ArticoloPunti di vista

L’ascesa del cattolicesimo postliberale

Intervista a cura della Redazione di Études

Immagine: Gage Skidmore

Fascicolo: giugno-luglio 2025

In sintesi, quali sono le posizioni che contraddistinguono le tendenze del postliberalismo contemporaneo?

 

A livello concettuale, il postliberalismo contemporaneo avanza un’argomentazione storicista, secondo cui le epoche della storia si susseguono. Avremmo appena attraversato un periodo liberale dopo la Seconda guerra mondiale, che sarebbe stato una sorta di età buia dominata dal liberalismo. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il liberalismo sarebbe entrato in surriscaldamento, consumando tutto il carburante “preliberale” che inizialmente gli aveva permesso di emergere, come la stabilità delle strutture familiari e dei posti di lavoro. Secondo il politologo Patrick Deneen, questo spiega perché il liberalismo ha fallito. Secondo lui, occorre ora stabilire un ordine postliberale.

Per i postliberali esplicitamente integralisti, come il giurista Adrian Vermeule, in questo ordine esiste una sorta di relazione formale tra la Chiesa e lo Stato, e una sottomissione del potere politico a quello religioso, mentre le istituzioni rappresentative non sono una necessità. Il punto di vista cattolico è il riferimento per definire il bene comune. Ad esempio, con una certa originalità rispetto alle posizioni oggi dominanti, Vermeule difende una politica di immigrazione relativamente aperta, ma solo per i cattolici praticanti. In questa corrente, il monaco cistercense austroamericano Edmund Waldstein non è contrario all’idea di rifiutare la piena cittadinanza ai non battezzati. Si tratta di idee vecchie, ma nuove per i nordamericani contemporanei. [continua]

 

 

 

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