ArticoloDialoghi

Oltre le Olimpiadi: la montagna in cerca di nuovi scenari

Le Alpi non sono un «terreno di gioco», di Enrico Camanni /
Domini collettivi: un adattamento climatico intelligente, di Marta Villa /
I Comuni montani visti da chi li amministra, di Marco Bussone /
La neve che non c’è, di Mauro Bossi SJ e Filippo Miorini /
Abitare il futuro della montagna: comunità, welfare e nuove economie, di Federica Serra /
Fascicolo: gennaio 2026

Grazie ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, ormai alle porte, faremo una scorpacciata di montagna. Ma la sovraesposizione mediatica non ci restituirà le peculiarità di una porzione rilevante del territorio del Paese, che è ben di più di uno sfondo dialoghi innevato per le competizioni sciistiche. Due immagini ci aiutano a mettere a fuoco la complessità dei territori montani e la varietà di dinamiche in cui sono coinvolti.

La prima viene dall’Appennino reggiano, un’area inclusa nella Strategia nazionale aree interne (SNAI), dove sette Comuni hanno dato vita alla Green community Montagna del latte, un progetto che prevede la gestione delle risorse forestali, la produzione di energia da fonti rinnovabili locali, lo sviluppo di modelli agricoli e zootecnici sostenibili e la promozione del turismo lento.

La seconda immagine viene dal monte Bondone, nel Comune di Trento: all’inizio di dicembre 2025, mentre un’ondata di caldo anomalo por tava la soglia dello zero termico a 3.500 metri d’altitudine, un elicottero effettuava quaranta trasporti di neve sulle piste da sci, per salvaguardare gli accordi con i tour operator e garantire l’attività sportiva nel fine settimana lungo dell’Immacolata.

Sono due immagini che raccontano la montagna in modo diverso: la prima parla di rigenerazione di territori basata sulla ricerca scientifica ap plicata e sul principio di sussidiarietà; la seconda testimonia il tentativo disperato di mantenere in vita un settore turistico importante, ma ormai condannato alla scomparsa dall’inarrestabile cambiamento climatico, una questione di grande attualità alla luce delle Olimpiadi del 2026.

La montagna è sempre stata ed è ancora oggetto di narrazioni plu rali e contrastanti: intesa come tempio della wilderness, della natura in contaminata, una sorta di santuario postmoderno nel quale l’abitante delle città si reca in pellegrinaggio per recuperare il rapporto con una natura largamente idealizzata; trasformata nel parco giochi della classe abbiente della pianura, colonizzata da infrastrutture turistiche per rendere possi bile ogni genere di svago; condannata allo spopolamento, segnata dalla disoccupazione e dall’arretratezza sociale, simbolo per eccellenza delle aree interne, dimenticate dalle politiche di sviluppo.

Tutte queste narrazioni esprimono qualcosa di vero, ma nessuna appare adeguata, soprattutto perché si tratta di ricostruzioni fatte da osservatori esterni, che proiettano modelli culturali esogeni sulle terre di montagna e sulle comunità che le abitano. Da gran parte dell’opinione pubblica la montagna è ancora percepita attraverso il filtro del turismo. Nell’immaginario collettivo, i territori montani sono indissolubilmente ca ratterizzati da un reticolo di sentieri, rifugi, piste da sci, impianti di risalita; non tutti sono consapevoli che questo tipo di paesaggio riguarda soltanto alcune aree ed è il prodotto di uno sviluppo relativamente recente.

Qual è oggi lo stato della montagna italiana? Una lettura del Rapporto Montagne Italia 2025. Istituzioni movimenti innovazioni. Le Green Commu nity e le sfide dei territori, a cura dell’Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani (UNCEM; Rubbettino, Soveria Mannelli [CZ] 2025), fornisce ragguagli statistici che smentiscono alcuni stereotipi, in primo luogo quello che i territori montani siano destinati allo spopolamento. Per proseguire nella destrutturazione degli stereotipi, abbiamo chiesto ad al cuni esperti di offrirci il contributo del loro punto di vista e delle loro competenze. Nelle pagine che seguono trovano spazio diverse voci: Enrico Camanni, scrittore, e Marta Villa, antropologa, riflettono sull’immagina rio della montagna e sulla cultura delle comunità montane come risorsa per promuovere cura del territorio e vie alternative di sviluppo; Marco Busso ne, presidente dell’UNCEM, si sofferma sulle politiche di sviluppo delle aree montane; Mauro Bossi SJ e Filippo Miorini, della nostra Redazione, illustrano con un’infografica la situazione degli impianti sciistici dismessi in Italia e di come in alcuni territori si siano attuate soluzioni alternative in mancanza di neve; Federica Serra, dottoranda di ricerca presso il Poli tecnico di Torino, esplora diverse esperienze di rigenerazione dei territori montani. Il dialogo proseguirà e si amplierà nelle prossime settimane con alcuni contributi che saranno disponibili sul nostro sito.

Oltre il ristretto cono di luce che i riflettori olimpici accendono per un tempo limitato e solo su alcuni territori, il dialogo tra queste prospettive ci restituisce un profilo delle aree montane italiane pluriforme e in conti nua evoluzione, segnato da fragilità e diseguaglianze, ma soprattutto impegnato nella ricerca di nuove soluzioni. [Continua]

 

 

Ti interessa continuare a leggere questo articolo? Se sei abbonato inserisci le tue credenziali oppure  abbonati per sostenere Aggiornamenti Sociali

Ultimo numero
Leggi anche...

Rivista

Visualizza

Annate

Sito

Visualizza