ArticoloEcologia integrale
L’industria mineraria oltre l’estrattivismo
Le dinamiche dello sviluppo economico, in particolare le esigenze
legate alla transizione ecologica e a quella digitale, hanno rimesso il
settore minerario al centro dell’attenzione: il mondo è attraversato da
una vera e propria frenesia per una serie di minerali critici (litio, nichel, cobalto,
grafite, terre rare), necessari per la produzione di batterie così come
per le infrastrutture informatiche alla base del cloud computing e dell’intelligenza
artificiale. Si ripete così quella dinamica che in altre epoche ha
riguardato il carbone e gli idrocarburi, con una corsa all’accaparramento
e all’estrazione. Ma soprattutto si rinnova la forza di un sistema socioeconomico
e culturale che è stato chiamato estrattivismo (termine coniato nel
1996 per descrivere lo sfruttamento delle risorse forestali brasiliane) e che
ha un significato più profondo della semplice attività estrattiva.
«L’estrazione delle risorse è un’attività che gli esseri umani possono svolgere
in relazione alla terra, alle risorse o agli elementi della terra. L’attività
mineraria, la silvicoltura, la perforazione petrolifera e il fracking comportano tutti forme di estrazione. In apparenza, si tratta dell’atto di prelevare
dalla natura risorse per l’uso umano, tipicamente risorse non rinnovabili.
Tuttavia, il termine “estrattivismo” non indica tanto un’attività quanto una
relazione: in questo caso, il concetto non riguarda il tipo di risorsa prelevata,
ma l’economia politica sottostante. In altre parole, l’estrattivismo è
un modo particolare di relazionarsi con la natura» (Scott 2021, 124).
[continua]
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