ArticoloGiubileo
Remissione del debito, un impegno che continua
«Un altro invito accorato desidero rivolgere in vista dell’Anno
giubilare: è destinato alle Nazioni più benestanti, perché
riconoscano la gravità di tante decisioni prese e stabiliscano
di condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli» (SNC, n. 16).
Con queste parole della bolla di indizione, papa Francesco inserisce l’impegno
per la cancellazione del debito dei Paesi poveri nel programma
del Giubileo della speranza. Poche settimane dopo la sua elezione, Leone
XIV ha confermato l’importanza di questa indicazione (cfr Leone XIV
2025). A sostegno di questa proposta, il 21 febbraio 2025, su incarico di
papa Francesco, la Pontificia accademia delle scienze sociali e la Initiative
for policy dialogue della Columbia University di New York hanno istituito
una commissione di esperti, che il 20 giugno 2025 ha presentato le proprie
conclusioni (Jubilee Commission 2025).
Non si tratta di una novità. La remissione del debito dei Paesi poveri
era stata infatti uno degli assi portanti del Grande Giubileo del 2000,
quando la voce di Giovanni Paolo II (1999) si era unita a quella di una
coalizione globale, nota come Jubilee 2000, che al G8 di Colonia (18-20
giugno 1999) aveva depositato 17 milioni di firme raccolte in tutto il mondo
a sostegno dell’Appello giubilare per la cancellazione del debito internazionale. Qualche anno prima, nel 1994, era stato proprio Giovanni Paolo
II 1 a collegare la questione della remissione del debito internazionale alla
celebrazione del Giubileo del 2000 (TMA, n. 51).
Se a distanza di venticinque anni la richiesta è ancora sostanzialmente la
stessa, significa che la grande mobilitazione del 2000 non ha prodotto risultati?
Non è di questa opinione il Jubilee
Report, che afferma «Negli anni successivi
[al 2000] consistenti riduzioni del
debito sono state conseguite grazie alla
HIPC Initiative e alla Multilateral Debt
Relief Initiative, recando enormi benefici
a molti Paesi a basso reddito» (Jubilee
Commission 2025, 4). Semplicemente,
i dinamismi economici alla base della
crisi del debito dei Paesi poveri non
sono stati corretti e hanno continuato
a produrre i propri effetti, riproducendo
il problema. Per questo le richieste di
cancellazione del debito, oggi come nel
2000, sono accompagnate dall’analisi del funzionamento del sistema finanziario
internazionale in vista della sua riforma: lo chiede papa Francesco nel
Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2025 (Francesco 2024, n. 11)
e il Jubilee Report avanza una serie di proposte di riforma. [Continua]
Ti interessa continuare a leggere questo articolo? Se sei abbonato inserisci le tue credenziali oppure
abbonati per sostenere Aggiornamenti Sociali
Update RequiredTo play the media you will need to either update your browser to a recent version or update your
Flash plugin.
© FCSF 