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Unione Europea, spazio di civiltà in un mondo brutale

intervista a cura di Giuseppe Riggio SJ

Fascicolo: marzo 2026

Stiamo vivendo un tempo di profondi cambiamenti sul piano politico, economico e sociale, che rimettono in discussione il quadro mondiale in cui il progetto di integrazione europea è nato ed è stato sviluppato. In che modo l’Unione Europea sta reagendo a questo scenario inedito?

 

Da qualche anno abbiamo di nuovo una guerra in Europa, il cambiamento climatico accelera e vediamo emergere nuove potenze. Per di più viviamo uno sviluppo tecnologico veloce e il nostro alleato statunitense si allontana. Mi colpisce quanto sia stato scarso il dibattito riguardo questi cambiamenti, soprattutto se si tiene conto della loro portata. A mio parere, ciò non dipende da un’analisi insufficiente delle dinamiche in corso, che c’è ed è di buona qualità, come dimostrano ad esempio i rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi. Ciò che è chiaramente insufficiente è la risposta a livello politico, tanto sul fronte delle proposte per governare questa fase di transizione quanto della comunicazione per aiutare i cittadini a comprendere quanto sta accadendo, prospettando anche possibili soluzioni. Faccio un esempio. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che costituisce un’aperta violazione del diritto internazionale sicurezza, la reazione a livello di Unione si è concentrata solo su alcuni aspetti, quali le sanzioni alla Russia, i fondi per sostenere l’Ucraina, il rilancio del processo di allargamento ai dieci Paesi candidati. Si tratta di iniziative importanti, tuttavia è mancata una riflessione approfondita e comune su come dare all’UE la capacità di difendersi. [continua]

 

 

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