalo, perch&amp;eacute; non occupano un posto centrale nell&amp;rsquo;immaginario globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo quadro di riflessione, &amp;egrave; particolarmente pertinente recuperare una terza voce: quella di papa Francesco, quando denuncia quella che ha definito &amp;laquo;la &lt;strong&gt;globalizzazione dell&amp;rsquo;indifferenza&lt;/strong&gt;&amp;raquo;. Nella sua celebre omelia a Lampedusa, nel luglio 2013, Francesco parla di corpi reali annegati nel Mediterraneo, di vite che cercavano speranza e hanno trovato solo silenzio e morte. Parla di societ&amp;agrave; che hanno perso la capacit&amp;agrave; di piangere, che hanno anestetizzato la propria coscienza di fronte alla sofferenza degli altri: una cultura in cui tutti sono responsabili, ma nessuno si sente tale. Proprio come Butler sottolinea che sono le norme sociali a determinare chi pu&amp;ograve; essere una vittima, Francesco denuncia che il benessere ci ha resi insensibili. Il Mediterraneo, al pari dei territori dilaniati dalla guerra o dei campi profughi dimenticati, &amp;egrave; oggi una metafora di questa indifferenza globale: uno spazio in cui diventa tangibile la distanza tra ci&amp;ograve; che potremmo essere come comunit&amp;agrave; umana e ci&amp;ograve; che siamo realmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci&amp;ograve; che accomuna questi tre autori &amp;egrave; la &lt;strong&gt;denuncia di un sistema che produce morti invisibili, lutti impossibili e responsabilit&amp;agrave; eluse e &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;diluite&lt;/strong&gt;. Il linguaggio cambia (filosofico, postcoloniale, teologico), ma la tesi &amp;egrave; condivisa: il modo in cui guardiamo (o non guardiamo) alla morte dell&amp;rsquo;altro rivela il tipo di mondo che stiamo costruendo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Possiamo parlare di &amp;ldquo;guerre paria&amp;rdquo;?&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;ordine globale contemporaneo, la morte non ha lo stesso peso per tutti. Questo fallimento etico si traduce in una geografia morale della sofferenza: alcuni contesti sono in grado di suscitare empatia e mobilitazione, altri si trasformano in silenzi sedimentati. In questo orizzonte prende forma la nozione di &amp;ldquo;&lt;strong&gt;guerra paria&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; per descrivere quei &lt;strong&gt;conflitti armati che, nonostante la loro gravit&amp;agrave;, durata o impatto umanitario, vengono sistematicamente ignorati, sminuiti o resi invisibili&lt;/strong&gt; dai principali attori del sistema internazionale. Il concetto rimanda alla parola paria nel suo senso pi&amp;ugrave; crudo: escluso e relegato al di fuori della sfera di ci&amp;ograve; che &amp;egrave; visibile, degno di lutto e meritevole di una risposta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le guerre paria non sono tali perch&amp;eacute; meno violente, meno letali o marginali rispetto alle dinamiche del capitalismo globale (si pensi all&amp;rsquo;importanza dell&amp;rsquo;uso dei minerali provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo per le catene di produzione tecnologiche internazionali), ma perch&amp;eacute; non rientrano nelle logiche globali di definizione delle priorit&amp;agrave;. Spesso presentano alcune caratteristiche che qui elenchiamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;a) &lt;strong&gt;Scarsa visibilit&amp;agrave; internazionale&lt;/strong&gt;. A causa della &amp;ldquo;stanchezza mediatica&amp;rdquo; (un conflitto troppo vecchio, troppo complesso o troppo lontano), della mancanza di immagini d&amp;rsquo;impatto o del disinteresse delle agenzie di stampa occidentali, molte di queste guerre scompaiono dall&amp;rsquo;immaginario collettivo anche se persistono nel tempo con effetti molto pesanti sulla popolazione civile, oppure, quando riaffiorano, lo fanno in modo brusco, decontestualizzato e semplificato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;b) &lt;strong&gt;Assenza di volont&amp;agrave; politica internazionale&lt;/strong&gt;. Nonostante gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, la comunit&amp;agrave; internazionale rimane paralizzata, comodamente rintanata nell&amp;rsquo;inazione. Spesso non vi sono nemmeno tentativi di mediazione, pressioni diplomatiche significative o una presenza efficace nei processi di pace.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;c) &lt;strong&gt;Stigmatizzazione del conflitto o dei suoi protagonisti&lt;/strong&gt;. Molti di questi scenari rimangono intrappolati in narrazioni riduzionistiche e razziste, che li descrivono come conflitti tribali, irrazionali o endemici, riproducendo stereotipi che ne perpetuano l&amp;rsquo;isolamento e legittimano l&amp;rsquo;inazione. Spesso anche le voci locali, le loro iniziative di pace o le loro esperienze di resilienza vengono rese invisibili o sminuite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;d) &lt;strong&gt;Scarso accesso alle risorse&lt;/strong&gt;. Le guerre paria ricevono una quota molto minore di aiuti umanitari, finanziamenti per programmi di ricostruzione o stabilizzazione e sostegno tecnico o politico. Il cronico sottofinanziamento dei piani di risposta umanitaria, dimostrato dal NRC, &amp;egrave; il sintomo pi&amp;ugrave; evidente di questo abbandono strutturale. Ma lo sono anche l&amp;rsquo;uso improprio delle risorse o le soluzioni che contribuiscono a peggiorare le circostanze. &lt;/p&gt;
&lt;blockquote class="blockquote2"&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;La globalizzazione dell&amp;rsquo;indifferenza ci rende tutti &amp;ldquo;innominati&amp;rdquo;, responsabili senza nome e senza volto&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Papa Francesco, &lt;em&gt;Omelia a Lampedusa&lt;/em&gt;, 8 luglio 2013&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Parlare di guerre paria &amp;egrave;, quindi, pi&amp;ugrave; di una semplice descrizione: &amp;egrave; un&amp;rsquo;accusa morale e politica&lt;/strong&gt;. Significa mettere in discussione il modo in cui il sistema internazionale decide che cosa merita attenzione e che cosa pu&amp;ograve; essere relegato al silenzio. &amp;Egrave; una critica diretta alla gerarchizzazione mediatica, diplomatica e morale della sofferenza. Questa critica non mira a banalizzare i conflitti che attualmente ricevono attenzione, come quelli in Ucraina o a Gaza, ma piuttosto a mettere in luce la disparit&amp;agrave; di pesi e misure che regolano la risposta globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Verso una nuova grammatica etica per le guerre paria&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Per Butler, la resistenza passa dal ripensare le condizioni del riconoscimento: denunciare le logiche sociali che determinano quali vite contano, quali possono essere narrate e quali sono degne di lutto. Per Mbembe, la trasformazione richiede una riformulazione radicale della comunit&amp;agrave; politica, ponendo fine alla necropolitica e restituendo la dignit&amp;agrave; umana a coloro a cui &amp;egrave; stata negata. Per Francesco, la conversione morale si manifesta in una liturgia di penitenza collettiva, un invito a uscire dall&amp;rsquo;anestesia spirituale e sociale causata da una cultura del consumismo sfrenato e a recuperare il legame con l&amp;rsquo;altro, specialmente con chi soffre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da questi tre linguaggi (filosofico, postcoloniale e teologico) &lt;strong&gt;emerge&lt;/strong&gt; un&amp;rsquo;unica urgenza: &lt;strong&gt;la necessit&amp;agrave; di una nuova grammatica etica sui conflitti armati&lt;/strong&gt;, che rompa con la gerarchizzazione dei dolori e delle sofferenze, metta in discussione la selezione mediatica e politica delle guerre che contano, e ristabilisca l&amp;rsquo;esigenza di vedere, ascoltare e piangere laddove il sistema globale offre solo silenzio, emarginazione e oblio. Questa nuova grammatica pu&amp;ograve; essere sostenuta da tre proposte concrete: una nuova agenda delle priorit&amp;agrave; globali, un impegno sociale ed etico da parte dei vari attori e un appello a un&amp;rsquo;educazione pi&amp;ugrave; sensibile e decentrata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima proposta, &lt;strong&gt;una nuova agenda globale delle priorit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;, pu&amp;ograve; sembrare un&amp;rsquo;utopia in un contesto di militarizzazione e riarmo, in cui agli Stati membri della NATO viene chiesto di aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL. Tuttavia, chiedere agli Stati pi&amp;ugrave; potenti di cambiare le loro priorit&amp;agrave; globali, ponendo al centro la sicurezza umana, non &amp;egrave; solo un imperativo etico, ma anche una condizione per la sopravvivenza e il futuro del pianeta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In secondo luogo, &amp;egrave; necessario &lt;strong&gt;un impegno&lt;/strong&gt; sociale ed etico da parte degli Stati, dei media, delle ONG e della societ&amp;agrave; civile nel suo complesso &lt;strong&gt;per rendere visibile ci&amp;ograve; che attualmente rimane invisibile&lt;/strong&gt;. In questo senso, il NRC chiede un cambiamento strutturale nell&amp;rsquo;allocazione delle risorse, stabilendo un modello basato sull&amp;rsquo;entit&amp;agrave; dei reali bisogni umanitari e non sulla risonanza mediatica o sulla redditivit&amp;agrave; strategica delle crisi. Ci&amp;ograve; richiede anche un rinnovato impegno da parte del giornalismo globale nel dare voce alle situazioni dimenticate, nonch&amp;eacute; una responsabilit&amp;agrave; collettiva da parte degli attori internazionali, in particolare dei Governi donatori, nell&amp;rsquo;attuare il principio di umanit&amp;agrave; nelle loro politiche estere. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, &lt;strong&gt;questa nuova grammatica etica richiede un&amp;rsquo;educazione che non si focalizzi solo su ci&amp;ograve; che ci &amp;egrave; vicino, identificabile o facilmente rappresentabile&lt;/strong&gt;, ma abbracci ogni forma di sofferenza umana, a prescindere dalla geografia, dalla razza, dalla religione o dalla narrazione. Ugualmente serve promuovere una solidariet&amp;agrave; che non attenda l&amp;rsquo;identificazione per mobilitarsi, ma parta piuttosto dalla convinzione che ogni vita umana &amp;egrave; degna di lutto, ogni morte ingiusta &amp;egrave; uno scandalo e ogni conflitto ignorato &amp;egrave; una sfida morale. Si tratta di denunciare la globalizzazione dell&amp;rsquo;indifferenza, ma anche di costruirne il contrappunto: una globalizzazione della responsabilit&amp;agrave;, della memoria e della cura. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;section&gt;
&lt;ol&gt;
    &lt;li id="footnote-004"&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="#footnote-004-backlink"&gt;*&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Traduzione &lt;/span&gt;e riduzione dall&amp;rsquo;originale catalano &amp;laquo;&amp;iquest;Per qu&amp;egrave; hi ha guerres que no plorem?&amp;raquo;, in &lt;span&gt;Q&amp;uuml;estions de vida cristiana&lt;/span&gt;, n. 282 (agosto 2025) 43-57 a cura di Paolo Foglizzo. &lt;/p&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Cfr &lt;span&gt;Mack&lt;/span&gt; A., &lt;a href="file:///E:\\Paolo\\OneDrive%20-%20Fondazione%20Culturale%20San%20Fedele\\0%20-%20Redazione%20AS\\Lavorazione%20articoli%20word\\4%20-%20Affidati%20a%20un%20padrino\\Paolo\\Mateos.Guerre%20dimenticate\\%3cwww.ipinst.org\\2007\\03\\global-political-violence-explaining-the-post-cold-war-decline"&gt;&lt;span&gt;Global Political Violence: Explaining the Post-Cold War Decline&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, International Peace Academy, New York 2007.&lt;/p&gt;
    &lt;/li&gt;
    &lt;li id="footnote-003"&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="#footnote-003-backlink"&gt;*&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Cfr &lt;span&gt;Davies&lt;/span&gt; S. &lt;span&gt;et al&lt;/span&gt;., &amp;laquo;&lt;a href="https://academic.oup.com/jpr/article/62/4/1223/8324565"&gt;&lt;span&gt;Organized violence 1989&amp;ndash;2024, and the challenges of identifying civilian victims&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&amp;raquo;, in &lt;span&gt;Journal of Peace Research&lt;/span&gt;, 4 (2025) 1223-1240.&lt;/p&gt;
    &lt;/li&gt;
    &lt;li id="footnote-002"&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="#footnote-002-backlink"&gt;*&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Norwegian Refugee Council&lt;/span&gt;, &lt;a href="https://www.nrc.no/feature/2025/the-worlds-most-neglected-displacement-crises-in-2024"&gt;&lt;span&gt;The world&amp;rsquo;s most neglected displacement crises&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, 3 giugno 2025. &lt;a href="https://www.nrc.no/feature/2026/the-worlds-most-neglected-displacement-crises-2025"&gt;&lt;span&gt;L&amp;rsquo;edizione 2025&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &amp;egrave; stata pubblicata il 4 giugno 2026.&lt;/p&gt;
    &lt;/li&gt;
    &lt;li id="footnote-001"&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="#footnote-001-backlink"&gt;*&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Butler&lt;/span&gt; J., &lt;span&gt;Sin miedo. Formas de resistencia a la violencia de hoy&lt;/span&gt;, Taurus, Madrid 2020.&lt;/p&gt;
    &lt;/li&gt;
    &lt;li id="footnote-000"&gt;
    &lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="#footnote-000-backlink"&gt;*&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Cfr &lt;span&gt;Mbembe&lt;/span&gt; A., &lt;span&gt;Necropolitica&lt;/span&gt;, Ombre corte, Verona 2016.&lt;/p&gt;
    &lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;/section&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69444</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Un welfare solo per alcuni? Implicazioni politiche e sociali di una tendenza in atto</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/un-welfare-solo-per-alcuni-implicazioni-politiche-e-sociali-di-una-tendenza-in-atto/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69441.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Massimo CAMPEDELLI</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69441</guid><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Un welfare solo per alcuni? Implicazioni politiche e sociali di una tendenza in atto</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/un-welfare-solo-per-alcuni-implicazioni-politiche-e-sociali-di-una-tendenza-in-atto/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69441.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;C'&amp;egrave; un rapporto stretto tra il welfare, ossia il sistema delle politiche
sociali, e le forme attraverso cui viene esercitato il potere
politico. &lt;strong&gt;Ogni regime, compresi quelli autoritari, tende
a costruire un sistema di protezione sociale coerente e adeguato alle
istanze ideologiche e politiche, sia interne sia internazionali, che lo
contraddistinguono&lt;/strong&gt;. La vicenda del fascismo italiano (Ritter 1996, Stolzi
2017) e delle leggi razziali del 1938 (Sarfatti 2022) mostra con particolare
chiarezza questo intreccio. Riprendendo un&amp;rsquo;intuizione di Norberto Bobbio
(1976, 137), si pu&amp;ograve; dire che le forme di governo aiutano a comprendere
la fenomenologia sociale e, al contempo, vale anche il contrario: osservare
come sono pensate e attuate le politiche educative, sanitarie, assistenziali e
abitative permette di capire come si struttura il potere in una determinata
fase storica. Esiste dunque un nesso dinamico tra forme della societ&amp;agrave;, della
politica e del welfare, che richiede di essere studiato con uno sguardo interdisciplinare. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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donna, dovremmo ricordarci di un dato scomodo: ci&amp;ograve; che diviene
pubblico &amp;egrave; soltanto la punta di un iceberg, perch&amp;eacute; sono ben
pi&amp;ugrave; numerose le storie che non diventano titoli di giornale, ma restano confinate nel silenzio all&amp;rsquo;interno delle relazioni affettive o professionali.
&lt;strong&gt;Raccontare questi episodi, con il dovuto rispetto e attenzione, &amp;egrave; necessario
per riportare l&amp;rsquo;attenzione su un fenomeno di cui non sempre
&amp;egrave; percepita la gravit&amp;agrave; e aiutare coloro che si trovano in tali situazioni
a dare un nome a quanto vivono&lt;/strong&gt;, e venire a conoscenza di strumenti
a loro disposizione per interrompere la violenza. Permette, inoltre, di
prendere coscienza dei fattori culturali che costituiscono un terreno favorevole
alla violenza sulle donne e al perpetuarsi di una disparit&amp;agrave; di potere
tra i generi, che si traduce in discriminazioni e limitazioni all&amp;rsquo;autonomia.
&lt;strong&gt;Sul piano della consapevolezza culturale e sociale, il nostro Paese
avanza, ma lentamente&lt;/strong&gt;, come mostrano bene alcuni interventi legislativi
che sono stati possibili solo quando &amp;egrave; maturata una sufficiente sensibilit&amp;agrave;
sociale. Si &amp;egrave; dovuto attendere il 1975 per la riforma del diritto di
famiglia che ha introdotto la parit&amp;agrave; giuridica tra i coniugi (&lt;em&gt;L. 19 maggio
1975, n. 151&lt;/em&gt;). La violenza sessuale &amp;egrave; stata riconosciuta come reato contro
la persona, anzich&amp;eacute; contro la moralit&amp;agrave; pubblica, solo nel 1996 (&lt;em&gt;L. 15
febbraio 1996, n. 66&lt;/em&gt;). Pi&amp;ugrave; di recente, con la &lt;em&gt;L. 2 dicembre 2025, n. 181&lt;/em&gt;,
&amp;egrave; stato introdotto il reato di femminicidio, una scelta politica importante
non tanto per il valore deterrente, che &amp;egrave; comunque limitato, ma per
quello preventivo, perch&amp;eacute; segnala l&amp;rsquo;importanza di un valore &amp;ndash; la dignit&amp;agrave;
delle donne &amp;ndash; per cui vanno costruite tutele adeguate (cfr Riggio G.,
&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/femminicidi-le-leggi-da-sole-non-bastano/"&gt;&amp;laquo;Femminicidi, le leggi da sole non bastano&amp;raquo;&lt;/a&gt;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 1
[2026] 3-7). Nel corso di questi decenni &lt;strong&gt;si &amp;egrave; progressivamente passati
dalla considerazione della sola violenza fisica al riconoscimento di
altre forme, talvolta meno visibili, che pongono le donne in condizione
di pericolo e di perdita di autonomia&lt;/strong&gt;. &amp;Egrave; il caso della violenza
economica, che cristallizza un modello in cui gli uomini hanno un ruolo
preminente rispetto alle donne nelle decisioni che riguardano la gestione
delle risorse della famiglia.
&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante i passi in avanti, vi &amp;egrave; ancora molto da fare perch&amp;eacute; una cultura
del reciproco rispetto tra uomini e donne si radichi nel nostro Paese
e venga assunta da tutte le generazioni, non soltanto le pi&amp;ugrave; giovani, che
su questo tema sono pi&amp;ugrave; sensibili e ricettive. Per giungere a questo esito
&lt;strong&gt;vanno smascherati e smontati numerosi stereotipi di genere, vanno
cambiati linguaggi e narrazioni che alimentano una cultura aggressiva
e del controllo&lt;/strong&gt;. Soprattutto va riconosciuto che &amp;egrave; necessario un profondo
lavoro educativo, che coinvolga tanto gli uomini quanto le donne.
Per questo sono importanti le occasioni di dialogo e riflessione, come il
convegno promosso ad aprile 2026 dal Servizio per la Pastorale sociale
e il lavoro della diocesi di Milano, di cui riprendiamo qui gli interventi.
Da prospettive diverse per competenze ed esperienze, gli autori &amp;ndash; Gino
Cecchettin della Fondazione Giulia Cecchettin, Sabrina Ignazi e Ileana
Montagnini di Caritas ambrosiana, Olga Cola di Women Care ETS e don Nazario Costante della diocesi di Milano &amp;ndash; partono dalla lettura del
fenomeno della violenza di genere per sollevare interrogativi e proporre
strumenti per decifrare gli stereotipi di genere retaggio della cultura patriarcale,
avere uno sguardo lucido e consapevole e, se necessario, capire
quando &amp;egrave; necessario chiedere aiuto. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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