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Crisi occupazionale e politica del lavoro

La riduzione dell'occupazione può dipendere dall'aumento della produttività e non va confusa con quella determinata da una necessaria ristrutturazione delle aziende. Un confronto con il quadriennio 1980-1984, quando i servizi privati crearono 300.000 posti di lavoro, induce a ritenere che il settore del terziario privato contribuirà ancora a sostenere l'occupazione in serio calo nel settore industriale, così che si può guardare al 1993 senza eccessiva preoccupazione. La situazione appare avvantaggiata sia dalle condizioni del cambio della lira, che favoriscono la competitività internazionale dei nostri prodotti, sia dalla riduzione della pressione demografica, che porta a un contenimento dell'offerta di lavoro. Tuttavia è necessaria una politica attiva del lavoro che ricorra meno alla Cassa integrazione a tempo indefinito e di più a iniziative idonee a facilitare la ristrutturazione dei processi produttivi : orientamento, riqualificazione e formazione professionale, incentivando anche la mobilità e l'assunzione della manodopera marginale. In questa direzione si muovono due recenti decreti legislativi che tendono sia a incentivare la riduzione di orario degli occupati per creare possibilità di occupazione, i contratti di solidarietà, sia a stimolare le assunzioni ricorrendo alle possibilità offerte dal fondo per l'occupazione. Sono state però rinviate misure che sarebbero state più significative, quali il contratto di inserimento, il salario di ingresso e il lavoro temporaneo, a tempo parziale o a tempo determinato
Fascicolo: maggio 1993
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