ArticoloEconomia sociale

I frutti del microcredito. PerMicro, la finanza al servizio dell’inclusione

Nasce nel 2007 “PerMicro – il microcredito in Italia”, con una missione chiara, che il suo Codice etico così formula: «PerMicro crea occupazione e inclusione sociale attraverso l’erogazione professionale di crediti e microcrediti, l’educazione finanziaria e l’offerta di servizi di avviamento e accompagnamento all’impresa, in un’ottica di sostenibilità della nostra attività. Ci rivolgiamo a persone competenti con una buona idea imprenditoriale e a persone con esigenze finanziarie primarie (casa, salute, formazione), escluse dai tradizionali canali del credito per insufficiente storia creditizia o precaria posizione lavorativa».

 

PerMicro vede la luce a Torino, grazie alla volontà e soprattutto alle risorse, non solo economiche, di due personalità di spicco della finanza italiana, Guido Giubergia e Luciano Balbo, e delle loro istituzioni di riferimento (Fondazione Paideia e Oltre Venture), insieme a Corrado Ferretti, che ne fu il primo presidente, persuasi da un giovane pieno di entusiasmo e passione – l’Autore di queste pagine –, che credeva che la finanza potesse e dovesse rivolgersi anche agli “ultimi”. La sua convinzione si fondava sull’esperienza di tante istituzioni che nel mondo già facevano, con successo, attività finanziaria per gli esclusi, rinnovando intuizioni con radici lontane, ad esempio quelle alla base dei monti di pietà del XV secolo, portate alla ribalta da un professore sorridente ed empatico, Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e insignito del Nobel per la pace nel 2006.

 

Una rivoluzione silenziosa: il microcredito

Così, per capire che cos’è e come funziona PerMicro, occorre prima mettere a fuoco il fenomeno del microcredito, che è il finanziamento di soggetti esclusi dai circuiti del sistema creditizio ordinario, chiamati in gergo tecnico “non bancabili”. Viene di norma erogato da soggetti specializzati e rientra nel comparto della microfinanza, cioè quel settore che ambisce all’inclusione, prima finanziaria ed economica e poi sociale, attraverso l’offerta di adeguati servizi finanziari a chiunque li richieda, anche se non possiede i requisiti per accedere ai circuiti finanziari ordinari. [Continua]

 

 

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