ArticoloInternazionali
Una nazione sotto processo. La difficile transizione politica delle Filippine
Un matrimonio di convenienza finito in faida familiare. Questa
parrebbe la descrizione più appropriata per il vero e proprio dramma
politico che ha caratterizzato la scena politica filippina degli ultimi
tre anni, ulteriore manifestazione di un modo di gestire il potere di cui il Paese
fa fatica a liberarsi. L’ultimo capitolo di questa lunga storia è iniziato con
la vittoria schiacciante del tandem Ferdinand “Bongbong” Marcos Jr. e Sara
Zimmerman Duterte alle elezioni presidenziali del maggio 2022, rispettivamente
come presidente e vicepresidente. I due sono figli dei presidenti più
controversi della storia recente delle Filippine: Bongbong del defunto Ferdinand
Marcos Sr., che ha governato da dittatore per vent’anni prima di essere
destituito dalla pacifica People Power Revolution del 1986; Sara dell’ex presidente Rodrigo Duterte, in carica dal 2016 al
2022, ricordato soprattutto per la sua cosiddetta guerra alla droga che, secondo le stime di alcune organizzazioni per i diritti umani, avrebbe causato
oltre 30mila vittime. L’accordo elettorale fra i due, chiamato “UniTeam
Alliance”, ne ha assicurato un’ampia vittoria e Sara Duterte è anche
già indicata come possibile favorita per le presidenziali del 2028.
La maggior parte dei presidenti eletti dopo la rivoluzione del 1986 ha
avuto vicepresidenti provenienti da un altro partito. I rari casi in cui provenivano
dalla stessa alleanza erano solitamente il risultato di un accordo
politico piuttosto che di un programma di governo o di un’ideologia condivisa.
Inevitabilmente, dunque, la maggior parte dei presidenti ha avuto
qualche tipo di conflitto con i rispettivi vicepresidenti. Tuttavia, ciò che
è accaduto al tandem Marcos-Duterte è inedito da diversi punti di vista. [Continua]
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