Ogni evocazione del futuro e della speranza suona oggi retorica,
perché sembra non trovare corrispondenza in esperienze reali e
in dinamismi storici concreti. Al contrario, si moltiplicano le
cause di disperazione, tanto che finora ha avuto buon gioco l’affermazione
ideologica secondo cui il modello della società globalizzata non ha
alternative. Non a caso, l’insistente apologia dell’innovazione suona come
totalitaria, perché rimanda sempre e solo alla potenza inarrestabile della
tecnologia, che conferma il modello sociale vigente, ma non fa mai appello
alla creatività delle nuove generazioni, alla responsabilità umana e al
rinnovamento della società.
Una passione distruttiva (quasi una cupio dissolvi), da un lato, e la rassegnazione
a un sistema di mortificazione degli esseri viventi, dall’altro,
determinano quella glaciazione del clima spirituale del nostro tempo
che fa da contraltare al surriscaldamento del clima del pianeta. Ma il
rischio maggiore non sta tanto nella caduta delle nostre forze affettive
e cognitive di riferimento al futuro – che sono il desiderio, la fiducia, la
speranza e la libertà – quanto, ancora prima, nel venir meno dei soggetti
della capacità di sperare.
La speranza ha bisogno di soggetti che la agiscano
Si registra, infatti, una tendenza globale alla sostituzione degli esseri
umani in quanto soggetti della loro storia con altre entità, secondo la dinamica
ben nota alla narrazione biblica dell’idolatria. L’economia finanziarizzata
dominante con l’odierno capitalismo assoluto sostituisce il capitale
agli esseri umani. La tecnologia diviene sistema tecnocratico mondiale che
ci sostituisce con algoritmi e intelligenza artificiale. Il circuito della geopolitica,
a sua volta rivelatasi chiaramente una geobellica, sostituisce gli esseri
umani nel modo più radicale: per un verso li tramuta in armi, in macchine
per uccidere, dall’altro li liquida mediante l’eliminazione fisica.
Dove sono dunque i soggetti attivi e integri, capaci di sperare agendo,
di incarnare la speranza nel loro modo di vivere? La speranza non è
un vago anelito, ma è un modo di essere e di agire trasformando le situazioni
oppressive nel senso della liberazione e della guarigione della realtà. [Continua]
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