ArticoloDialoghi
Salute, un diritto fondamentale da riaffermare
- L’evoluzione della nozione di salute, di Carlo Casalone SJ /
- Il Sistema sanitario nazionale tra bene comune e beni comuni, di Pier Davide Guenzi /
- Diritto alla salute: che cosa chiede davvero la Costituzione?, di Elisabetta Lamarque /
Da tempo si moltiplicano i segnali di allarme sulla tenuta del Servizio
sanitario nazionale (SSN), che lo choc della pandemia e l’onda
lunga che ne è seguita hanno intensificato. Lo sanno bene i
milioni di cittadini – nel 2024 il 9,9% della popolazione, secondo i dati
ISTAT 1 – che rinunciano a una o più prestazioni sanitarie a causa di
tempi di attesa troppo lunghi, costi insostenibili o problemi di accesso
(strutture difficili da raggiungere dal luogo di residenza e orari scomodi).
Crescenti sono anche i divari territoriali che, a diversi livelli, introducono
forme di odiosa disuguaglianza tra cittadini italiani. A scala regionale a farne le spese sono i residenti del Mezzogiorno, che possono
fruire di una dotazione infrastrutturale e professionale e di livelli di spesa
corrente pro capite significativamente inferiori rispetto alla Regioni centrosettentrionali.
Nasce da qui la spinta a quella che viene pudicamente
chiamata “mobilità sanitaria”. Altri divari si manifestano a scala più ridotta,
in particolare tra aree più ricche e meno ricche della stessa Regione o
persino della stessa città, tanto che anche il ministro della Salute, Orazio
Schillaci, ha recentemente dichiarato: «È impensabile che in un Paese moderno
come l’Italia l’accesso alle cure o l’aspettativa di vita dipendano dal
CAP di residenza o dal reddito» 2. Da ultimo, a patire le conseguenze di
questa crisi sono anche i professionisti della sanità, costretti a lavorare
in condizioni sempre più precarie e disagevoli, legate a una ormai cronica
carenza di personale, aggravata dalla progressiva disaffezione e tendenza
ad abbandonare il SSN.
Le numerose analisi portano a concludere che le cause vanno ricercate
nell’intreccio di due fenomeni: da una parte una insufficiente dotazione
di risorse, che determina una condizione di sottofinanziamento strutturale
della sanità pubblica italiana (in termini tanto di percentuale del
PIL quanto di spesa pro capite) rispetto ai principali Paesi avanzati europei;
dall’altra una governance frammentata in una pluralità di sistemi
sanitari regionali molto diversi e scollegati tra loro. [continua]
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