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Il ruolo dell’Iran nella finanza mondiale

Fascicolo: aprile 2026

Ogni volta che nei media occidentali si descrive la politica estera statunitense nei confronti dell’Iran, viene seguito un copione consolidato: Teheran è un regime che viola i diritti umani, reprime i dissidenti, persegue il programma nucleare in sfida alla comunità internazionale. Si tratta di affermazioni vere, ma questa narrativa, pur fondata, svolge un’ulteriore funzione: oscurare uno dei motivi principali per cui l’ostilità statunitense verso l’Iran si è intensificata in questo frangente storico, fino a giungere all’aggressione militare iniziata il 28 febbraio 2026. Per comprendere questa escalation bisogna guardare alla carta geografica della finanza globale e al ruolo che l’Iran ha assunto nel 2024 con il suo ingresso nei BRICS.

 

La funzione di nodo finanziario dell’Iran

I BRICS, a seguito dell’adesione nel 2024 di Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Iran, e dell’Indonesia nel 2025, hanno accresciuto il loro rilievo politico ed economico e rappresentano oggi oltre il 40% della popolazione mondiale e più di un terzo del PIL globale. Uno degli obiettivi centrali di questo blocco di Paesi è ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni internazionali, un processo comunemente noto come “dedollarizzazione”. L’ingresso di Teheran nei BRICS, voluto e sostenuto esplicitamente da Mosca e da Pechino, è legato a questo disegno, dato che l’Iran ha progressivamente consolidato il suo ruolo in una funzione molto specifica: diventare un nodo di facilitazione per i Paesi che vogliono operare a livello commerciale e finanziario mondiale bypassando il sistema dominato dagli Stati Uniti o per ragioni politiche o perché ne sono esclusi a causa di sanzioni internazionali. [continua]

 

 

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