Le elezioni politiche ungheresi del 12 aprile 2026 hanno segnato la
sconfitta di Viktor Orbán e del suo partito Fidesz, ponendo fine al
cosiddetto sistema di cooperazione nazionale (in ungherese NER:
Nemzeti Együttműködés Rendszere), instauratosi nel 2010 e divenuto negli
anni sinonimo dello strapotere di una forza politica in ogni ambito della
vita pubblica, dall’istruzione, all’imprenditoria, alla cultura. L’affermazione
elettorale di TISZA (Tisztelet és Szabadság Párt, Partito del rispetto e
della libertà) è stata netta: mai prima d’ora un partito in Ungheria aveva
ricevuto così tanti voti, ottenendo 141 seggi sui 199 dell’Assemblea
nazionale, assicurandosi così una maggioranza superiore ai due terzi, che
tra l’altro garantisce al nuovo Governo la possibilità di modificare la Costituzione
del Paese. Anche l’affluenza quasi dell’80% è un record per le
elezioni ungheresi dal 1989, anno del ritorno alla democrazia. Questo dato, sommato alla vittoria schiacciante di TISZA, ha dimostrato una netta
voglia di cambiamento sistemico e una domanda sociale per un rinnovamento
della democrazia, ridisegnando completamente la mappa politica
ungherese. Si tratta, inoltre, di un evento ancor più sorprendente, perché
l’avvicendamento politico è avvenuto all’interno dello stesso impianto
istituzionale che Fidesz aveva a lungo usato per consolidare il proprio
dominio «truccando il sistema» (Tanács-Mandák e Horváth 2025).
Ci troviamo di fronte a un passaggio storico. Non solo per la sconfitta
del «campo di forza centrale della politica», per riprendere le parole
di Orbán, che ha dominato la vita politica ungherese negli ultimi sedici
anni (Bozóki e Benedek 2024, 27), ma anche per la rapida ascesa di
TISZA, che in appena due anni è divenuto il partito politico principale:
un evento inedito nella politica ungherese. È inoltre importante rilevare
che anche l’opposizione attraversa una totale riorganizzazione: i precedenti
partiti di minoranza (ad esempio, la Coalizione democratica, il Movimento
Momentum o il Partito socialista ungherese, che è il successore del Partito
comunista al governo durante la Guerra fredda) non hanno ottenuto
alcun seggio in Parlamento. TISZA non ha mobilitato solamente gli
elettori dell’opposizione, ma anche ex sostenitori di Fidesz e indecisi,
un’impresa che nessuna forza di opposizione era riuscita a compiere finora.
Infine, il risultato di questa elezione è stato eccezionale anche perché
Péter Magyar, il leader di TISZA, è stato probabilmente il primo politico
ungherese a organizzare così tanti incontri pubblici in provincia in poco
meno di due anni, trascorrendo molto tempo nelle zone rurali, evitando
Budapest e, soprattutto, i viaggi internazionali. Sebbene la sua campagna
elettorale enfatizzasse temi classici dell’opposizione come la trasparenza, la
lotta alla corruzione e la democratizzazione delle istituzioni, di cui Fidesz
aveva preso il controllo (ad esempio, la Corte costituzionale e la Corte
suprema), la differenza in questa occasione è stata nel modo credibile con
cui sono stati presentati, ricorrendo direttamente ai social media. [continua]
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