Articolo75 anni insieme

Rallentare: una scelta di gratuità e comunione

Fascicolo: ottobre 2025

L’appuntamento di “Rallentare - Festival dei ritmi sostenibili”, organizzato dalla Rivista Aggiornamenti Sociali per ricordare il suo 75º anniversario, mi offre l’opportunità di rivolgere un caloroso saluto a tutti voi che ne siete lettori attenti e affezionati. Si tratta di un traguardo significativo, raggiunto grazie al lavoro di generazioni di gesuiti, laici e laiche, che con il loro servizio hanno fatto crescere nel tempo il Centro studi sociali di Milano, impegnato nella ricerca, divulgazione e azione al pari dei Centri analoghi della Compagnia di Gesù nel mondo. In questi anni ne hanno aggiornato il modo di procedere alla luce delle mutate condizioni storiche e delle esigenze che emergono sul piano sociale. La Compagnia di Gesù ritiene che questo impegno sia tra quelli più tipici della propria missione di servizio della fede, di cui la promozione della giustizia costituisce un’esigenza assoluta, in quanto contribuisce alla riconciliazione degli esseri umani tra loro, con la natura e con Dio, nella quale è in gioco la vita. Per questo impegno ringrazio la rivista Aggiornamenti Sociali e in particolare il suo direttore padre Giuseppe Riggio, oltre alla Fondazione Culturale San Fedele che ne è l’editore, gli attuali membri e i collaboratori della Redazione e, attraverso di loro, tutti coloro che li hanno preceduti in questi 75 anni.

Mi sembra molto stimolante la scelta del tema “rallentare” per un evento che serve anche a celebrare tanti anni di intenso lavoro. L’analogia è con il racconto biblico della creazione, presentata come un lavoro impegnativo condotto con un ritmo quasi frenetico per sei giorni pieni, ma dove si sottolinea con forza che Dio nel settimo giorno smette di lavorare e si riposa. Dio dunque è il primo a rallentare. Evidentemente non lo fa per sfinimento – Dio non esaurisce le proprie forze –, ma perché questo riposo è il vero compimento della creazione. Infatti il settimo giorno, quello consacrato al riposo, è oggetto di una benedizione specifica, l’ultima del racconto biblico: il traguardo del fare è il riposare.

Come è scritto nel libro dell’Esodo, questo comportamento di Dio diventa un comandamento per il suo popolo: «Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato» (Esodo 8,11). È un comandamento molto interessante, perché ha una formulazione ampiamente inclusiva. Non è diretto solo ai membri del popolo di Israele, che sono formalmente tenuti al rispetto della legge, ma ha una valenza universale: riguarda anche i forestieri; anzi, ha addirittura una portata cosmica dato che il riposo festivo coinvolge anche il bestiame.

Esattamente come il lavoro, anche il riposo ha una valenza sociale. E come abbiamo sempre bisogno della collaborazione di altri perché il nostro lavoro porti frutto, allo stesso modo non possiamo davvero riposare da soli. Nella Bibbia il riposo festivo non è un tempo di cui fruire in modo individualistico, un’occasione di consumo che divide coloro che se la possono permettere da coloro che non possono. È uno spazio di socialità in cui coltivare le relazioni e prendersi cura di sé, degli altri e della casa comune. L’esperienza ci insegna che non è possibile farlo senza compiere delle attività. Questo non è in contraddizione con il comandamento del riposo, che infatti non vieta alle madri di occuparsi dei figli o ai membri di una famiglia di curare i malati o i più fragili. Quando agiamo in questo modo ci comportiamo come Dio, a cui si riferisce questo versetto biblico: «Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente» (Salmo 145,15-16).

Rallentare - Festival dei ritmi sostenibili - 4 ottobre 2025

 

È possibile rallentare nella nostra società senza che questo suoni come una fuga o sia vissuto come una parentesi solo temporanea? Si può essere appieno inseriti nelle dinamiche odierne, ma vivendole con un ritmo diverso, sostenibile? A queste domande è dedicato Rallentare - Festival dei ritmi sostenibili>, che Aggiornamenti Sociali ha organizzato insieme alla Fondazione Culturale San Fedele e altri partner per sabato 4 ottobre 2025, a Milano.

Nel corso della giornata si alterneranno incontri, laboratori e momenti di spettacolo, esplorando le tante dimensioni possibili del rallentare. Sarà anche l’occasione per ricordare i 10 anni della Laudato si’ e i 75 anni della rivista
Aggiornamenti Sociali>.

Programma disponibile su: <www.rallentare.org>. I video dei dibattiti organizzati saranno disponibili sui canali YouTube della Rivista e della Fondazione e sulla piattaforma Play2000.

Il lavoro da cui ci è chiesto di cessare è quello produttivo, finalizzato a un tornaconto, non quello che è espressione di gratuità e di dono. Rallentare non vuol dire allora abbandonarsi all’ozio e magari intensificare ulteriormente il consumo di risorse, inseguendo esperienze fuori dell’ordinario che promettono emozioni intense. Piuttosto significa avere spazi e tempi in cui si sceglie – perché di una scelta si tratta – di privilegiare il dono e la gratuità, offerti e ricevuti, e crescere così nella relazione e nella comunione. Questo ci alimenta, ci sostiene, ci rigenera, anzi, ci ri-crea.

Rallentare non equivale neanche a perdere tempo. È un equivoco in cui la nostra cultura cade facilmente. Come dieci anni fa ci avvisava l’enciclica Laudato si’, «l’essere umano tende a ridurre il riposo contemplativo all’ambito dello sterile e dell’inutile, dimenticando che così si toglie all’opera che si compie la cosa più importante: il suo significato. Siamo chiamati a includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che è diversa da una semplice inattività. Si tratta di un’altra maniera di agire, che è però parte integrante della nostra essenza. In questo modo, l’azione umana è preservata non solo da un vuoto attivismo, ma anche dalla sfrenata voracità e dall’isolamento della coscienza che porta a inseguire l’esclusivo beneficio personale» (LS, n. 237).

Riecheggia in questa riflessione di papa Francesco un’intuizione antropologica fondamentale espressa da sant’Ignazio di Loyola nel n. 2 degli Esercizi spirituali: «Non è il sapere molto che sazia e soddisfa l’anima, ma è il sentire e gustare le cose internamente». Per farci crescere, per farci sentire realizzati, per farci sperimentare il gusto di quello che facciamo, l’intensità e la profondità sono più importanti della quantità, ma hanno bisogno di tempo e di ritmi dilatati, o meglio sostenibili nel senso più pieno del termine, capaci cioè di metterci in contatto con ciò che ci sostiene e ci alimenta.

Per questo, la scelta di Aggiornamenti Sociali di celebrare i propri 75 anni organizzando “Rallentare - Festival dei ritmi sostenibili” è stimolante e in qualche modo provocante. Riflettere sul significato del rallentare è un’occasione per confrontarsi con la dinamica della nostra vita sociale e con le sue contraddizioni, per formulare una proposta alternativa, controculturale e profondamente radicata nel messaggio biblico. Dunque, è un modo con cui Aggiornamenti Sociali porta avanti la propria missione.

Auguro che il festival sia per quanti vi partecipano un’autentica esperienza di rallentamento, che faccia sentire il gusto della gratuità e del dono e diventi così uno stimolo per immaginare insieme una società più capace di prendersi il suo tempo, di curare le relazioni e praticare la comunione. E ad Aggiornamenti Sociali auguro di proseguire il proprio servizio con rinnovato vigore, puntando sull’intensità più che sulla quantità.

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