ArticoloInternazionali
Unione Europea, spazio di civiltà in un mondo brutale
intervista a cura di Giuseppe Riggio SJ
Stiamo vivendo un tempo di profondi cambiamenti sul piano politico,
economico e sociale, che rimettono in discussione il quadro mondiale
in cui il progetto di integrazione europea è nato ed è stato sviluppato.
In che modo l’Unione Europea sta reagendo a questo scenario inedito?
Da qualche anno abbiamo di nuovo una guerra in Europa, il cambiamento
climatico accelera e vediamo emergere nuove potenze. Per di più viviamo
uno sviluppo tecnologico veloce e il nostro alleato statunitense si allontana. Mi colpisce quanto sia stato scarso il dibattito riguardo questi
cambiamenti, soprattutto se si tiene conto della loro portata. A mio parere, ciò non dipende da un’analisi insufficiente delle dinamiche in corso,
che c’è ed è di buona qualità, come dimostrano ad esempio i rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi.
Ciò che è chiaramente insufficiente è la risposta a livello
politico, tanto sul fronte delle
proposte per governare questa
fase di transizione quanto della comunicazione per aiutare i
cittadini a comprendere quanto sta accadendo, prospettando
anche possibili soluzioni.
Faccio un esempio. Dopo
l’invasione russa dell’Ucraina,
che costituisce un’aperta violazione del diritto internazionale sicurezza, la reazione a livello di Unione si è concentrata solo su alcuni
aspetti, quali le sanzioni alla Russia, i fondi per sostenere l’Ucraina, il
rilancio del processo di allargamento ai dieci Paesi candidati. Si tratta di
iniziative importanti, tuttavia è mancata una riflessione approfondita e
comune su come dare all’UE la capacità di difendersi. [continua]
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