ArticoloDialoghi
Tasselli di pace
Educare alla pace è frutto di artigianato, Bruno Bignami / Il lungo cammino dei movimenti pacifisti, Mario Pianta / «Pace, che cosa posso fare per te?», Rosanna Tabasso / Portuali contro la guerra, José Nivoi
Durante la veglia di preghiera per la pace svoltasi nella Basilica di
San Pietro a Roma lo scorso 11 aprile, papa Leone XIV ha affermato:
«[…] vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle
Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli
del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si
deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità
di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine
che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. […] [C]onvertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei
quartieri, nelle comunità civili e religiose […]. Formiamoci e giochiamoci
in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno
ha il suo posto nel mosaico della pace!».
Con queste parole, il Papa si fa interprete di un desiderio, assai sentito
da molti, di gridare che un’altra via deve essere possibile rispetto al
dilagare della guerra, anche se oggi pare più che mai difficile trovarla.
Come ebbe ad affermare Giorgio La Pira, l’ultima parola dovrebbe spettare
ai popoli, senza il cui consenso «la guerra non si fa e la pace non si edifica»
(La Pira G., Rievocazione nell’anniversario del Convegno dei Sindaci, 1956,
in De Siervo U. – Giovannoni G. – Giovannoni G. [edd.], Giorgio
La Pira Sindaco. Scritti, discorsi e lettere, Cultura Nuova Editrice, Firenze
1988, 262). La responsabilità politica dei governanti è enorme, ma non
è l’unica: l’edificazione della pace è anche un impegno che parte dal
basso, che non sgorga in modo casuale, ma ha bisogno di essere attentamente
accompagnato e sostenuto.
Che cosa significa oggi essere costruttori di pace? Per cercare delle possibili
risposte a questa domanda partiamo dal confronto con il testo della
Nota pastorale della Conferenza episcopale italiana (CEI) Educare a una
pace disarmata e disarmante (EPDD), pubblicata il 5 dicembre 2025, che ha
dedicato la sua corposa ultima sezione a questo tema. Il primo contributo
alla nostra riflessione è di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale
per i Problemi sociali e il lavoro della CEI, che ripercorre più da vicino
la struttura e l’ispirazione del documento; gli altri interventi danno spazio
a voci impegnate a più livelli nella riflessione e nell’azione per la pace, di
provenienza ecclesiale e non: Mario Pianta, docente della Scuola Normale
Superiore di Pisa, si confronta con il testo della Nota da studioso di politica
economica e di movimenti pacifisti; Rosanna Tabasso rilegge l’esperienza
del SERMIG di Torino, di cui è responsabile; José Nivoi, portavoce del
Collettivo autonomo lavoratori portuali (CALP) di Genova, porta una
testimonianza di coordinamento sindacale e civile contro il traffico delle
armi. [continua]
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