Un bilancio di cinque anni di legislatura europea

Fascicolo: marzo 2019

I lavori dell’ottava legislatura del Parlamento europeo si concluderanno il 18 aprile 2019 e, nonostante vi siano ancora importanti dossier aperti (cfr Simonato A., «Il programma di lavoro della Commissione europea per il 2019», in Aggiornamenti Sociali, 1 [2019] 75-76), si può fare un primo bilancio sul ruolo, le priorità e le azioni dell’assemblea europea negli ultimi cinque anni di legislatura. Tale fotografia è resa possibile anche dall’importante campagna informativa intrapresa dal Parlamento e dalle altre istituzioni europee, al fine di promuovere il coinvolgimento dei cittadini in vista delle prossime elezioni europee; tra le iniziative da ricordare vi sono un sito per incoraggiare una maggiore affluenza alle elezioni (<www.stavoltavoto.eu>), una sezione del sito istituzionale dedicata al riepilogo delle attività svolte (<www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/elections-press-kit/6/risultati-del-parlamento-europeo-2014-2018>), un sito interattivo e multilingue («Cosa fa per me l’Europa»: <https://what-europe-does-for-me.eu/it/home>) e un’app dedicata (Citizens’ App), che permettono ai cittadini di trovare facilmente informazioni aggiornate sulle politiche dell’Unione Europea (UE) nella loro regione, per la loro professione o la loro vita quotidiana.

Come vedremo, l’assemblea eletta nel 2014 – la cui maggioranza è costituita dal Partito popolare europeo (PPE, 29,2%) e dall’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D, 25,2%) – ha esercitato in modo rilevante il ruolo riconosciutole dai Trattati europei nei vari ambiti in cui è coinvolta (cfr il riquadro più sotto).

In prima battuta, bisogna riconoscere che il Parlamento è stato capace di esprimere una “voce” originale e differente rispetto a quella di altre istituzioni europee su alcuni dossier oggi al centro delle tensioni più acute sul ruolo e il senso delle istituzioni europee (migrazioni, politiche economiche, sicurezza…). Si tratta di temi in cui il Consiglio della UE – e quindi il coordinamento tra i Governi nazionali – ha un ruolo centrale e in cui si sono registrate le maggiori difficoltà a creare solidarietà e integrazione tra gli Stati membri (cfr Fabbrini S., «L’Europa dopo Brexit: da dove si riparte?», in Aggiornamenti Sociali, 10 [2016] 630-639). In queste occasioni, le posizioni sostenute dal Parlamento sono frutto, da un lato, dell’ascolto dei cittadini e delle formazioni sociali e, dall’altro, della capacità dei parlamentari di farsi portatori di istanze differenti da quelle rappresentate dai Governi nazionali.

Vi sono diversi esempi, sia nei processi decisionali in cui il Parlamento è formalmente un co-attore protagonista, sia nelle procedure in cui il suo ruolo è meno significativo, e ci limitiamo a segnalarne alcuni: gli emendamenti apportati dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni nella seduta del 16 novembre 2017 alla proposta di riforma del Sistema europeo comune di asilo presentata dalla Commissione europea, con il recepimento di gran parte delle osservazioni avanzate dalla società civile organizzata e l’adozione del nuovo paradigma per cui il richiedente protezione fa ingresso nell’Unione, considerata nel suo complesso (cfr Peri C., «Migranti: l’Europa cambia? La riforma del Sistema europeo comune d’asilo», in Aggiornamenti Sociali, 5 [2018] 396-405). In tal modo il Parlamento ha voluto evidenziare il ruolo centrale e costitutivo della solidarietà per la UE. Nello stesso senso, su un altro tema “caldo”, va ricordato il rigetto da parte della Commissione per i problemi economici e monetari lo scorso 27 novembre 2018 della proposta della Commissione europea di integrare il Fiscal Compact e relative regole di “austerità” nei Trattati UE.

Si può pensare, inoltre, al voto (12 settembre 2018) con il quale il Parlamento ha invitato il Consiglio della UE ad attivare l’articolo 7 TUE nei confronti dell’Ungheria, al fine di prevenire una minaccia sistemica ai valori fondanti dell’Unione, evidenziando in tal modo che la UE non è solo un mercato unico, ma una comunità fondata su alcuni valori comuni (art. 2 TUE). Nello stesso senso la risoluzione del 13 dicembre 2018 con la quale si impegnano le autorità della UE ad accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni con le loro controparti egiziane. Meritano attenzione, infine, le raccomandazioni formulate ai negoziatori della Commissione sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), le commissioni speciali d’inchiesta istituite in seguito all’emersione di scandali o abusi (come le truffe delle case automobilistiche sulle emissioni, le autorizzazioni sui pesticidi e i regimi fiscali favorevoli in Lussemburgo, i cosiddetti Luxemburg Leaks), le priorità identificate per l’adozione del Quadro pluriennale finanziario 2021-2027 (maggiori fondi per giovani, ricerca, occupazione e lotta al cambiamento climatico; risorse adeguate per nuove sfide come migrazione, difesa e sicurezza; contrarietà alla riduzione dei finanziamenti per politiche agricole e di coesione; nuove entrate dirette per sostituire in parte i fondi finanziati dai contribuenti; cfr Riggio G., «Il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027», in Aggiornamenti Sociali, 10 [2018] 693-695).

Nell’ambito delle dieci priorità presentate dalla Commissione Juncker nel 2014, il Parlamento europeo si è impegnato per sostenere le tematiche più direttamente legate alle vite ordinarie dei cittadini, con particolare riferimento ai diritti sociali e civili, all’alimentazione, ai cambiamenti climatici, alla sostenibilità, alla tutela dei diritti nell’economia digitale, alla cultura, alla ricerca di un sistema fiscale europeo equo e trasparente, al sostegno delle piccole e medie imprese. In questi casi, il Parlamento non è solo intervenuto con modifiche alle proposte legislative presentate dalla Commissione, ma ha contribuito all’identificazione dei temi prioritari su cui costruire il programma annuale di lavoro e, attraverso l’approvazione di risoluzioni non legislative, ha sollecitato l’adozione di nuove norme o iniziative.

Nonostante questa notevole attività, l’informazione su quanto realizzato dal Parlamento europeo così come sulle iniziative dei gruppi politici europei e dei singoli parlamentari difficilmente trova spazio nei media italiani, che si concentrano per lo più sulla Commissione, limitandosi a riferire quanto fa nel ruolo di controllore del rispetto delle regole comuni approvate, o sulle differenti posizioni dei Governi nazionali in occasione dei vertici europei. A questo ridotto spazio sul piano della comunicazione fa eco la recente rilevazione dell’Eurobarometro (settembre 2018), secondo cui vi è presso i cittadini italiani una prevalenza – seppur lieve – di valutazioni neutre e negative sul Parlamento europeo, che si accompagna a un giudizio prevalentemente non soddisfatto rispetto alla democrazia nella UE (<www.europarl.europa.eu/at-your-service/files/be-heard/eurobarometer/2018/parlemeter-2018/national-factsheets/it-it-factsheet-parlemeter-2018.pdf>).

Malgrado questa povertà informativa, il Parlamento europeo è un canale fondamentale della rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni europee e la sua attività è rilevante per le nostre vite quotidiane. Per questo è cruciale favorire una conoscenza adeguata del suo ruolo e funzionamento, anche in vista di un esercizio consapevole del voto per le prossime elezioni. Muoversi in questa direzine richiede l’approfondimento dei motivi sottostanti all’attuale e diffusa insoddisfazione. A tal proposito è utile evidenziare che a volte ci sono divergenze anche significative tra quanto alcuni europarlamentari o gruppi politici comunicano in Italia e le scelte adottate a Bruxelles oppure, al contrario, che esistono iniziative importanti che non trovano spazio nei media nazionali. Essere aggiornati, anche utilizzando i canali informativi messi a disposizione da parte delle istituzioni europee, ci permetterà di confermare o meno la fiducia ai candidati e ai partiti che si propongono alle prossime elezioni, avendo anche ben presenti le scelte politiche compiute nell’attuale legislatura europea. Già in occasione delle elezioni europee del 2014 era diffusa l’opinione che la posta in gioco fosse la definizione del senso e del destino della UE (cfr Costa G. – Foglizzo P., «Unione Europea: il senso di stare insieme. Intervista a Romano Prodi», in Aggiornamenti Sociali, 5 [2014] 366-377; Habermas J., «Democrazia, solidarietà e la crisi europea», in Aggiornamenti Sociali, 1 [2014] 18-30): oggi questa consapevolezza è tanto più radicata e il passaggio elettorale del rinnovo della rappresentanza dei cittadini costituisce uno snodo cruciale per confrontarsi tra le diverse visioni sul presente e sul futuro della UE.


I poteri del Parlamento europeo

I poteri attribuiti al Parlamento sono numerosi e importanti: compartecipazione alla nomina della Commissione europea (elezione del Presidente, audizione dei candidati commissari e voto sulla compagine complessiva); esercizio del potere legislativo (approvazione di regolamenti e direttive) insieme al Consiglio della UE; approvazione e controllo del bilancio della UE; istituzione di commissioni speciali di indagine; viene informato dei negoziati della Commissione sui trattati internazionali e deve approvarli affinché possano entrare in vigore; raccolta di denunce e petizioni dei cittadini. Per meglio situare l’esercizio di questi poteri, va tenuto presente che ogni istituzione europea rappresenta, protegge e promuove specifici interessi: quello generale dell’Unione, da intendersi non come la somma degli interessi diversi ma la possibile sintesi delle necessità comuni, è affidato alla Commissione (art. 17 Trattato sull’Unione Europea, TUE); gli interessi dei singoli Stati membri trovano voce attraverso gli Esecutivi nazionali nel Consiglio della UE (art. 16 TUE); l’interesse dei cittadini ha la sua rappresentanza nel Parlamento europeo (art. 14 TUE).

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