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Cristiani di Terra santa: una presenza a rischio

A due anni di distanza dall’attacco sferrato da Hamas e la successiva risposta israeliana, la spirale bellica non accenna a spegnersi e le condizioni in cui si trovano le popolazioni civili nei territori occupati sono sempre più critiche. Attraverso le parole di p. Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terra Santa, apriamo una finestra sulle diverse comunità cristiane locali e su come stanno vivendo questo tempo. Che cosa significa vivere in una terra martoriata dai conflitti e dalla violenza quando si appartiene a una comunità minoritaria?

Intervista a cura di Giuseppe Riggio SJ

Fascicolo: ottobre 2025

Dal 1989 lei vive tra Betlemme e Gerusalemme, seguendo dal punto di vista pastorale le comunità cristiane e condividendo la quotidianità delle persone. Come descriverebbe questa realtà in questo momento?

 

La Terra Santa è stata sempre terra di contese, di conflitti e di divisione. San Francesco arrivò nel 1219 a portare la pace dove c’erano odio e violenza. Ho vissuto in questa terra benedetta lunghi periodi di tensione, come la prima e la seconda Intifada (1987-1993 e 2000) e l’assedio alla Basilica della Natività del 2002. Da due anni la situazione tragica di Gaza si riflette in modo sempre più grave anche nel resto della Terra Santa, soprattutto in Cisgiordania, dove la limitazione alla libertà di movimento incide moltissimo sulla presenza cristiana e dove il livello di povertà è salito a causa della mancanza di lavoro. Non ho numeri certi riguardo alla popolazione cristiana al momento presente in Palestina e in Israele, perché ogni giorno ci sono famiglie che decidono di partire. Per avere un’idea, possono però aiutarci i dati di Gerusalemme: prima del 1948 nella sola parrocchia latina si contavano 14mila famiglie per un totale di circa 90mila persone, mentre oggi nell’intera città si registra in tutto la presenza di 7mila cristiani appartenenti alle varie comunità. In Palestina, la presenza cristiana è concentrata nel governatorato di Betlemme, da dove negli ultimi due anni sono andate via 185 famiglie cristiane per un totale di circa 700 persone. [Continua]

 

 

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