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Per una politica popolare

Un rinnovamento dell'agire politico del cristiano esige una profonda conversione, che implica distacco dal potere, servizio dei gruppi sociali più deboli, impegno per la costruzione di una società solidale, nella prospettiva dell'insegnamento sociale della Chiesa. Aiuta in questa linea una rilettura della storia del cattolicesimo politico italiano. Coesistono all'inizio due filoni : il clericomoderatismo, di cui interprete autorevole fu Gentiloni, che rinuncia a una propria presenza autonoma e appoggia il blocco politico liberalborghese, in cambio di garanzie per gli interessi ecclesiastici; il popolarismo, ispiratore del quale fu Sturzo, che si presenta come forza politica autonoma, sensibile in pari tempo al riformismo sociale e alle istanze politiche della modernità. Nella DC di de Gasperi confluiscono il popolarismo ma anche altre culture politiche assai diverse. Finita la stagione della dc, riemergono più netti i due filoni originari, per cui si può parlare di neo-gentiloniani e di neosturziani.Nella nuova fase politica i primi si trovano vicini al c.d. « polo delle libertà », che è espressione politica del neoindividualismo di una certa borghesia e che tende a mutare in senso autoritario gli equilibri istituzionali. Tanto più urgente perciò è il rilancio del neo-popolarismo, che abbia quali punti forza l'ispirazione cristiana, una politica di moderazione, ben altra dal moderatismo, un interclassismo molto attento ai ceti sociali più deboli, l'autonomismo, la partecipazi one dei cittadini, favorita da un sistema elettorale a doppio turno e dall'accesso ai mezzi di informazione
Fascicolo: febbraio 1995
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