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Maritain e la « questione ebraica »

L'articolo esamina il contributo dato da Maritain alla comprensione religioso teologica di Israele e dell'ebraismo, contributo riassumibile in quattro assi principali. Maritain anzitutto chiarisce l'essenza spirituale dell'antisemitismo come riducibile in ultima istanza ad anti-cristianesimo. In secondo luogo evidenzia, alla luce della dottrina di San Paolo, il significato religioso del destino del popolo ebraico, « ripudiato come Chiesa, non come popolo », sempre amato da Dio, in attesa della finale reintegrazione. Inoltre, egli ritiene che il popolo ebraico, disperso tra le nazioni, svolga un'opera di attivazione storica quale proiezione intramondana della sua speranza. Infine, Maritain considera la nascita dello Stato di Israele come espressione, non teocratica, ma secolare del diritto alla Terra Promessa, e in pari tempo come inizio di una fase nuova, segnata da una dissociazione tra giudaismo spirituale, di cui è portatrice la diaspora, e giudaismo temporale, concentrato in uno Stato. La riflessione di Maritain ha dato un apporto alla elaborazione di una teologia cristiana del « mistero di Israele », nonché alla mutua comprensione e al dialogo tra giudaismo e cristianesimo
Fascicolo: marzo 1992
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