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Salute, un diritto fondamentale da riaffermare

  • L’evoluzione della nozione di salute, di Carlo Casalone SJ /
  • Il Sistema sanitario nazionale tra bene comune e beni comuni, di Pier Davide Guenzi /
  • Diritto alla salute: che cosa chiede davvero la Costituzione?, di Elisabetta Lamarque /
Fascicolo: aprile 2026

Da tempo si moltiplicano i segnali di allarme sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale (SSN), che lo choc della pandemia e l’onda lunga che ne è seguita hanno intensificato. Lo sanno bene i milioni di cittadini – nel 2024 il 9,9% della popolazione, secondo i dati ISTAT 1 – che rinunciano a una o più prestazioni sanitarie a causa di tempi di attesa troppo lunghi, costi insostenibili o problemi di accesso (strutture difficili da raggiungere dal luogo di residenza e orari scomodi).
Crescenti sono anche i divari territoriali che, a diversi livelli, introducono forme di odiosa disuguaglianza tra cittadini italiani. A scala regionale a farne le spese sono i residenti del Mezzogiorno, che possono fruire di una dotazione infrastrutturale e professionale e di livelli di spesa corrente pro capite significativamente inferiori rispetto alla Regioni centrosettentrionali. Nasce da qui la spinta a quella che viene pudicamente chiamata “mobilità sanitaria”. Altri divari si manifestano a scala più ridotta, in particolare tra aree più ricche e meno ricche della stessa Regione o persino della stessa città, tanto che anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha recentemente dichiarato: «È impensabile che in un Paese moderno come l’Italia l’accesso alle cure o l’aspettativa di vita dipendano dal CAP di residenza o dal reddito» 2. Da ultimo, a patire le conseguenze di questa crisi sono anche i professionisti della sanità, costretti a lavorare in condizioni sempre più precarie e disagevoli, legate a una ormai cronica carenza di personale, aggravata dalla progressiva disaffezione e tendenza ad abbandonare il SSN.

Le numerose analisi portano a concludere che le cause vanno ricercate nell’intreccio di due fenomeni: da una parte una insufficiente dotazione di risorse, che determina una condizione di sottofinanziamento strutturale della sanità pubblica italiana (in termini tanto di percentuale del PIL quanto di spesa pro capite) rispetto ai principali Paesi avanzati europei; dall’altra una governance frammentata in una pluralità di sistemi sanitari regionali molto diversi e scollegati tra loro. [continua]

 

 

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