L'accordo di Malta e i passi ancora da fare

La bozza di accordo raggiunta il 23 settembre a Malta con Francia, Germania e Finlandia (presidente di turno dell’UE) è stata salutata come una svolta dal governo italiano. Le persone salvate in mare da ONG e navi militari verranno distribuite entro quattro settimane nei paesi che aderiranno all’accordo, e i porti di approdo saranno scelti a rotazione, non solo in Italia e a Malta.

La retorica salviniana sull’Italia lasciata sola da un’Europa sorda e indifferente ha subito una sconfitta: il metodo del dialogo ha pagato più di quello dello scontro. Gli accordi di Dublino non sono stati ufficialmente riformati, ma di fatto risultano superati. Il leader della Lega che aveva così enfatizzato gli sbarchi come un’invasione africana è stato messo nell’angolo.

Nei giorni successivi i dubbi hanno però cominciato a serpeggiare. L’accordo non vale per gli arrivi spontanei, con natanti di vario genere, ma solo nel caso dei salvataggi: i primi sono in crescita e rappresentano ultimamente la gran parte dei casi. La criminalizzazione delle ONG non è stata rinnegata: i governi dell’UE non amano chi salva le persone e le trasferisce sul suolo europeo. Infatti stanno cercando di identificare come porti sicuri anche quelli di Marocco e Tunisia. I paesi ostili all’accoglienza non sono stati colpiti da robuste sanzioni.

Ma il problema maggiore a mio avviso è un altro. L’accoglienza dei richiedenti asilo (non degli immigrati: la confusione è continua e perniciosa) in vari paesi europei è un passo avanti, non la soluzione regina. Molti di loro hanno delle aspirazioni ben precise e a volte dei legami con persone che risiedono in determinati paesi. Non ha molto senso spedirli in paesi in cui non hanno intenzione di rimanere, magari poveri di opportunità occupazionali e di servizi di welfare. Meglio pensare a un’accoglienza finanziata dall’UE, e in maggior misura da chi non accoglie, lasciando le persone accolte libere di decidere dove vogliono cominciare a ricostruire la loro vita.

Bisogna apprezzare il passo avanti compiuto a Malta, ma dobbiamo chiedere ai governi europei di andare oltre.
30 settembre 2019
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