L’età del fuoco. Una storia vera da un mondo sempre più caldo

John Vaillant
Iperborea, Milano 2024 pp. 528
Scheda di: 

Che relazione c’è tra la produzione di combustibili fossili, i cambiamenti climatici e l’incendio che nel 2016 devastò la città canadese di Fort McMurray, epicentro dell’estrazione delle sabbie bituminose? Gli incendi non sono infrequenti nella foresta boreale canadese; tuttavia, nei primi giorni di maggio del 2016 le condizioni meteo erano eccezionali: le temperature sfioravano già i 30 °C e il sottobosco era secco perché le precipitazioni, durante l’inverno precedente, erano state molto scarse; si erano così create le condizioni perché un piccolo incendio potesse, con il favore del vento, ingigantirsi fino a produrre un pirocumulonembo, cioè una grande nuvola in grado di raggiungere in altezza la stratosfera e di causare venti intensi, addirittura tornado, che alimentano ulteriormente ed espandono l’incendio che l’ha generata.

L’età del fuoco, del giornalista John Vaillant, autore di altre tre opere tra la narrativa e l’indagine sociale, è un libro a cavallo tra il reportage, la divulgazione scientifica e la riflessione. Attraverso la narrazione dell’incendio che distrusse il distretto minerario, l’A. ricostruisce la storia dello sfruttamento dei combustibili fossili, il loro ruolo nel rapido sviluppo economico di alcune aree della provincia nordamericana, e le conseguenze che il loro impiego ha avuto e ha tutt’oggi sul clima globale.

Vaillant non nasconde il suo punto di vista critico verso l’industria delle sabbie bituminose e la politica energetica canadese, che generosamente sovvenziona la produzione di combustibili fossili, descrivendo Fort McMurray come una città costruita su un paradosso: prospera grazie all’estrazione di bitume, ma è esposta a disastri climatici amplificati da quell’industria stessa. La storia del distretto minerario canadese si presta così a una lettura simbolica, che denuncia un modello di sviluppo che divora i propri beneficiari. Infatti, molto prima che le fiamme entrassero in città, mettendo in fuga oltre 80mila persone, l’economia locale aveva già plasmato una società in crisi, composta da una forza lavoro giovane che, anche senza particolari qualifiche, aveva accesso, attraverso turni di lavoro usuranti, a livelli salariali straordinari (fino a 300mila dollari all’anno per un operaio) e a un tenore di vita altrimenti irraggiungibile; ma il corollario era l’altissimo costo della vita, l’indebitamento, il tasso eccezionalmente alto di alcolismo, tossicodipendenza, incidenti stradali e violenze domestiche.

Parallelamente, l’A. ripercorre la storia delle ricerche sull’effetto climalterante delle emissioni di anidride carbonica: dagli studi pionieristici del fisico svedese Svante Arrhenius, che nel 1896 ipotizzò l’effetto serra e previde un aumento della temperatura globale di 5-6°C, fino alla prima presa di consapevolezza del problema, in settori del mondo politico e industriale, negli anni ’60 del XX secolo, con i tentativi successivi di affossare il dibattito per proteggere gli interessi dell’industria petrolifera. Il libro diventa così la narrazione del Petrocene, l’età nella quale le società umane e il pianeta stesso sono plasmati dallo sfruttamento dell’energia derivante dai combustibili fossili. Il fuoco stesso diventa un personaggio della narrazione: prende vita, si alimenta dei prodotti umani (automobili, riserve di carburanti, case intrise di derivati del petrolio), sceglie le vie e le strategie per accrescersi sempre di più. Un po’ mostro da romanzo fantasy, un po’ piaga biblica, il fuoco si abbatte sulla città, ma senza fare vittime: «Perché Dio non voleva punire nessuno» è l’interpretazione di un residente musulmano. In realtà, l’assenza di vittime è da attribuirsi al fatto che tutti i residenti disponevano di automobili (anche tre o quattro per nucleo familiare) con le quali hanno potuto fuggire in tempi rapidi. Se lo stesso incendio fosse accaduto in una metropoli del Sud globale, i morti sarebbero stati migliaia. I figli del Petrocene non sono tutti uguali.

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