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Ursula: parte seconda?

Credit foto: Commissione Europea

I risultati delle elezioni per il Parlamento europeo offrono alcune risposte immediate e sollevano ulteriori domande, legate alle peculiarità dell’Unione Europea, questo «oggetto politico non identificato», una sorta di UFO istituzionale, secondo l’appropriata definizione coniata da uno degli storici presidenti della Commissione europea, Jacques Delors.

 

  1. L’asse del Parlamento europeo si è spostato verso destra
    Tra i vincitori vi sono senza dubbio le forze politiche di destra, che al momento si suddividono in due gruppi parlamentari a Strasburgo: Conservatori e Riformisti europei e Identità e Democrazia, che hanno posizioni politiche simili in tanti campi e differenze soprattutto per quanto riguarda il sostegno all’Ucraina e i rapporti con la Russia. Alcuni dei partiti che rientrano nei due gruppi hanno registrato risultati eclatanti in alcuni grandi Paesi europei, come l’Italia, la Francia e la Germania, e hanno visto aumentare il numero dei propri parlamentari, anche se in misura minore di quanto previsto dai sondaggi di inizio 2024. Ma vi è anche il Partito popolare europeo (PPE), su posizioni di centrodestra, che da tempo è il perno delle alleanze politiche in Europa. Il PPE non solo si è confermato la prima forza politica in Europa, ma ha visto incrementare i propri eletti. La scelta del PPE negli ultimi due anni di spostarsi su posizioni più di destra in temi ritenuti chiave, come le migrazioni o le politiche ambientali, è stata evidentemente riconosciuta e premiata da ampi settori dell’elettorato.

    Per le altre forze politiche presenti a Strasburgo, i risultati elettorali sono meno positivi. Se i Socialisti e democratici (S&D) e il Gruppo della Sinistra hanno registrato una modesta flessione dei propri rappresentanti (con il dato in controtendenza del Partito democratico che ha eletto più europarlamentari che cinque anni fa), ben più consistente è stato il calo di Renew Europe (RE), il gruppo politico di ispirazione liberale, a causa della netta sconfitta del partito del presidente Emmanuel Macron in Francia. Anche il gruppo dei Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea non ha ripetuto l’exploit registrato nel 2019 sull’onda dei Fridays for future e della forte mobilitazione dei giovani.

  2. Una nuova Commissione Ursula?
    La composizione del nuovo Parlamento rende possibile – e molto probabile alla luce delle prime dichiarazioni rilasciate dai vari esponenti politici – una riedizione dell’alleanza composta da PPE, S&D e RE, che negli ultimi cinque anni ha sostenuto la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, anche se sarebbe più risicata per il calo subito da S&D e RE (circa 400 seggi su 720). In questo scenario, non è però escluso che il PPE possa stringere accordi su singoli temi non con uno dei gruppi parlamentari di destra presenti nel Parlamento europeo, ma con singoli partiti politici, come Fratelli d’Italia. Infatti, negli scorsi mesi von der Leyen aveva affermato che era pronta a collaborare con quelle forze politiche che si riconoscono nella democrazia e nello Stato di diritto e sono pronte a sostenere l’Ucraina. In questo senso, il PPE può ambire a riproporsi come perno della politica europea e a determinare l’agenda da seguire.

  3. Ci avviamo allora verso una riedizione degli ultimi anni della politica europea?
    Per quanto non così evidenti, i risultati delle elezioni hanno determinato alcuni cambiamenti nei rapporti di forza tra le forze politiche in Europa, che inevitabilmente avranno ripercussioni sui temi più rilevanti al momento, dalla questione della difesa comune alle politiche ambientali, passando per l’allargamento e l’eventuale riforma dei Trattati europei.

    Non bisogna poi limitarsi a considerare il numero dei parlamentari eletti dalle singole forze politiche, ma anche le ripercussioni politiche all’interno dei singoli Stati, dato il rilievo che i Governi nazionali hanno nei processi decisionali a livello europeo. In Francia, Germania e Italia, i tre Paesi europei più grandi e fondatori delle istituzioni europee, c’è stata una netta affermazione dei partiti di destra. Se in Italia, questo risultato rafforza la posizione di Giorgia Meloni a livello interno ed europeo, in Germania la compagine al governo composta dai socialisti, liberali e verdi ne esce fortemente indebolita. Accade lo stesso in Francia, al punto che il presidente Macron ha sciolto l’Assemblea nazionale e indetto nuove elezioni per la fine del mese di giugno. Queste evoluzioni inevitabilmente hanno un impatto sul tradizionale motore franco-tedesco, che ha sempre avuto un ruolo essenziale nel dinamismo europeo, che potrebbe perdere di slancio per la debolezza politica interna o, nel caso vi fosse un cambio di scenario politico per la vittoria delle destre, essere caratterizzato da posizioni inedite sull’Europa e sul futuro del progetto europeo.

    Gli equilibri politici che si determineranno a livello nazionale in questi tre Stati avranno quindi un’influenza notevole sulle alleanze che si realizzeranno a livello europeo nel Parlamento europeo e nei rapporti con gli altri Stati dell’UE, a partire dalla scelta delle personalità che ricopriranno le cariche più importanti a livello europeo. Soprattutto condizioneranno in modo significativo il modo in cui verranno declinate le decisioni sui temi al centro dell’agenda politica dell’Unione in questo momento indicati in precedenza.

 

11 giugno 2024
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