SeaWatch e SeaEye: alcune riflessioni

La conclusione dell’angosciosa vicenda dei 49 profughi sbarcati dalle navi Sea Watch 3 e Sea Eye dopo 19 giorni di attesa in mare merita qualche riflessione.

Anzitutto non può passare sotto silenzio la sofferenza di persone innocenti, tra cui donne e bambini, tenuti in ostaggio per ragioni politiche e al fondo simboliche. 49 profughi non rappresentano un pericolo per la sicurezza, né una rovina per l’Italia come per nessun altro Paese. Averli lasciati per tanti giorni in mare, negando persino cibo e coperte, è stato un atto di crudeltà, un’espressione emblematica di quel “cattivismo” che una certa politica ha innalzato come vessillo.

In secondo luogo, le dichiarazioni del ministro degli Interni Matteo Salvini, secondo cui l’accoglienza significa “agevolare il lavoro di scafisti e ONG”, posti sullo stesso piano, non sono forse una novità ma una conferma di un imbarbarimento della politica e del suo linguaggio. Sono i governi autoritari a perseguitare le ONG e a ostacolare le loro attività, a incitare all’odio verso chi soccorre le persone in pericolo.

Le differenze di vedute nel governo italiano rappresentano invece un fatto nuovo. I comportamenti futuri diranno se si tratta di mera tattica, di un occasionale scostamento da una linea fin qui condivisa senza apprezzabili distinguo, oppure dell’inizio di una presa di coscienza da parte del Movimento 5 Stelle della deriva verso cui la Lega li sta trascinando.

Va poi riconosciuto il ruolo della società civile, ringraziata dagli equipaggi delle navi per la fornitura degli aiuti che i governi avevano negato. Come hanno dichiarato le organizzazioni di United4Med «per noi significa tantissimo perché dimostra che c’è un’Europa diversa». La politica delle chiusure e della guerra alla solidarietà suscita per fortuna vivaci reazioni e fattive risposte. Nel caso italiano spicca il ruolo assunto dalla piccola ma attivissima Chiesa valdese che si farà carico dell’accoglienza dei 15 profughi destinati al nostro Paese, dopo che la Chiesa cattolica qualche mese fa aveva compiuto un gesto analogo per gli sbarcati della nave Diciotti.

Infine la drammatica vicenda dimostra ancora una volta l’esigenza di un approccio unitario alla questione degli sbarchi e dell’asilo da parte dell’Unione Europea, o almeno dei partner che intendono restare fedeli ai suoi valori umanitari e democratici. Politiche dell’immigrazione gestite a livello nazionale generano egoismi e polemiche che rischiano di distruggere il progetto europeo.



10 gennaio 2019
Maurizio Ambrosini
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