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Contro l’economia dello scarto

Crescere leggendo la Laudato si’

Quando ha letto l’enciclica Laudato si’ per la prima volta che cosa l’ha colpita di più?

 

Ho letto l’enciclica a 18 anni, durante i miei studi liceali a Pescara, qualche mese dopo la sua pubblicazione. Ricordo che passò per la mia classe un professore, che mi propose di intervenire a un dibattito pubblico cittadino sull’enciclica, a cui partecipavano esponenti del mondo ecclesiale e della comunità scientifica. Mi è stato chiesto di dare il mio punto di vista di giovane studente, una delle prime volte in cui ho preso la parola in pubblico. Riflettendo su che cosa dire in quell’occasione, mi sono reso conto come varie espressioni dell’enciclica erano entrate ben presto nel linguaggio quotidiano delle persone che frequentavo, come rapidación (neologismo che potrebbe essere reso in italiano come “rapidizzazione”) ed ecologia integrale, che rimanda a uno sguardo d’insieme sulla realtà. Queste e altre espressioni evocative hanno lasciato un’impronta sul lungo termine nel discorso pubblico, e hanno continuato a toccare la mia esperienza.

 

Che cosa ha voluto dire per lei dunque crescere con Laudato si’, come ha orientato la sua formazione e i suoi studi?

 

Quanto l’enciclica mi ha trasmesso più efficacemente è la centralità di una cultura della cura, che ricomprende il creato in generale e le comunità in cui si vive, tenendo insieme i vari tasselli della realtà, tra cui quello ambientale, quello sociale e umano in senso lato, nell’ottica dell’ecologia integrale. Nel mio cammino di crescita ho avvertito con chiarezza sempre maggiore l’importanza di mantenere questo sguardo di insieme. Mi sono poi rimasti particolarmente impressi alcuni echi dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013 che vengono ribaditi e rafforzati in Laudato si’, come ad esempio la prevalenza del tempo sullo spazio, l’importanza di avviare processi piuttosto che di occupare spazi, e in generale la necessità di adottare un approccio paziente al cambiamento. Così nella mia vita ho percepito sempre di più l’importanza di concentrarsi sulla “semina” piuttosto che pretendere risultati immediati: questo ho potuto anche vedere intorno a me, testimoniando la nascita e la crescita di numerose associazioni e iniziative a livello locale, nazionale e internazionale. La lettura e l’approfondimento di Laudato si’ hanno lasciato un’impronta anche nei miei interessi di studio, portandomi ad approfondire le dinamiche della cosiddetta economia dello scarto, e in generale di quei meccanismi del sistema economico che generano ingiustizie, disequilibri, e l’importanza di dare attenzione ai rapporti intergenerazionali. Tali stimoli e il focus particolare sulla dottrina sociale della Chiesa, uniti ai miei naturali interessi verso le scienze diplomatiche e la politica internazionale, che ho studiato a Trieste e a Milano, mi hanno così portato a rendermi disponibile anche a un periodo di servizio presso la Missione dell’Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite a New York.

 

Come si sente provocato dall’enciclica nella sua attuale carriera diplomatica?

 

Per lungo tempo sono stato incerto se dedicarmi a un percorso accademico o tentare seriamente di entrare nel mondo della diplomazia, impresa che mi sembrava troppo ardua per le mie possibilità. Posso dire che la lettura e l’approfondimento della Laudato si’ hanno giocato un ruolo importante nell’accendere in me un interesse nei confronti delle questioni internazionali, del multilateralismo e del diritto internazionale sul clima e sull’ambiente. Ho cominciato inoltre a sentirmi sempre di più interpellato dalla debolezza delle reazioni della società e della comunità internazionale su questi temi. Ciò ha fatto maturare in me il desiderio di mettere questa mia passione a servizio, e dare il mio contributo. Certo, nell’ambito della carriera diplomatica, non sempre posso mettere a frutto tutte le mie qualità e i miei interessi come vorrei, ma lo sento come il luogo in cui posso meglio esprimere questo spirito di servizio.

 

Che cosa secondo lei può rappresentare Laudato si’ per i giovani suoi coetanei?

 

Mi capita spesso di confrontarmi con coetanei e persone di età diversa dalla mia con retroterra culturale e di fede anche molto lontano dal mio. Una cosa che mi colpisce sempre è come il testo dell’enciclica riesca ad accomunare sensibilità e prospettive differenti, ponendosi come luogo di raccordo, sorgente di riflessione, di dialogo e confronto fra mondi molto diversi. Mi è capitato più di una volta di sentirmi raccontare da parte di molti, anche lontani dalla fede, dello stupore di trovare in Laudato si’ una fonte di ispirazione, soprattutto per il suo solido impianto dal punto di vista scientifico, etico e sapienziale, per così dire. È un documento che sa parlare e suscitare interesse in lettori con le sensibilità più disparate.

 

Guardando al futuro, che sfide vede all’orizzonte per la sua vita e per il mondo, a partire dalle provocazioni ricevute?

 

Si è seminato tanto, sono stati avviati molti processi, come dicevo. I primi frutti di tutto questo li ho senz’altro ritrovati nella commozione e gratitudine profonda percepita nei giorni del lutto dopo la scomparsa di papa Francesco. Mi hanno particolarmente impressionato le dimostrazioni di affetto, specialmente da parte delle comunità locali e nazionali più lontane e “scartate”, provenienti da quelle periferie esistenziali e geografiche che hanno guadagnato nuova centralità durante l’ultimo pontificato. Hanno sentito come fosse loro restituita autentica dignità. Questo vale anche per le riflessioni avviate sulle disuguaglianze, sul debito ecologico, sugli squilibri fra Nord e Sud del mondo, ecc. C’è una partecipazione corale che già si è attivata su questi temi: sta a noi oggi raccogliere il testimone, e continuare i percorsi già avviati. Per me i punti principali, che anche papa Leone XIV ha cominciato fin dall’inizio a riprendere, sono quelli di continuare ad aprire tempi e spazi di dialogo e il tema della cura, con l’auspicio che possano informare i nostri stessi stili di vita. Perché, dopo tutto, siamo solo amministratori, e non padroni di una terra in cui alla fine siamo solo di passaggio, tenendo in considerazione il bene delle generazioni future. Tutti questi processi avviati rappresentano le correnti di un fiume sotterraneo, destinato a emergere. Il contesto globale oggi pare particolarmente sconfortante, tuttavia i primi frutti che ho ricordato sono reali e visibili, e da quelli è importante partire.

 

12 giugno 2025
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