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Cristiani di Terra santa: una presenza a rischio
A due anni di distanza dall’attacco sferrato da Hamas e la successiva
risposta israeliana, la spirale bellica non accenna a spegnersi e le condizioni
in cui si trovano le popolazioni civili nei territori occupati sono sempre più
critiche. Attraverso le parole di p. Ibrahim Faltas, francescano della Custodia
di Terra Santa, apriamo una finestra sulle diverse comunità cristiane locali
e su come stanno vivendo questo tempo. Che cosa significa vivere in una
terra martoriata dai conflitti e dalla violenza quando si appartiene a una
comunità minoritaria?
Intervista a cura di Giuseppe Riggio SJ
Dal 1989 lei vive tra Betlemme e Gerusalemme, seguendo dal punto di
vista pastorale le comunità cristiane e condividendo la quotidianità delle
persone. Come descriverebbe questa realtà in questo momento?
La Terra Santa è stata sempre terra di contese, di conflitti e di divisione.
San Francesco arrivò nel 1219 a portare la pace dove c’erano odio e violenza.
Ho vissuto in questa terra benedetta lunghi periodi di tensione,
come la prima e la seconda Intifada (1987-1993 e 2000) e l’assedio alla
Basilica della Natività del 2002. Da due anni la situazione tragica di Gaza
si riflette in modo sempre più grave anche nel resto della Terra Santa,
soprattutto in Cisgiordania, dove la limitazione alla libertà di movimento
incide moltissimo sulla presenza cristiana e dove il livello di povertà è salito
a causa della mancanza di lavoro. Non ho numeri certi riguardo alla
popolazione cristiana al momento presente in Palestina e in Israele, perché
ogni giorno ci sono famiglie che decidono di partire. Per avere un’idea,
possono però aiutarci i dati di
Gerusalemme: prima del 1948
nella sola parrocchia latina si
contavano 14mila famiglie per
un totale di circa 90mila persone,
mentre oggi nell’intera
città si registra in tutto la presenza
di 7mila cristiani appartenenti
alle varie comunità. In
Palestina, la presenza cristiana
è concentrata nel governatorato
di Betlemme, da dove negli
ultimi due anni sono andate
via 185 famiglie cristiane per
un totale di circa 700 persone. [Continua]
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