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Quando la periferia illumina il centro: dieci anni dopo la Laudato si'.

L'Amazzonia è essenziale per la vita del pianeta, ma le decisioni del resto del mondo ne determinano la vita o la morte. Per questo, già prima della presentazione dell'enciclica Laudato si’ di papa Francesco, nell’ambito del processo sinodale per la regione amazzonica, al quale ho fin dall’inizio preso parte, come Chiesa stavamo sperimentando una chiara opzione ecologica e socioambientale. In un certo senso, abbiamo anticipato e al tempo stesso atteso un documento papale che avrebbe segnato un precedente non solo per la Chiesa, ma per l'intera società. Per noi infatti la Laudato si’ non è stata solo una conferma dell'opzione preferenziale per i popoli indigeni e per quell’ecosistema vitale, ma anche un impulso alla nostra speranza e alla nostra conversione, che partendo dalla specificità amazzonica possa arrivare a una trasformazione strutturale globale.

In un incontro tenutosi a Roma nel marzo 2015 abbiamo avuto il privilegio di essere accompagnati dal cardinale Michael Czerny, che ci ha anticipato la visione della Laudato si’ prima della sua pubblicazione. Anche senza rivelarne il contenuto completo, ha illuminato il nostro cammino con l'idea di un'unica crisi, sociale e ambientale, e con il concetto chiave di ecologia integrale, oltre che con la prospettiva di advocacy internazionale che avrebbe segnato il nostro percorso.

Così, quando abbiamo letto l’enciclica per la prima volta, i nostri cuori erano già preparati. Personalmente sono stato profondamente segnato dalla forza profetica del testo, concentrato non tanto su un giudizio di condanna del mondo, quanto su una valorizzazione del contributo della scienza sul tema, con una posizione sociopolitica chiara, che incoraggia la Chiesa a essere immersa nel dibattito ambientale. Mi ha colpito anche il recupero di pensatori prima ignorati o banditi, come Pierre Teilhard de Chardin, e soprattutto il riconoscimento della territorialità come spazio teologico, incarnato e politico.

 

Papa Francesco ha riconosciuto i popoli indigeni dell'Amazzonia come portatori di una saggezza vitale, ha chiesto con forza la difesa dei loro diritti e ha proposto l'ecologia integrale come nuova categoria che articola insieme l'aspetto economico, politico, antropologico, sociale, culturale, ambientale e spirituale. Per la prima volta abbiamo avuto la sensazione che venisse offerto al mondo uno strumento per una vera riforma, non solo dell'Amazzonia, ma di tutta la Chiesa e della società in campo socioambientale e sociopolitico, senza mettere in secondo piano la missione pastorale. Siamo ancora lontani dal raggiungere l’ideale, ma questa enciclica è stata un dono profondo e senza precedenti.

La Laudato si’ ha trasformato il nostro intero processo pastorale. La nozione di ecologia integrale, la dimensione territoriale, l'opzione per i popoli indigeni e la richiesta di un'educazione trasformativa sono state fondamentali. Improvvisamente, ciò che avevamo percepito nel tessuto della nostra rete ha trovato piena integrazione e ci ha dato la capacità di influenzare, trasformare le strutture e aprire la strada a un Sinodo sull'Amazzonia. Questo territorio, come periferia, si confronta con il centro e illumina tutta la Chiesa, aiutando le voci prima escluse a diventare centrali: la pietra scartata è diventata la pietra angolare.

 

Il processo sinodale amazzonico, annunciato nel 2017 e culminato nell’incontro in Vaticano nell’ottobre del 2019, è stato profondamente alimentato dall'enciclica, come dimostra il suo titolo «Nuovi cammini per la Chiesa e per un'ecologia integrale», ma al di là delle parole è stato il metodo seguito a rendere il Sinodo davvero senza precedenti. Sebbene infatti vi abbiano partecipato più di cento vescovi, la vera ricchezza è stata la voce della gente, delle comunità, dei religiosi e delle religiose, dei sacerdoti e dei leader territoriali: sono state ascoltate più di 87mila persone. Tutto questo “piccolo resto del popolo di Dio” ha portato speranza, denuncia e annuncio.

Come Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM), che ho contribuito a fondare e di cui sono stato il primo segretario esecutivo, abbiamo guidato le assemblee territoriali, i forum tematici, i dialoghi e le consultazioni comunitarie che sono diventati strumenti di riconfigurazione ecclesiale in questo Sinodo. E sebbene la partecipazione al voto fosse limitata ai soli vescovi, abbiamo ottenuto la più grande inclusione di persone con diritto di parola in un Sinodo fino a quel momento.

La presenza di circa 35 rappresentanti delle popolazioni indigene e di altrettante donne ha segnato un precedente. La Laudato si’ è stata la lente attraverso cui guardare l'intero processo di riforma e continua ad esserlo. Espressioni come il REPAM, la Conferenza ecclesiale dell'Amazzonia (CEAMA) o il Programma universitario amazzonico (PUAM), che attualmente dirigo, sono incarnazioni viventi di questa enciclica.

Guardando al futuro, la sfida più grande è riconoscere che la Laudato si’ fa parte del magistero autentico della Chiesa ed è la chiave per vivere la nostra identità ecclesiale oggi. Non si può seguire Gesù in modo autentico e pieno senza assumere la conversione socio ambientale che questo testo rivoluzionario propone. Il progetto del Regno è minacciato dal collasso ecologico. Il messaggio della Laudato si’ assume così quasi i connotati di un imperativo etico.

L'unico modo in cui il progetto di Dio può continuare a essere presente tra noi è difendendo la nostra “sorella e madre Terra”, come ci ricorda il simbolo del Mercoledì delle Ceneri: «dalla terra siete venuti e alla terra ritornerete». Nei prossimi dieci anni, il confronto etico sul futuro del pianeta sarà decisivo. La pandemia ha aggravato gli impatti sul territorio, e l'avanzata del capitalismo estrattivista e le dispute geopolitiche rendono ancora più urgente un cambiamento sistemico e strutturale. Se l'Amazzonia crolla, come ha detto papa Francesco, crolla la Chiesa e il mondo non avrà futuro.

Non c'è margine di errore. I prossimi anni saranno decisivi. Il Regno, la Chiesa in Amazzonia, le nostre reti e la società nel suo complesso devono essere profondamente radicati in questo paradigma territoriale, incarnato, teologico ed ecosistemico. Perché - come ci ricorda ripetutamente l'enciclica - tutto è connesso.

8 giugno 2025
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