ArticoloPunti di vista
L’ascesa del cattolicesimo postliberale
In sintesi, quali sono le posizioni che contraddistinguono le tendenze del
postliberalismo contemporaneo?
A livello concettuale, il postliberalismo contemporaneo avanza un’argomentazione
storicista, secondo cui le epoche della storia si susseguono.
Avremmo appena attraversato un periodo liberale dopo la Seconda guerra
mondiale, che sarebbe stato una sorta di età buia dominata dal liberalismo.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il liberalismo sarebbe entrato
in surriscaldamento, consumando tutto il carburante “preliberale” che inizialmente
gli aveva permesso di emergere, come la stabilità delle strutture
familiari e dei posti di lavoro. Secondo il politologo Patrick Deneen, questo
spiega perché il liberalismo ha fallito. Secondo lui, occorre ora stabilire
un ordine postliberale.
Per i postliberali esplicitamente
integralisti, come il giurista Adrian
Vermeule, in questo ordine esiste
una sorta di relazione formale tra
la Chiesa e lo Stato, e una sottomissione
del potere politico a quello
religioso, mentre le istituzioni rappresentative
non sono una necessità.
Il punto di vista cattolico è il
riferimento per definire il bene
comune. Ad esempio, con una certa
originalità rispetto alle posizioni
oggi dominanti, Vermeule difende
una politica di immigrazione relativamente
aperta, ma solo per i cattolici praticanti. In questa corrente, il
monaco cistercense austroamericano Edmund Waldstein non è contrario
all’idea di rifiutare la piena cittadinanza ai non battezzati. Si tratta di idee
vecchie, ma nuove per i nordamericani contemporanei. [continua]
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