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Il valore politico della speranza

Negli ultimi dieci anni l’impegno sociale dei cristiani è diventato una questione politica, come possono testimoniare organizzazioni come Caritas Internationalis o il Jesuit Refugee Service (JRS, Servizio dei gesuiti per i rifugiati). Le opere di misericordia, l’impegno per costruire strutture più giuste, gli aiuti umanitari e la cooperazione allo sviluppo sono sempre più spesso usati come armi all’interno di conflitti culturali, economici e politici più ampi. È un fenomeno globale ed è accompagnato da un cambiamento significativo nel modo in cui i cattolici che ricoprono responsabilità politiche parlano dell’impegno per la giustizia sociale a livello locale e internazionale. Un caso esemplare sono le affermazioni del vicepresidente statunitense JD Vance, che a fine gennaio 2025 ha cercato di giustificare teologicamente alcune scelte dell’amministrazione Trump, come le deportazioni di massa dei migranti o gli ingenti tagli ai fondi destinati alla cooperazione internazionale, una decisione quest’ultima con conseguenze globali molto estese.

Nello spazio pubblico e nella retorica politica emergono posizioni diametralmente opposte alla visione di fraternità universale e di amicizia sociale che le encicliche di papa Francesco Laudato si’ (2015) e Fratelli tutti (2020) promuovono a fondamento di una politica di speranza. Anzi, siamo spesso di fronte a quella che la Fratelli tutti diagnostica come una degenerazione della politica, che spinge alla chiusura su di sé e promuove un localismo competitivo se non narcisistico, senza riuscire a vedere che locale e universale sono sempre in relazione. [Continua]

 

 

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