La società russa nell’era Putin

La Russia è attraversata da contraddizioni e diversità a molteplici livelli, che investono la popolazione, le aree rurali e urbane e le Regioni, mentre la società sembra oscillare tra nostalgico nazionalismo e desiderio di riscatto.
Fascicolo: maggio 2019
A partire dal 2014, l’evoluzione della società russa è stata oggetto di interpretazioni particolarmente divergenti tra osservatori nazionali e internazionali. Per alcuni è politicamente apatica, esige uno Stato paternalistico, pronta a rinunciare ai suoi diritti civili e politici in cambio di garanzie economiche e sociali minime. «Non c’è società civile in Russia», «i russi hanno ancora la mentalità della gleba nel loro rapporto con l’autorità», «è una popolazione che stenta a formare una nazione», deplorano gli oppositori liberali russi che esprimono regolarmente la loro delusione per la passività di una società la cui capacità di resilienza è costantemente messa alla prova dal potere politico.

Per altri, invece, è una società in cui una parte significativa continua ad autorganizzarsi e a resistere, nonostante le difficili condizioni economiche e politiche. In diverse occasioni si sono costituiti movimenti di volontariato e di solidarietà al di fuori del campo d’azione dello Stato, ad esempio per combattere gli incendi o le conseguenze delle inondazioni. La società post-sovietica ha anche “prodotto” alcuni spiriti contestatori e anticonformisti come l’oppositore Alexei Navalny, il regista Kirill Serebrennikov, l’imprenditore Pavel Dourov o il gruppo punk delle Pussy Riot, per citare solo i nomi più famosi in Occidente. Ma queste figure rimangono in minoranza: la maggioranza, in modo più o meno consapevole, si ripiega in una posizione di difesa che la storia delle relazioni tra lo Stato russo e la società, in particolare in epoca sovietica, ha contribuito a forgiare.

Le differenze sociali e regionali sfociano nella coesistenza di diverse “Russie”, dove il cittadino urbano, istruito e mobile, raramente si mescola con gli abitanti delle zone rurali e remote, dove certi stili di vita sembrano quelli di un’altra epoca. Ad esempio, nel 2015 è stata lanciata una campagna in televisione per aiutare le persone anziane dei villaggi a procurarsi la legna per riscaldare le case durante l’inverno. L’annessione della Crimea aveva fatto rivivere, in tutti gli strati della popolazione, il patriottismo, l’orgoglio nazionale e il senso di appartenere a una grande potenza. Tuttavia, quattro anni dopo, l’“effetto Crimea” è gradualmente evaporato: la popolarità del Presidente è scesa nei sondaggi al suo livello pre-2014, l’anno segnato dall’annessione della Crimea. È chiaro che l’immagine della società russa oscilla tra stereotipi e malintesi.

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28 maggio 2019
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