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Cambiare il sistema dall’interno. Un’analisi delle elezioni ungheresi del 2026

Fascicolo: giugno-luglio 2026

Le elezioni politiche ungheresi del 12 aprile 2026 hanno segnato la sconfitta di Viktor Orbán e del suo partito Fidesz, ponendo fine al cosiddetto sistema di cooperazione nazionale (in ungherese NER: Nemzeti Együttműködés Rendszere), instauratosi nel 2010 e divenuto negli anni sinonimo dello strapotere di una forza politica in ogni ambito della vita pubblica, dall’istruzione, all’imprenditoria, alla cultura. L’affermazione elettorale di TISZA (Tisztelet és Szabadság Párt, Partito del rispetto e della libertà) è stata netta: mai prima d’ora un partito in Ungheria aveva ricevuto così tanti voti, ottenendo 141 seggi sui 199 dell’Assemblea nazionale, assicurandosi così una maggioranza superiore ai due terzi, che tra l’altro garantisce al nuovo Governo la possibilità di modificare la Costituzione del Paese. Anche l’affluenza quasi dell’80% è un record per le elezioni ungheresi dal 1989, anno del ritorno alla democrazia. Questo dato, sommato alla vittoria schiacciante di TISZA, ha dimostrato una netta voglia di cambiamento sistemico e una domanda sociale per un rinnovamento della democrazia, ridisegnando completamente la mappa politica ungherese. Si tratta, inoltre, di un evento ancor più sorprendente, perché l’avvicendamento politico è avvenuto all’interno dello stesso impianto istituzionale che Fidesz aveva a lungo usato per consolidare il proprio dominio «truccando il sistema» (Tanács-Mandák e Horváth 2025).

Ci troviamo di fronte a un passaggio storico. Non solo per la sconfitta del «campo di forza centrale della politica», per riprendere le parole di Orbán, che ha dominato la vita politica ungherese negli ultimi sedici anni (Bozóki e Benedek 2024, 27), ma anche per la rapida ascesa di TISZA, che in appena due anni è divenuto il partito politico principale: un evento inedito nella politica ungherese. È inoltre importante rilevare che anche l’opposizione attraversa una totale riorganizzazione: i precedenti partiti di minoranza (ad esempio, la Coalizione democratica, il Movimento Momentum o il Partito socialista ungherese, che è il successore del Partito comunista al governo durante la Guerra fredda) non hanno ottenuto alcun seggio in Parlamento. TISZA non ha mobilitato solamente gli elettori dell’opposizione, ma anche ex sostenitori di Fidesz e indecisi, un’impresa che nessuna forza di opposizione era riuscita a compiere finora. Infine, il risultato di questa elezione è stato eccezionale anche perché Péter Magyar, il leader di TISZA, è stato probabilmente il primo politico ungherese a organizzare così tanti incontri pubblici in provincia in poco meno di due anni, trascorrendo molto tempo nelle zone rurali, evitando Budapest e, soprattutto, i viaggi internazionali. Sebbene la sua campagna elettorale enfatizzasse temi classici dell’opposizione come la trasparenza, la lotta alla corruzione e la democratizzazione delle istituzioni, di cui Fidesz aveva preso il controllo (ad esempio, la Corte costituzionale e la Corte suprema), la differenza in questa occasione è stata nel modo credibile con cui sono stati presentati, ricorrendo direttamente ai social media. [continua]

 

 

 

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