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Il Sudafrica in cerca di riscatto

Il 27 aprile 2024 il Sudafrica ha celebrato trent’anni di governo democratico. La “nazione arcobaleno”, espressione coniata dall’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, che ha giocato un ruolo cruciale nella lotta contro l’apartheid, è nata nel 1994. Per molti, in Sudafrica e nel resto del mondo, questa svolta rappresentò un miracolo, perché tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del 1990 il Paese era stato sull’orlo della guerra civile. Il conflitto armato fu evitato grazie a un accordo, in virtù del quale il National Party, che rappresentava la popolazione bianca e governava il Paese dal 1948, accettò di condividere il potere con il movimento di liberazione più importante del Paese: l’African National Congress (ANC), guidato da Nelson Mandela, che godeva di un’altissima reputazione internazionale. La transizione del potere, ottenuta dopo decenni di brutale repressione dei sudafricani neri da parte della minoranza bianca, divenne un modello per il mondo. Poche settimane dopo questo anniversario, il Sudafrica ha votato per la settima legislatura dell’era democratica. Le elezioni generali del 24 maggio 2024, tenutesi per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del Parlamento sudafricano, si sono rivelate un altro momento cruciale nella storia politica del Paese. Se nel 1994 l’ANC, partito di grandi eroi civili come Oliver Tambo e Nelson Mandela (cfr il riquadro a p. 470), aveva una maggioranza parlamentare assoluta, nel 2024 ha drasticamente perso il sostegno dei sudafricani, ottenendo solo il 40% dei voti. Di conseguenza, ha dovuto costituire un Governo di unità nazionale con altri partiti, la maggior parte dei quali sedeva precedentemente sui banchi dell’opposizione. [continua]

 

Immagine: Governo Sudafrica

 

 

 

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