<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it</link><description>Aggiornamenti Sociali - Feed RSS</description><item><title>Tasselli di pace</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/tasselli-di-pace/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69367.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Durante la veglia di preghiera per la pace svoltasi nella Basilica di
San Pietro a Roma lo scorso 11 aprile, papa Leone XIV ha affermato:
&amp;laquo;[&amp;hellip;] vi sono inderogabili responsabilit&amp;agrave; dei governanti delle
Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! &amp;Egrave; il tempo della pace! Sedete ai tavoli
del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si
deliberano azioni di morte! Vi &amp;egrave; per&amp;ograve;, non meno grande, la responsabilit&amp;agrave;
di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un&amp;rsquo;immensa moltitudine
che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. [&amp;hellip;] [C]onvertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei
quartieri, nelle comunit&amp;agrave; civili e religiose [&amp;hellip;]. Formiamoci e giochiamoci
in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno
ha il suo posto nel mosaico della pace!&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con queste parole, il Papa si fa interprete di un &lt;strong&gt;desiderio, assai sentito
da molti, di gridare che un&amp;rsquo;altra via deve essere possibile rispetto al
dilagare della guerra, anche se oggi pare pi&amp;ugrave; che mai difficile trovarla&lt;/strong&gt;.
Come ebbe ad affermare Giorgio La Pira, l&amp;rsquo;ultima parola dovrebbe spettare
ai popoli, senza il cui consenso &amp;laquo;la guerra non si fa e la pace non si edifica&amp;raquo;
(La Pira G., &lt;em&gt;Rievocazione nell&amp;rsquo;anniversario del Convegno dei Sindaci&lt;/em&gt;, 1956,
in De Siervo U. &amp;ndash; Giovannoni G. &amp;ndash; Giovannoni G. [edd.], &lt;em&gt;Giorgio
La Pira Sindaco. Scritti, discorsi e lettere&lt;/em&gt;, Cultura Nuova Editrice, Firenze
1988, 262). &lt;strong&gt;La responsabilit&amp;agrave; politica dei governanti &amp;egrave; enorme, ma non
&amp;egrave; l&amp;rsquo;unica: l&amp;rsquo;edificazione della pace &amp;egrave; anche un impegno che parte dal
basso&lt;/strong&gt;, che non sgorga in modo casuale, ma ha bisogno di essere attentamente
accompagnato e sostenuto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che cosa significa oggi essere costruttori di pace? Per cercare delle possibili
risposte a questa domanda partiamo dal confronto con il testo della
&lt;em&gt;Nota pastorale&lt;/em&gt; della Conferenza episcopale italiana (CEI) &lt;em&gt;Educare a una
pace disarmata e disarmante&lt;/em&gt; (EPDD), pubblicata il 5 dicembre 2025, che ha
dedicato la sua corposa ultima sezione a questo tema. Il primo contributo
alla nostra riflessione &amp;egrave; di don Bruno Bignami, direttore dell&amp;rsquo;Ufficio nazionale
per i Problemi sociali e il lavoro della CEI, che ripercorre pi&amp;ugrave; da vicino
la struttura e l&amp;rsquo;ispirazione del documento; gli altri interventi danno spazio
a voci impegnate a pi&amp;ugrave; livelli nella riflessione e nell&amp;rsquo;azione per la pace, di
provenienza ecclesiale e non: Mario Pianta, docente della Scuola Normale
Superiore di Pisa, si confronta con il testo della Nota da studioso di politica
economica e di movimenti pacifisti; Rosanna Tabasso rilegge l&amp;rsquo;esperienza
del SERMIG di Torino, di cui &amp;egrave; responsabile; Jos&amp;eacute; Nivoi, portavoce del
Collettivo autonomo lavoratori portuali (CALP) di Genova, porta una
testimonianza di coordinamento sindacale e civile contro il traffico delle
armi. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/per-abbonarsi/"&gt;abbonati &lt;/a&gt;per sostenere &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69367</guid><pubDate>Sun, 10 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Spagna controcorrente sulle politiche migratorie</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/spagna-controcorrente-sulle-politiche-migratorie/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69369.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;La Spagna sta vivendo una rapida trasformazione verso una societ&amp;agrave;
sempre pi&amp;ugrave; diversificata. Terra di emigrazione fino alla fine del XX
secolo, oggi rappresenta uno dei principali Paesi di immigrazione
in Europa, con una popolazione complessiva passata da 40,5 milioni di
abitanti nel 1999 a quasi 50 milioni all&amp;rsquo;inizio del 2026. Sono attualmente
presenti sul territorio nazionale 10 milioni di persone nate all&amp;rsquo;estero, di
cui il 50% proviene dall&amp;rsquo;America latina (ma il dato &amp;egrave; in crescita), il 27%
dall&amp;rsquo;Europa, il 17% dall&amp;rsquo;Africa e il 6% dai Paesi asiatici. La maggioranza
arriva per via aerea (90%), mentre gli arrivi irregolari rappresentano solo il
10%, sebbene monopolizzino l&amp;rsquo;attenzione mediatica e il dibattito politico
(Servicio Jesuita a Migrantes Espa&amp;ntilde;a 2026).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La percentuale di popolazione straniera &amp;egrave; simile a quella di altri Paesi
dell&amp;rsquo;Unione Europea con forte immigrazione (Francia, Germania, Italia,
Paesi Bassi), dove per&amp;ograve; il processo di trasformazione &amp;egrave; stato distribuito su
alcuni decenni. &lt;strong&gt;Molti migranti sono arrivati in Spagna attratti dalla crescita
economica e rappresentano il fattore che maggiormente vi contribuisce&lt;/strong&gt;,
distinguendo il Paese iberico dal resto dell&amp;rsquo;UE, come confermano i
dati della Banca di Spagna, del Governo e della Commissione europea. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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si vive gioca nello sviluppo delle persone e delle comunit&amp;agrave;. Non si
tratta semplicemente di un tema demografico, n&amp;eacute; di una questione
settoriale confinabile nel campo delle politiche di sviluppo locale. Al
contrario, interroga direttamente i principi fondamentali di uguaglianza
sostanziale e di libert&amp;agrave; dell&amp;rsquo;essere umano su cui si regge la convivenza democratica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;
La definizione della Strategia nazionale per le aree interne
&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;La Strategia nazionale per le aree interne (SNAI) definisce queste zone
come quei &lt;strong&gt;territori significativamente distanti dai poli di offerta dei
servizi essenziali di cittadinanza &amp;ndash; istruzione, salute e mobilit&amp;agrave; &amp;ndash; e caratterizzati
da fragilit&amp;agrave; demografiche, economiche e infrastrutturali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tale definizione non si applica solamente ad aree rurali o montane, ma
inquadra porzioni rilevanti del territorio nazionale che soffrono una distanza
strutturale dai centri in grado di garantire in modo pieno ed equo il godimento dei diritti fondamentali. &amp;Egrave;, dunque, la distanza dai servizi
essenziali a produrre uno svantaggio strutturale, che non riguarda solo le
opportunit&amp;agrave; economiche, ma incide sulla qualit&amp;agrave; della vita, sull&amp;rsquo;accesso ai
diritti e sulla possibilit&amp;agrave; stessa di immaginare un futuro. In questo senso,
il progressivo spopolamento che caratterizza molte aree interne non pu&amp;ograve;
essere letto come un fenomeno naturale o inevitabile, ma come il risultato
cumulativo di scelte politiche, di priorit&amp;agrave; implicite e di una lunga subordinazione
dei criteri di vivibilit&amp;agrave; a quelli dell&amp;rsquo;efficienza economica, che
hanno legato tra loro, negli ultimi decenni, la densit&amp;agrave; (o la rarefazione)
della popolazione e la programmazione della spesa relativa ai servizi di
pubblica utilit&amp;agrave;. [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;p&gt;Al centro dell&amp;rsquo;enciclica vi &amp;egrave; la riflessione sulle &lt;em&gt;res novae&lt;/em&gt;, cio&amp;egrave; le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica, e le loro conseguenze sul piano politico, sociale, economico e culturale. Per Leone XIV, l'umanit&amp;agrave; si trova di fronte &amp;laquo;a una scelta decisiva&amp;raquo; rispetto al rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Per esprimerla fa ricorso a due icone bibliche: innalzare una nuova torre di Babele (Genesi 11,1-9), simbolo di una civilt&amp;agrave; costruita &amp;laquo;sull&amp;rsquo;orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa&amp;raquo;, che &amp;laquo;sorge dall&amp;rsquo;assolutizzazione dell&amp;rsquo;umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignit&amp;agrave; delle persone all&amp;rsquo;efficienza&amp;raquo; (MH, n. 7); oppure ricostruire insieme le mura di Gerusalemme dopo l&amp;rsquo;esilio babilonese (Neemia 2-6; &lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/ricostruire-la-comunita/"&gt;cfr Teani M., &amp;laquo;Ricostruire la comunit&amp;agrave;&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 2 (2024) 125-130&lt;/a&gt;). Attraverso questi due riferimenti biblici si comprende che il bivio in cui ci troviamo non ha per oggetto la scelta se far ricorso o meno alla tecnologia, visto che in ogni caso si tratta di costruire, ma il modo in cui la utilizziamo, se per custodire l&amp;rsquo;umano o per dividere la comunione e accrescere le diseguaglianze. Un&amp;rsquo;alternativa che nella &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; &amp;egrave; immediatamente risolta nella scelta di seguire &amp;laquo;la via di Neemia&amp;raquo; (MH, n. 10), che privilegia il lavoro condiviso e l&amp;rsquo;attenzione alla dignit&amp;agrave; di tutte le persone, ma che &amp;egrave; tutt&amp;rsquo;altro che scontata nel contesto odierno.
&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Il riferimento centrale alla dottrina sociale della Chiesa&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Per svolgere in modo adeguato &amp;laquo;un discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona, affinch&amp;eacute; sia sempre l&amp;rsquo;intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libert&amp;agrave;, a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilit&amp;agrave; l&amp;rsquo;uso e i limiti&amp;raquo; (MH, n. 97), Leone XIV individua nella dignit&amp;agrave; della persona il criterio fondamentale per orientare il progresso tecnico e richiama nel primo capitolo di &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; il patrimonio di saggezza della dottrina sociale della Chiesa, di cui sottolinea il carattere dinamico, il confronto costante con le domande poste dalla storia, per cui anche &amp;laquo;l&amp;rsquo;intelligenza artificiale va compresa non come un&amp;rsquo;appendice tematica, o come un&amp;rsquo;emergenza da gestire, ma come una trasformazione che interpella dall&amp;rsquo;interno le categorie della dottrina sociale e ne domanda un ulteriore sviluppo, nella fedelt&amp;agrave; al Vangelo&amp;raquo; (MH, n. 17). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo approfondimento &amp;egrave; dedicato il secondo capitolo dell&amp;rsquo;enciclica. Qui il fondamento della dignit&amp;agrave; di tutti gli esseri umani &amp;laquo;semplicemente per il fatto di esistere&amp;raquo; (MH, n. 52), su cui si fonda l&amp;rsquo;altissimo valore dei diritti umani, e i principi della dottrina sociale della Chiesa (bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiariet&amp;agrave;, solidariet&amp;agrave;, giustizia sociale) sono indicati come i criteri fondamentali per leggere e interpretare la trasformazione in atto. Alla base vi &amp;egrave; una comprensione ben precisa della dottrina sociale: &amp;laquo;Non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Essa nasce dall&amp;rsquo;incontro tra la verit&amp;agrave; eterna del Vangelo e le domande della storia, si lascia interrogare dai segni dei tempi; si alimenta del contributo delle scienze, delle culture e delle esperienze umane&amp;raquo; (MH, n. 27). &lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Disarmare la tecnologia perch&amp;eacute; sia a servizio della persona e dei popoli &lt;/h1&gt;
Nel terzo capitolo, intitolato significativamente &amp;laquo;Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell&amp;rsquo;IA&amp;raquo;, la riflessione di Leone XIV entra nel vivo della questione. Di fronte all&amp;rsquo;accelerazione impressa dalle nuove tecnologie e ai rapidi cambiamenti che ne derivano in tutti gli ambiti della vita, &amp;laquo;noi credenti dobbiamo e possiamo scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanit&amp;agrave; che ci &amp;egrave; data in dono&amp;raquo; (MH, n. 90). Tutto questo perch&amp;eacute; &amp;laquo;il progresso tecnico, in s&amp;eacute; prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un&amp;rsquo;adeguata maturazione etica e sociale, pu&amp;ograve; accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave;: si &amp;ldquo;ha di pi&amp;ugrave;&amp;rdquo; ma non si &amp;ldquo;&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;&amp;rdquo;, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce&amp;raquo; (MH, n. 94).
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
Il richiamo al paradigma tecnocratico descritto da papa Francesco nella &lt;em&gt;Laudato si&amp;rsquo;&lt;/em&gt; permette di situare le considerazioni di questo capitolo nell&amp;rsquo;orizzonte odierno, dove prevale la tendenza a ridurre la realt&amp;agrave; a ci&amp;ograve; che &amp;egrave; misurabile, controllabile, efficiente e fonte di profitto. Viene anche affrontata la dimensione culturale legata alla rivoluzione digitale in atto, che prende corpo nelle narrazioni del transumanesimo e postumanesimo, che pur nelle loro differenze sono accomunati da alcuni presupposti: &amp;laquo;la centralit&amp;agrave; della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana&amp;raquo; (MH, n. 116). In modi diversi e complementari, l&amp;rsquo;approccio tecnico e la riflessione di fondo mostrano quanto sia cruciale riuscire a chiarire la profonda differenza che intercorrere tra l&amp;rsquo;intelligenza umana, radicata in un&amp;rsquo;esperienza relazionale e corporea, e quelle artificiali, che possono realizzare numerose attivit&amp;agrave; meglio degli esseri umani per velocit&amp;agrave; e ampiezza di calcolo, ma la cui &amp;laquo;potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati. [&amp;hellip;] Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di s&amp;eacute; il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ci&amp;ograve; che producono, perch&amp;eacute; non abitano l&amp;rsquo;orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l&amp;rsquo;umano diventa sapiente&amp;raquo; (MH, n. 99).
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla presa d&amp;rsquo;atto di questa fondamentale distinzione nasce l&amp;rsquo;urgente invito a essere cauti nell&amp;rsquo;impiego dei sistemi di intelligenza artificiale, perch&amp;eacute; &amp;laquo;quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunit&amp;agrave;, reputazione, libert&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 102), potendo divenire una giustificazione inoltre per lo scarto dei deboli, &amp;laquo;ammantato di neutralit&amp;agrave; e oggettivit&amp;agrave;, davanti alle quali &amp;egrave; impossibile protestare&amp;raquo; (MH, n. 103). Nel quarto capitolo, queste riflessioni sono sviluppate in riferimento a tre ambiti cruciali per la custodia dell&amp;rsquo;umano: verit&amp;agrave;, che rinvia al funzionamento e alla vitalit&amp;agrave; della democrazia, al ruolo svolto dai mezzi di informazione e alla centralit&amp;agrave; della fiducia; lavoro, riconosciuto gi&amp;agrave; dalla &lt;em&gt;Rerum novarum&lt;/em&gt; come dimensione costitutiva della dignit&amp;agrave; della persona, che oggi pu&amp;ograve; divenire un luogo di spersonalizzazione e di precarizzazione; infine, libert&amp;agrave;, minacciata sia dalle dipendenze digitali sia dalle nuove forme di controllo sociale basate sulla raccolta massiva dei dati.&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La civilt&amp;agrave; dell&amp;rsquo;amore come alternativa possibile &lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; non si limita a registrare questi rischi, ma afferma che esiste uno spazio di scelta nel modo di concepire il rapporto con le nuove tecnologie. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; possibile in primo luogo riconoscendo che non ci troviamo di fronte strumenti neutri, anche dal punto di vista morale, da cui deriva la necessaria assunzione di responsabilit&amp;agrave; di &amp;laquo;chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare ad essi le scelte concrete&amp;raquo; (MH, n. 105). Il primo passo da compiere riguarda proprio lo statuto che viene riconosciuto alla tecnica: &amp;laquo;I diversi ambiti considerati &amp;ndash; la ricerca della verit&amp;agrave; nella vita pubblica, l&amp;rsquo;educazione nell&amp;rsquo;ambiente digitale, le trasformazioni del lavoro, la fragilit&amp;agrave; delle famiglie e le nuove forme di schiavit&amp;ugrave; &amp;ndash; non sono fenomeni separati. Essi manifestano una medesima posta in gioco: se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica &amp;egrave; assunta dentro un orizzonte di sapienza, pu&amp;ograve; diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternit&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 180).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Queste considerazioni valgono ancor di pi&amp;ugrave; se riferite al tema della pace, che &amp;egrave; divenuto estremamente urgente negli ultimi anni ed &amp;egrave; &amp;laquo;condizione del bene comune universale e un banco di prova della maturit&amp;agrave; morale dei popoli&amp;raquo; (MH, n. 182). Il ricorso al conflitto armato, sempre pi&amp;ugrave; legittimato, esprime un atteggiamento violento e foriero di sofferenze rispetto all&amp;rsquo;interdipendenza tra i popoli, che si traduce oggi nel rifiuto del multilateralismo, nella spinta bellicistica, in un falso realismo politico. Prendendo le distanze da questa impostazione, Leone XIV propone un progetto alternativo, una civilt&amp;agrave; dell&amp;rsquo;amore, per riprendere l&amp;rsquo;espressione gi&amp;agrave; coniata da Paolo VI, che fa proprio &amp;laquo;il compito decisivo di trasformare questa interdipendenza subita in una solidariet&amp;agrave; voluta e scelta&amp;raquo; (MH, n. 187).&amp;nbsp;Ci&amp;ograve; lo si realizza mettendosi dalla parte delle vittime, grazie a un impegno corale che si forma attraverso &amp;laquo;una somma di fedelt&amp;agrave; piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione&amp;raquo; (MH, n. 213), perch&amp;eacute; &amp;laquo;ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e l&amp;igrave; &amp;ndash; non altrove &amp;ndash; &amp;egrave; chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verit&amp;agrave;, sobriet&amp;agrave;, prossimit&amp;agrave;, cura)&amp;raquo; (MH, n. 212). Tutto questo &amp;egrave; possibile se accompagnato e sostenuto da una profondit&amp;agrave; spirituale e teologica, che porta &amp;laquo;a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanit&amp;agrave; che illumina anche il tempo dell&amp;rsquo;IA&amp;raquo;, riconoscendo che pure &amp;laquo;quando le macchine eccellono nell&amp;rsquo;efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato&amp;raquo; (MH, n. 233). &lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69396</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Due ragazze nude</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/due-ragazze-nude/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69426.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Giuseppe RIGGIO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69426</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Essere uomini e donne è una cosa meravigliosa</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/essere-uomini-e-donne-e-una-cosa-meravigliosa/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69397.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Questo contributo propone alcune sottolineature all&amp;rsquo;interno della grande ricchezza di stimoli offerta dall&amp;rsquo;enciclica Magnifica humanitas, proponendo alcune chiavi per un primo approccio. Per una presentazione sintetica della struttura e dei contenuti &lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/dall-intelligenza-artificiale-alla-custodia-della-persona-l-itinerario-di-magnifica-humanitas-di/"&gt;si rimanda alla guida alla lettura del nostro direttore Giuseppe Riggio &amp;laquo;Dall'IA alla custodia della persona: l'itinerario di Magnifica humanitas di Leone XIV&amp;raquo;&lt;/a&gt; e alla Sintesi predisposta dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, disponibile in &lt;a href="https://www.humandevelopment.va/it/magnifica-humanitas.html"&gt;www.humandevelopment.va&lt;/a&gt;. Ulteriori approfondimenti sui temi trattati dall&amp;rsquo;enciclica saranno pubblicati sul sito e sulle pagine della Rivista.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fin dalle parole iniziali, l&amp;rsquo;enciclica &lt;em&gt;Magnifica humanitas&lt;/em&gt; (in breve, MH), la prima di papa Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026 e resa nota il successivo 25 maggio, prende una posizione molto decisa: &amp;ldquo;essere uomini e donne &amp;egrave; una cosa meravigliosa&amp;rdquo; (cos&amp;igrave; potremmo tradurre, in linguaggio corrente, il suo titolo latino). A prima vista potrebbe sembrare una banalit&amp;agrave; autoconsolatoria a buon mercato. Smette di esserlo quando ci rendiamo conto che questa affermazione vale per tutti, anzi per &amp;ldquo;tutti, tutti, tutti&amp;rdquo;, come avrebbe detto papa Francesco, nel solco del cui insegnamento l&amp;rsquo;enciclica chiaramente si pone, come gi&amp;agrave; l&amp;rsquo;esortazione apostolica &lt;em&gt;Dilexi te&lt;/em&gt;, pubblicata da Leone XIV il 9 ottobre 2025.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;strong&gt;Nel nostro mondo, infatti, ammirazione e meraviglia sono riservati a una ristretta cerchia di uomini e donne&lt;/strong&gt;, capaci di imporsi all&amp;rsquo;attenzione dell&amp;rsquo;opinione pubblica per i risultati raggiunti, o, pi&amp;ugrave; spesso, per la ricchezza e il potere accumulato. I loro volti riempiono giornali e Internet e le loro parole inondano media vecchi e nuovi. Ben altro destino &amp;egrave; riservato ai miliardi di persone comuni, la cui esistenza non &amp;egrave; affatto considerata magnifica. Anzi, per la mentalit&amp;agrave; tecnocratica dominante, sono considerate manipolabili a piacere e sacrificabili sull&amp;rsquo;altare della massimizzazione del profitto. Addirittura, denuncia con forza l&amp;rsquo;enciclica, &lt;strong&gt;&amp;laquo;Alcune correnti postumaniste arrivano persino a ipotizzare esseri umani &amp;ldquo;di seconda classe&amp;rdquo;, funzionali agli interessi di &amp;eacute;lite che si percepiscono superiori&lt;/strong&gt;: una prospettiva inquietante, tanto pi&amp;ugrave; grave se si combina con strumenti tecnologici che ampliano in modo esponenziale il potere di controllo e di selezione&amp;raquo; (MH, n. 172). Nel nostro mondo, poi, oggetto di una meraviglia ancora pi&amp;ugrave; grande sono le nuove tecnologie, in particolare quelle legate all&amp;rsquo;intelligenza artificiale (IA): alcuni dei suoi sostenitori ne preconizzano progressi crescenti, fino a rappresentare un nuovo stadio evolutivo che render&amp;agrave; obsoleta la specie umana. Al discernimento delle trasformazioni prodotte dall&amp;rsquo;avvento dell&amp;rsquo;IA l&amp;rsquo;enciclica dedica l&amp;rsquo;intero capitolo III e vari passaggi negli altri: &amp;egrave; l&amp;rsquo;IA la prima delle &lt;em&gt;res novae&lt;/em&gt; del nostro tempo (cfr MH, n. 4), che &amp;laquo;impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono pi&amp;ugrave; essere eluse&amp;raquo; (MH, n. 6): desideriamo un futuro di crescente disumanizzazione o vogliamo edificare insieme un mondo in cui ci sia spazio per tutti, &amp;laquo;trasformando la diversit&amp;agrave; in una risorsa e facendo dell&amp;rsquo;ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternit&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 10)?&amp;nbsp;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La dignit&amp;agrave; della persona come misura del progresso&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; in questo contesto che &lt;strong&gt;Leone XIV avverte l&amp;rsquo;urgenza di ribadire il tradizionalissimo insegnamento della Chiesa sulla dignit&amp;agrave; inalienabile e infinita di ogni essere umano&lt;/strong&gt;, creato a immagine somiglianza di Dio: essa &amp;laquo;non dipende dalle capacit&amp;agrave; che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma &amp;egrave; un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno&amp;raquo; (MH, n. 50). In particolare, l&amp;rsquo;enciclica approfondisce la rilevanza decisiva della dignit&amp;agrave; di ogni essere umano come criterio per il discernimento delle trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali in atto, a partire da quella ideologia &amp;laquo;particolarmente insidiosa&amp;raquo; (MH, n. 51) che attribuisce maggior valore a coloro che sono pi&amp;ugrave; efficienti e performanti. &amp;Egrave; la dignit&amp;agrave; di ogni essere umano la misura autentica della bont&amp;agrave; di qualunque sviluppo tecnologico.&lt;/p&gt;
In questo modo MH prosegue l&amp;rsquo;attuazione, nelle circostanze del nostro tempo, di quella &amp;ldquo;svolta antropologica&amp;rdquo; che il concilio Vaticano II, e in particolare la costituzione pastorale &lt;em&gt;Gaudium et spes&lt;/em&gt;, di cui a dicembre 2025 &amp;egrave; stato celebrato il sessantesimo anniversario2, hanno impresso al rapporto della Chiesa con il mondo e in particolare alla dottrina sociale: &amp;laquo;la persona umana rimane sempre &amp;ldquo;la via della Chiesa&amp;rdquo; e il cuore di ogni autentico cammino di sviluppo umano integrale&amp;raquo; (MH, n. 50). Di questa svolta MH esprime con forza il fondamento cristologico: l&amp;rsquo;umanit&amp;agrave; magnifica, assunta da Ges&amp;ugrave; Cristo attraverso l&amp;rsquo;Incarnazione, diventa in Lui &amp;laquo;la Via, la Verit&amp;agrave; e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza&amp;raquo; (MH, n. 1).&amp;nbsp;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
Dal Vaticano II, e in particolare dal n. 3 di &lt;em&gt;Gaudium et spes&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;MH riprende una concezione integrale della persona umana: corpo e anima, intelletto e volont&amp;agrave;, ragione ed emozione&lt;/strong&gt;. Paragonando l&amp;rsquo;umano a un ecosistema, MH sottolinea l&amp;rsquo;importanza di salvaguardare l&amp;rsquo;armonia tra queste dimensioni, evitando l&amp;rsquo;enfasi unilaterale su una sola: nel nostro tempo il rischio &amp;egrave; l&amp;rsquo;assolutizzazione dell&amp;rsquo;intelligenza, finendo per &amp;laquo;oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l&amp;rsquo;affetto, la volont&amp;agrave;, la dedizione e la relazione&amp;raquo; (MH, n. 112). Si radica qui la differenza irriducibile tra le persone e le intelligenze artificiali, che &amp;laquo;non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall&amp;rsquo;interno ci&amp;ograve; che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilit&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 99).&amp;nbsp;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Magnifica e ferita&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;enfasi sulla dignit&amp;agrave; infinita dell&amp;rsquo;essere umano va di pari passo con la consapevolezza dei suoi limiti, che i progetti di transumanesimo (che immagina un potenziamento dell&amp;rsquo;essere umano attraverso le tecnologie) e postumanesimo (che prospetta forme di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente) vorrebbero invece superare grazie al ricorso alla tecnica, in particolare all&amp;rsquo;IA. Per queste ideologie che, sulla spinta di alcuni centri di potere, colonizzano l&amp;rsquo;immaginario collettivo, &amp;laquo;Tutto ci&amp;ograve; che appare come &amp;ldquo;limite&amp;rdquo; &amp;ndash; incapacit&amp;agrave;, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilit&amp;agrave; &amp;ndash; tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere&amp;raquo; (MH, n. 118). Per l&amp;rsquo;antropologia cristiana, invece, &amp;laquo;&lt;strong&gt;l&amp;rsquo;umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite&lt;/strong&gt;. [&amp;hellip;] &amp;Egrave; proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosit&amp;agrave; che sorprende anche in mezzo all&amp;rsquo;oscurit&amp;agrave; e al fallimento, l&amp;rsquo;esperienza spirituale e l&amp;rsquo;adorazione di Dio&amp;raquo; (MH, n. 118-119), che sono riconosciuti come tratti irrinunciabili dell&amp;rsquo;umano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma soprattutto l&amp;rsquo;esperienza della finitudine &amp;egrave; motore di autentico sviluppo, in quanto &amp;laquo;non impoverisce l&amp;rsquo;essere umano ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell&amp;rsquo;altro&amp;raquo; (MH, n. 122) e &lt;strong&gt;apre la possibilit&amp;agrave; &amp;laquo;di intuire una fraternit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; grande di s&amp;eacute; e di riconoscere l&amp;rsquo;ingiustizia come scandalo&amp;raquo;&lt;/strong&gt; (ivi). In altre parole apre uno spazio di responsabilit&amp;agrave; e di azione collettiva. Per questo la storia umana non &amp;egrave; solo un catalogo di violenze, ma anche il racconto dell&amp;rsquo;impegno e della lotta per la tutela della dignit&amp;agrave; umana; di conquiste ottenute grazie a un cammino lungo e faticoso, ma che restano fragili; della costruzione di &amp;laquo;istituzioni capaci di proteggere la vita comune&amp;raquo; (MH, n. 123). In ogni tempo, e quindi anche nel nostro, lo spazio della finitudine coincide con quello dell&amp;rsquo;impegno a rendere pi&amp;ugrave; umana la storia e dell&amp;rsquo;incarnazione della speranza del Vangelo, che interpella ogni persona e di cui alcuni diventano testimoni fino al martirio: &amp;laquo;Proprio questo intreccio di istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedelt&amp;agrave; quotidiane tiene desta la speranza e indica una direzione: far crescere la tecnica senza far regredire il cuore&amp;raquo; (MH, n. 126).&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La concentrazione del potere&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;All&amp;rsquo;ideologia del superamento di ogni limite corrisponde la brama di assicurarsi un potere crescente che contraddistingue oggi molti politici, cos&amp;igrave; come grandi aziende o portatori di interessi economici e interi Stati. La riflessione sul potere, e in particolare sulla sua concentrazione, &amp;egrave; un asse portante che attraversa l&amp;rsquo;intera enciclica, che riprende e approfondisce l&amp;rsquo;analisi del paradigma tecnocratico svolta nell&amp;rsquo;enciclica &lt;em&gt;Laudato si&amp;rsquo;.&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In particolare, &lt;strong&gt;il punto chiave della riflessione sull&amp;rsquo;IA risiede proprio nel potere, sempre pi&amp;ugrave; smisurato, che essa conferisce a coloro che la controllano&lt;/strong&gt;. Infatti le &amp;laquo;tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianit&amp;agrave;, plasmano i processi decisionali e incidono in profondit&amp;agrave; sull&amp;rsquo;immaginario collettivo&amp;raquo; (MH, n. 4). Un punto particolarmente critico &amp;egrave; la concentrazione di questo potere in mani private: &amp;laquo;in molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacit&amp;agrave; di calcolo non &amp;egrave; appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilit&amp;agrave; e le possibilit&amp;agrave; stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze&amp;raquo;. Per questo, Leone XIV invoca una estensione del principio di sussidiariet&amp;agrave; a &amp;laquo;ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune&amp;raquo; (MH, n. 71), in modo da garantirne l&amp;rsquo;orientamento al bene comune mediante pratiche di trasparenza, accountability e autentica partecipazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le relazioni internazionali sono l&amp;rsquo;altro ambito in cui &lt;strong&gt;si consolida una cultura della potenza che &amp;laquo;penetra nella societ&amp;agrave;, modifica relazioni e comportamenti, si espande normalizzando la guerra, inseguendo una potenza militare sempre maggiore, approfittando della crisi del multilateralismo e alimentando un falso realismo che ripete che alternative non esistono&lt;/strong&gt;&amp;raquo; (MH, n. 188). L&amp;rsquo;IA &amp;egrave; profondamente intrecciata con questa cultura. Gli algoritmi sono potenti strumenti di diffusione di narrazioni polarizzate che costituiscono una preparazione culturale alla guerra. Ma soprattutto i sistemi di IA sono la base per lo sviluppo di sistemi d&amp;rsquo;arma sempre pi&amp;ugrave; sofisticati e letali, che rendono &amp;laquo;la guerra pi&amp;ugrave; &amp;ldquo;praticabile&amp;rdquo; e meno soggetta al controllo umano&amp;raquo; (MH, n. 197). Tuttavia, &amp;laquo;L&amp;rsquo;IA non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanit&amp;agrave;: pu&amp;ograve; soltanto renderlo pi&amp;ugrave; rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati&amp;raquo; (MH, n. 198).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La dottrina sociale della Chiesa come discernimento in comune&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Come in ogni epoca, anche nella nostra la Chiesa &amp;egrave; consapevole che &amp;laquo;la sua missione ha una portata storica e comporta una responsabilit&amp;agrave; nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali. Per questo non pu&amp;ograve; considerarsi estranea ai dinamismi che configurano il volto della societ&amp;agrave;&amp;raquo; (MH, n. 19). Per contribuire alla loro umanizzazione, dispone di uno strumento ad hoc, la dottrina sociale, intesa &amp;laquo;non un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario&amp;raquo; (MH, n. 27).
Esso parte da una domanda fondamentale, rivolta a &lt;strong&gt;tutte le trasformazioni attualmente in atto&lt;/strong&gt; nell&amp;rsquo;ambito della tecnologia, delle comunicazioni, del mondo del lavoro o delle relazioni internazionali: &amp;laquo;&lt;strong&gt;contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanit&amp;agrave; e fraternit&amp;agrave;, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future?&lt;/strong&gt;&amp;raquo; (MH, n. 87). La dottrina sociale offre poi alcuni criteri per elaborare una risposta &amp;ndash; &amp;laquo;la dignit&amp;agrave; inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiariet&amp;agrave;, la solidariet&amp;agrave; e la giustizia sociale&amp;raquo; (MH, n. 96) &amp;ndash; ancorata alla concretezza delle dinamiche in atto. Richiede dunque di andare a misurare i cambiamenti concreti che le innovazioni producono rispetto alle possibilit&amp;agrave; di partecipazione effettiva, alla riduzione o all&amp;rsquo;aumento delle disuguaglianze, alla concentrazione del potere.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il cammino di discernimento punta infine a identificare e ingaggiare gli attori del cambiamento, proponendo una responsabilit&amp;agrave; condivisa tra istituzioni pubbliche, imprese, corpi intermedi e istanze della societ&amp;agrave; civile e singoli cittadini&lt;/strong&gt;. &amp;laquo;Solo cos&amp;igrave; l&amp;rsquo;innovazione potr&amp;agrave; diventare realmente sviluppo umano integrale e non fattore di esclusione e dominio; e solo cos&amp;igrave; la promessa del progresso potr&amp;agrave; essere riconosciuta come vera, perch&amp;eacute; misurata sulla dignit&amp;agrave; inviolabile di ogni uomo e di ogni donna&amp;raquo; (MH, n. 181).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69397</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Il serpente e l’arca. Sul destino delle comunità</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/il-serpente-e-larca-sul-destino-delle-comunita/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69423.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Cesare SPOSETTI</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69423</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Niente scuse. La violenza di genere riguarda anche te</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/niente-scuse-la-violenza-di-genere-riguarda-anche-te/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69425.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Giuseppe RIGGIO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69425</guid><pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>A chi e a che cosa serve una patria? Il patriottismo cristiano di Simone Weil</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/a-chi-e-a-che-cosa-serve-una-patria-il-patriottismo-cristiano-di-simone-weil/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69371.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Sono trascorsi poco pi&amp;ugrave; di ottant&amp;rsquo;anni da quando una giovane francese
esile, goffa e fragile &amp;ndash; ebrea e cristiana, e filosofa &amp;ndash; fu rilasciata da un
campo di smistamento dopo essere arrivata in nave a Liverpool. Simone
Weil aveva viaggiato da Marsiglia a Casablanca, quindi a New York e poi
a Liverpool per unirsi alle Forze francesi libere a Londra e prendere parte alla
liberazione della Francia e alla sconfitta del nazismo. Il patriottismo francese le scorreva nelle vene. Mor&amp;igrave; meno
di un anno dopo per complicazioni
dovute alla tubercolosi e alla grave
malnutrizione in un sanatorio ad
Ashford, nel Kent.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre era a Londra scrisse un
libro intitolato &lt;em&gt;L&amp;rsquo;enracinement&lt;/em&gt; (Weil S., &lt;em&gt;L&amp;rsquo;enracinement. Pr&amp;eacute;lude &amp;agrave; une d&amp;eacute;claration des devoirs envers l&amp;rsquo;&amp;ecirc;tre humain&lt;/em&gt;, Gallimard,
Paris 1949; tr. it. di Franco Fortini: &lt;em&gt;La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei
doveri verso la creatura umana&lt;/em&gt;, Edizioni di Comunit&amp;agrave;, Roma-Ivrea 2017). Per
impedirle di portare avanti un piano
sconsiderato che prevedeva di
paracadutare delle infermiere in prima
linea per assistere i moribondi,
la distrassero chiedendole di scrivere un manifesto filosofico per la ricostruzione
di una sana societ&amp;agrave; democratica in Europa dopo la guerra. La sua tesi,
in breve, &amp;egrave; che &lt;strong&gt;il modo migliore per riflettere su ci&amp;ograve; che dovrebbe essere
la politica &amp;egrave; partire dai bisogni umani fondamentali e dagli obblighi che
le comunit&amp;agrave; sono chiamate a soddisfare&lt;/strong&gt;. &amp;Egrave; restia a cominciare dal discorso
sui diritti e, prima di affrontarli, preferisce iniziare dagli obblighi che esistono
anche laddove i diritti non possono essere soddisfatti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;La risposta ai bisogni fondamentali degli esseri umani&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;I bisogni fondamentali di ogni essere umano possono essere raggruppati
in due categorie: bisogni morali e bisogni fisici o materiali. Questi ultimi
comprendono cibo, riparo, vestiario, protezione dalla violenza, calore, igiene
e cure in caso di malattia. Tutti i bisogni umani, tanto quelli materiali quanto
quelli morali, funzionano come la fame rispetto al cibo. I bisogni morali
trovano minore spazio nel discorso politico moderno, in parte a causa del
&amp;ldquo;cordone sanitario&amp;rdquo; liberale attorno ai dibattiti sul bene, ma Weil ritiene che
debbano essere riconosciuti come parte dello spazio di una politica che si
pone a servizio del bene comune. Altrimenti, come accade con tutto ci&amp;ograve; che
viene represso, esplodono in modo imprevedibile.&amp;nbsp; [continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/per-abbonarsi/"&gt;abbonati &lt;/a&gt;per sostenere &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;&lt;/h3&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69371</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Contro la spirale dell’ansia serve un vero realismo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/contro-la-spirale-dellansia-serve-un-vero-realismo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69404.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Cesare SPOSETTI</author><category>Editoriali</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69404</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Contro la spirale dell’ansia serve un vero realismo</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/contro-la-spirale-dellansia-serve-un-vero-realismo/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69404.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Quando si parla delle emozioni pi&amp;ugrave; diffuse a livello sociale, specialmente tra i pi&amp;ugrave; giovani, l&amp;rsquo;ansia ha assunto un indiscusso primato. L&amp;rsquo;ha messo efficacemente in rilievo papa Leone XIV, nella sua recente visita alla comunit&amp;agrave; accademica dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; &amp;ldquo;La Sapienza&amp;rdquo; di Roma: &amp;laquo;Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. [&amp;hellip;] Oggi questo dipende sempre pi&amp;ugrave; dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. &amp;Egrave; la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitivit&amp;agrave; e abbandonandoci a spirali d&amp;rsquo;ansia&amp;raquo; (&lt;em&gt;Discorso all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; &amp;ldquo;Sapienza&amp;rdquo; di Roma&lt;/em&gt;, 14 maggio 2026). &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Pontefice non fa che ribadire quanto le ultime ricerche sulla salute mentale delle giovani generazioni mostrano in modo sempre pi&amp;ugrave; evidente. Un recente rapporto dell&amp;rsquo;OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in inglese Organization for Economic Co-operation and Development) mette in luce un &lt;strong&gt;peggioramento generale degli indicatori di salute mentale dei pi&amp;ugrave; giovani lungo l&amp;rsquo;ultimo decennio&lt;/strong&gt; (cfr OECD, &lt;em&gt;Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century&lt;/em&gt;, OECD Publishing, Parigi 2026, in &amp;lt;www.oecd.org&amp;gt;). &lt;strong&gt;Fra i sintomi pi&amp;ugrave; diffusi si segnalano proprio ansia e depressione&lt;/strong&gt;, che vengono correlate a fattori scatenanti complessi e molteplici, non solo individuali, ma legati a condizioni di sistema che tendono a presentarsi come un dato di fatto ineludibile: il mondo va cos&amp;igrave;, bisogna adeguarsi. Cos&amp;igrave; si pone l&amp;rsquo;imperativo, o meglio l&amp;rsquo;ideologia del &lt;em&gt;There is no alternative&lt;/em&gt;, &amp;laquo;non c&amp;rsquo;&amp;egrave; alternativa&amp;raquo; rispetto allo stato di fatto, generalmente associata alle politiche liberiste del primo ministro britannico Margaret Thatcher (1925-2013), che presentava il capitalismo come l&amp;rsquo;unico sistema economico in grado di reggere oggi. Tutto ci&amp;ograve; che cerca di opporsi a questa visione viene presentato come irrealistico e ingenuo. Eppure, a ben vedere, la realt&amp;agrave; pu&amp;ograve; essere guardata da una prospettiva radicalmente diversa, che pu&amp;ograve; contribuire a smontare la spirale dell&amp;rsquo;ansia.   &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;L&amp;rsquo;insostenibile peso della societ&amp;agrave; della performance&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ansia &amp;egrave; uno stato d&amp;rsquo;animo che spesso si usa associare alla paura, eppure tra le due c&amp;rsquo;&amp;egrave; una fondamentale differenza: se la paura rappresenta l&amp;rsquo;ordinaria risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, e in questo svolge anche una funzione fondamentale nella crescita e nella vita degli esseri umani, &lt;strong&gt;l&amp;rsquo;ansia rappresenta piuttosto l&amp;rsquo;anticipazione di una minaccia futura: porta alla paralisi&lt;/strong&gt; e impedisce di affrontare la realt&amp;agrave; (cfr. &lt;span&gt;Rowlands A., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Il valore politico della speranza&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 8-9 [2025] 465). La sua genesi non &amp;egrave; riducibile a una sola spiegazione, tuttavia &lt;strong&gt;&amp;egrave; indubbio che le dinamiche sociali contemporanee le offrano un humus formidabile&lt;/strong&gt;. Viviamo infatti in una societ&amp;agrave; sempre pi&amp;ugrave; complessa ed esigente, in cui la velocit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;innovazione tecnologica, di cui ideologi vecchi e nuovi sostengono il necessario sviluppo senza limiti, si salda con logiche di mercato sempre pi&amp;ugrave; aggressive. In questo tempo, &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;la domanda che i pi&amp;ugrave; giovani, e non solo, sono spinti a porsi incessantemente &amp;egrave;: &amp;laquo;Sono sufficientemente all&amp;rsquo;altezza delle prestazioni che la societ&amp;agrave; dell&amp;rsquo;efficienza mi richiede? Sono abbastanza?&amp;raquo;&lt;/strong&gt;. Siamo in una situazione in cui &amp;laquo;Le richieste ossessive di prestazioni adeguate &amp;ndash; &amp;ldquo;produci sempre di pi&amp;ugrave;, sempre pi&amp;ugrave; in fretta, sempre meglio&amp;rdquo;, &amp;ldquo;realizzati!&amp;rdquo; &amp;ndash; generano un&amp;rsquo;ansia cronica e generalizzata [&amp;hellip;]. L&amp;rsquo;ansia costante &amp;egrave; quella di non farcela [&amp;hellip;]. E nessuno sa cosa voglia veramente dire &amp;ldquo;farcela&amp;rdquo;&amp;raquo; (&lt;span&gt;Mollisi M.A. - Zaccaro G., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Una regola minima per l&amp;rsquo;atleta stanco&amp;raquo;, in &lt;span&gt;Bartolini P. &amp;ndash; Benasayag M. &amp;ndash; Mollisi M.A. &amp;ndash; Zaccaro G.,&lt;/span&gt; &lt;em&gt;Il pessimismo &amp;egrave; un lusso che non possiamo permetterci&lt;/em&gt;, Jaca Book, Milano 2026, 29). La societ&amp;agrave; dell&amp;rsquo;efficienza &amp;egrave; plasmata dall&amp;rsquo;attuale architettura dei media digitali (che tendono a trattenere il pi&amp;ugrave; possibile gli utenti sulle piattaforme, a innescare dinamiche sempre pi&amp;ugrave; accentuate di confronto con artificiali e inarrivabili modelli di successo e a spingere verso un&amp;rsquo;esasperata polarizzazione), dall&amp;rsquo;accelerazione delle varie crisi globali (geopolitica, climatica, finanziaria, ecc.) e dalle pressioni legate al modello socioeconomico per ora vincente, che impone imperativi di prestazione percepiti come sempre pi&amp;ugrave; esigenti e insostenibili nella vita personale, professionale e sociale.  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo diffuso malessere&lt;/strong&gt;, che nei casi pi&amp;ugrave; gravi pu&amp;ograve; sfociare in modo patologico in attacchi di panico, forme depressive, fobie, disturbi del comportamento alimentare, ecc., &lt;strong&gt;tende a essere trattato solo a livello individuale&lt;/strong&gt;. Nel migliore dei casi, chi ne ha le possibilit&amp;agrave; pu&amp;ograve; accedere a un&amp;rsquo;offerta di mercato sempre pi&amp;ugrave; ampia di cosiddetta cura di s&amp;eacute;, volta a promuovere la crescita personale, il benessere fisico e psichico, alla quale si chiede spesso pi&amp;ugrave; che altro un sostegno per &amp;ldquo;restare in corsa&amp;rdquo;, per continuare a &amp;ldquo;funzionare&amp;rdquo;, o addirittura la ricetta per essere vincenti. Risposte di questo tipo, tuttavia, non vanno alla radice del problema: da una parte perpetuano la logica della performance illimitata, dall&amp;rsquo;altro sostengono l&amp;rsquo;illusione di poter gestire e controllare individualmente ogni aspetto che pare fuori posto, semplicemente attivando il giusto rimedio. &lt;strong&gt;A ben vedere, l&amp;rsquo;unico modo per scardinare davvero la spirale dell&amp;rsquo;ansia &amp;egrave; riattivare una dinamica comunitaria&lt;/strong&gt;, che aiuti a passare dalla sofferenza individuale a una presa di coscienza pi&amp;ugrave; ampia e &amp;ldquo;realistica&amp;rdquo; sulla realt&amp;agrave;, che si pu&amp;ograve; costruire solo insieme agli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Per un realismo profetico&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Giorgio La Pira (1904-1977), padre costituente e pi&amp;ugrave; volte sindaco di Firenze, in un&amp;rsquo;epoca profondamente diversa dalla nostra, eppure segnata da tensioni non meno gravi a livello internazionale, riteneva la possibilit&amp;agrave; di una terza guerra mondiale, e lo stesso &amp;laquo;equilibrio del terrore&amp;raquo; tra le superpotenze, &amp;laquo;un non senso&amp;raquo;, e defin&amp;igrave; addirittura il disarmo, lo sviluppo e la pace come &amp;laquo;inevitabili direttrici della storia moderna&amp;raquo;. Queste affermazioni, prese singolarmente, potrebbero sembrare ingenue e velleitarie, specie se messe a confronto con la deriva bellicista che si osserva in questi anni. Di certo La Pira non voleva negare la realt&amp;agrave; delle guerre e delle ingiustizie del mondo, ma offrire una diversa chiave di lettura, secondo cui il disarmo &amp;laquo;non pu&amp;ograve; non avvenire! Ci vuole preghiera, speranza, pazienza, e azione perseverante e decisa a tutti i livelli: &lt;em&gt;spes contra spem&lt;/em&gt;&amp;raquo; (&lt;span&gt;La Pira G.&lt;/span&gt;, &amp;laquo;Le nuove generazioni e la navigazione storica del mondo&amp;raquo;, 14-17 luglio 1968, in &lt;em&gt;Id.&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il sentiero di Isaia&lt;/em&gt;, Cultura Editrice, Firenze 1978, 380-382, facendo riferimento alla &lt;em&gt;Lettera ai&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Romani&lt;/em&gt; 4,18: &lt;em&gt;[Abramo] credette, saldo nella speranza contro ogni speranza&lt;/em&gt;). La sfida posta dal reale non viene negata, ma esiste un tipo di azione possibile per fronteggiarla, accompagnata da virt&amp;ugrave; quali pazienza, perseveranza e speranza, anche contro ogni evidenza. &lt;strong&gt;Si tratta di un&amp;rsquo;azione non individuale, ma collettiva (&amp;laquo;a tutti i livelli&amp;raquo;), radicata nella scoperta che solo guardando la realt&amp;agrave; insieme la si potr&amp;agrave; veramente vedere tutta&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo sguardo pu&amp;ograve; essere propriamente definito profetico&lt;/strong&gt;. Come i profeti denunciavano apertamente e senza sconti le ingiustizie, l&amp;rsquo;idolatria, l&amp;rsquo;allontanamento del popolo d&amp;rsquo;Israele dall&amp;rsquo;alleanza con Dio, al tempo stesso non mancavano di indicare quei segni presenti nella stessa realt&amp;agrave; che mostrano la possibilit&amp;agrave; concreta di uno sviluppo diverso. Cos&amp;igrave; ad esempio Dio mostra al profeta Geremia un ramo di mandorlo ancora spoglio, facendogliene intendere la fioritura ormai prossima (&lt;em&gt;Geremia&lt;/em&gt; 1,11), e rivela al profeta Isaia la venuta del Messia come un germoglio pronto a spuntare dal tronco di Iesse (&lt;em&gt;Isaia &lt;/em&gt;11,1). Come nel testo biblico tale sguardo sgorga dal dialogo talora serrato tra Dio e il profeta, cos&amp;igrave; &lt;strong&gt;oggi questo pu&amp;ograve; nascere dal lasciarsi toccare dalla realt&amp;agrave; insieme ad altri&lt;/strong&gt;: come sono le sofferenze e le sfide individuali e collettive di oggi viste insieme? Quali piccoli segni e timidi inizi gi&amp;agrave; vediamo nella realt&amp;agrave;, e possiamo aiutare insieme a far crescere? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si parla dunque sempre di realismo, ma di segno diverso e pi&amp;ugrave; profondo di quello fatto proprio dalla prospettiva della cosiddetta &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Realpolitik&lt;/em&gt;, dove al reale si associa una forma di pragmatismo che per&amp;ograve; non esaurisce mai la complessit&amp;agrave; del mondo in cui viviamo, anzi ne rappresenta una facile (e brutale) semplificazione. Se si guarda davvero insieme e in profondit&amp;agrave; il mondo cos&amp;igrave; com&amp;rsquo;&amp;egrave;, si scorge sempre anche un&amp;rsquo;alternativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;Dall&amp;rsquo;ansia all&amp;rsquo;azione comune&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;Quali sono dunque oggi i piccoli segni della possibilit&amp;agrave; di una visione (e di un&amp;rsquo;azione) alternativa? Non stupir&amp;agrave; ritrovarli proprio in quelle giovani generazioni spesso presentate come pi&amp;ugrave; fragili e vulnerabili. &lt;strong&gt;Pur in un contesto di individualismo diffuso, molti giovani decidono di mettersi in gioco in diverse esperienze nel segno della condivisione&lt;/strong&gt;: cammini, forme di vita comunitaria, impegno missionario, formazione tra pari, associazioni e gruppi che si prendono cura di un quartiere, di un territorio, ecc. I giovani impegnati in attivit&amp;agrave; che li mettono in relazione con gli altri, come sport, associazionismo e volontariato, e che sviluppano fra loro relazioni di amicizia, hanno generalmente una visione molto pi&amp;ugrave; positiva del futuro (cfr &lt;span&gt;Magatti M. - Pizzul D.&lt;/span&gt; [edd.], &lt;em&gt;FRAGILE. Mappae mundi di una nuova generazione&lt;/em&gt;, Erickson, Trento 2026, 148, in &amp;lt;www.unhatefoundation.org&amp;gt;). Paure e inquietudini non vengono rimosse, ma quando sono affrontate insieme possono divenire momenti di crescita e occasione per aiutare altri a fare lo stesso passaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Proprio la riscoperta e la cura di una dimensione pi&amp;ugrave; gratuita dei legami relazionali possono offrire un&amp;rsquo;alternativa vera e credibile all&amp;rsquo;apparentemente inevitabile caduta nella spirale dell&amp;rsquo;ansia&lt;/strong&gt;. Riprendendo il discorso di papa Leone XIV citato in apertura, perch&amp;eacute; questi germogli crescano e si sviluppino serve, trasformare l&amp;rsquo;inquietudine in profezia, e farlo insieme, passando &amp;laquo;dall&amp;rsquo;ermeneutica all&amp;rsquo;azione&amp;raquo;: infatti, &amp;laquo;proprio l&amp;rsquo;implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che gi&amp;agrave; germoglia&amp;raquo;. Nel concreto, la societ&amp;agrave; civile pu&amp;ograve; fare molto per favorire e accompagnare le esperienze comunitarie che gi&amp;agrave; nascono dal basso, e al tempo stesso spingere i decisori politici a fare altrettanto, abbandonando visioni, come quelle distorte sul &amp;ldquo;merito&amp;rdquo; (cfr &lt;span&gt;Riggio G., &lt;/span&gt;&amp;laquo;Il merito in questione: oltre una visione individualista&amp;raquo;, in &lt;em&gt;Aggiornamenti Sociali&lt;/em&gt;, 4 [2024] 219-222), che in ultima analisi sostengono la societ&amp;agrave; della performance.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Solo guardando in faccia insieme agli altri la realt&amp;agrave; nella sua interezza e ritrovando la forza dei legami personali e comunitari in una societ&amp;agrave; che ha fatto dell&amp;rsquo;individualismo la sua cifra distintiva, si potr&amp;agrave; recuperare uno sguardo profetico che sappia realizzare l&amp;rsquo;alternativa gi&amp;agrave; seminata nei solchi del presente.  &lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69404</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Ottant’anni di Repubblica: un anniversario per aprirsi al futuro</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/ottantanni-di-repubblica-un-anniversario-per-aprirsi-al-futuro/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69405.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;ul&gt;
    &lt;li&gt;La Repubblica oltre lo Stato, Camilla Buzzacchi / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Una Costituente delle nuove generazioni, Francesca Paini; intervista a cura di Tommaso D&amp;rsquo;Angelo / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Scoprire la Costituzione a scuola, Anna Errico / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;La Repubblica di tutti, Takoua Ben Mohamed / &lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Educare alla cittadinanza: riflessioni di un Preside per l&amp;rsquo;ottantesimo anniversario della Repubblica, Luca Imperatore&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</content:encoded><author>Luca IMPERATORE</author><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69405</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Ottant’anni di Repubblica: un anniversario per aprirsi al futuro</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/ottantanni-di-repubblica-un-anniversario-per-aprirsi-al-futuro/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69405.jpg'&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Il modo in cui una societ&amp;agrave; celebra gli anniversari pubblici &amp;egrave; una buona
cartina al tornasole della loro rilevanza: quando il tono &amp;egrave; dimesso e l&amp;rsquo;eco
circoscritta, &amp;egrave; segno che ci troviamo di fronte a un evento che sta scivolando
nell&amp;rsquo;oblio collettivo. Non &amp;egrave; certo il caso dell&amp;rsquo;ottantesimo anniversario
della Repubblica italiana, il 2 giugno 2026, che non manca di visibilit&amp;agrave;. La
questione che si pone &amp;egrave; se sapremo cogliere questa opportunit&amp;agrave; per rileggere
un momento fondamentale della nostra storia, senza limitarci a un rimpianto
nostalgico, ma mettendo a fuoco gli eventi che si sono svolti ieri, per poterne
comprendere il senso per noi. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il referendum istituzionale del 1946, il primo appuntamento elettorale
a livello nazionale in cui votarono anche le donne (preceduto di qualche
mese dalle elezioni amministrative in numerose citt&amp;agrave;), non si pu&amp;ograve; ridurre
solo alla scelta tecnica tra avere un Capo di Stato ereditario, come nel caso
della monarchia, o uno elettivo e per un arco di tempo limitato con la repubblica.
A poco pi&amp;ugrave; di un anno dalla caduta del fascismo (cfr cronologia
alle pp. 368-372), cui il Sovrano si era legato, era ben chiaro ai politici
e ai cittadini che l&amp;rsquo;alternativa prospettata era carica di una dimensione
simbolica e valoriale: l&amp;rsquo;esito del referendum avrebbe offerto un&amp;rsquo;indicazione
forte sull&amp;rsquo;orientamento popolare in base al quale ripensare la
convivenza civile e l&amp;rsquo;assetto istituzionale del Paese. In modo indiretto,
il quesito referendario sollevava infatti ulteriori interrogativi: su quali principi
ridefinire le relazioni tra i governati e i governanti e quelle tra i cittadini
nell&amp;rsquo;Italia postfascista? Con la vittoria della repubblica, scelta da oltre
dodici milioni di italiani (il 54,3% dei votanti), la risposta si concretizz&amp;ograve;
in una transizione del potere pacifica e ordinata, a cui seguirono i lavori
dell&amp;rsquo;Assemblea costituente che si conclusero con l&amp;rsquo;approvazione della nuova
Costituzione italiana, poi entrata in vigore il 1&amp;ordm; gennaio 1948.
Rivedere le foto dell&amp;rsquo;epoca, come quella sulla copertina di questo numero,
o i servizi dei cinegiornali del 1946, rileggere articoli pubblicati sulla
stampa del tempo o libri pi&amp;ugrave; recenti che ripercorrono gli eventi di quei
mesi, pu&amp;ograve; suscitare curiosit&amp;agrave; e stupore, ma pu&amp;ograve; anche esserci qualcosa in
pi&amp;ugrave;.
[continua]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 style="text-align: center;"&gt;
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/cittadinanza-e-partecipazione-unintesa-tra-generazioni/"&gt;Scoprire la Costituzione a scuola - Versione estesa&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, Anna Errico&lt;/h3&gt;
&lt;h3&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/educare-alla-cittadinanza-riflessioni-di-un-preside-per-lottantesimo-anniversario-della-repubblica/"&gt;Educare alla cittadinanza: riflessioni di un Preside per l&amp;rsquo;ottantesimo anniversario della Repubblica&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, Luca Imperatore&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</content:encoded><author /><category>Primo piano</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69405</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item><item><title>Verso un nuovo patto sociale. Lavoro, welfare e sostenibilità ecologica nella doppia transizione</title><link>http://www.aggiornamentisociali.it/articoli/verso-un-nuovo-patto-sociale-lavoro-welfare-e-sostenibilita-ecologica-nella-doppia-transizione/</link><content:encoded>&lt;img src='http://www.aggiornamentisociali.it/Archivi/AGSO/Img/0069/69422.jpg'&gt;&lt;br/&gt;</content:encoded><author>Tommaso D'ANGELO</author><category>Recensioni</category><comments /><guid>http://www.aggiornamentisociali.it#69422</guid><pubDate>Thu, 28 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate></item></channel></rss>