È da almeno trent’anni che studiosi, esperti e addetti ai lavori sono impegnati
a capire che cosa distingue le organizzazioni del Terzo settore,
in particolare le associazioni, dalle imprese e dagli enti pubblici. Ci
sono elementi di somiglianza (organizzativi, gestionali, operativi), ma quasi
sempre si trova un tratto che spinge a concludere che le associazioni, in
fin dei conti, sono diverse dalle aziende e dalle pubbliche amministrazioni.
Questo quid associativo è personificato da quelli che qui chiamiamo
attivisti, cioè le persone che dentro le associazioni fungono da perno.
Chiunque abbia un minimo di consuetudine con un “mondo associativo”,
sa bene di chi parliamo. All’interno di un’associazione non tutti i soci sono
uguali: ci sono quelli più assidui, che dedicano più tempo e risorse, quelli
che se c’è un’emergenza, un cambio di programma, un’iniziativa nuova si
rendono disponibili. Non necessariamente questi attivisti ricoprono cariche
formali, ma sono riconosciuti dagli altri come punti di riferimento, possono
essere specializzati in una qualche attività (organizzare iniziative, coinvolgere
i soci, gestire le risorse, animare dibattiti), oppure essere una sorta di “tuttofare”;
ma sempre, se non ci fossero, la vita dell’associazione sarebbe diversa.
Il tratto che maggiormente distingue gli attivisti sociali è il loro
punto di vista sulle questioni per le quali hanno scelto di impegnarsi:
riescono a essere attenti alle persone senza perdere di vista l’ambiente
che le condiziona e penalizza. Riescono a convivere con le contraddizioni
dell’altruismo. Quando la solidarietà è fine a se stessa, può perdere la capacità
di riconoscere la radice politica dei problemi sociali; al contrario, nel
momento in cui ci si concentra sullo sfondo delle disuguaglianze, si rischia
di veder sfocare le persone concrete.
Indichiamo questo peculiare punto
di vista degli attivisti con l’espressione
“prospettiva civica”: una questione
di misura, di distanza, né troppo vicina
né troppo lontana; un punto di
vista non necessariamente alternativo,
rivoluzionario, conservatore o regressivo
(anche se può contenere accenti
di ognuno di questi orientamenti), e
nemmeno un’ottica per forza di cose
nuova, di avanguardia. Solo una visuale
diversa sulla società. [continua]
Ti interessa continuare a leggere questo articolo? Se sei abbonato inserisci le tue credenziali oppure
abbonati per sostenere Aggiornamenti Sociali