Il piano di azione europeo per l’economia circolare

Fascicolo: giugno-luglio 2019

Se fino a pochi anni fa il tema della sostenibilità degli stili di vita, in particolare nei Paesi più sviluppati, era di fatto una questione che interessava a pochi e circoscritti, oggi constatiamo che l’attenzione al riguardo è cresciuta e la sostenibilità è entrata a pieno titolo nelle agende politiche degli Stati e delle organizzazioni internazionali. Anche presso i cittadini sta progressivamente maturando la consapevolezza che le modalità odierne di consumo e di produzione sono a tal punto dispendiose in termini di risorse che il rischio di pregiudicare il nostro futuro non costituisce più uno scenario solo eventuale. Basta menzionare qualche dato, riferito all’Unione Europea (UE), per rendersene conto: secondo una recente stima si calcola che ogni anno si utilizzano 15 tonnellate di materiali a persona per la produzione dei beni e servizi che quotidianamente utilizziamo, mentre ogni cittadino della UE genera una media di oltre 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui quasi la metà è smaltita nelle discariche. Queste cifre sono indicative di un uso irresponsabile delle risorse, in cui prevale l’erronea idea che la loro disponibilità sia infinita.

La ricerca di vie alternative e più sostenibili rispetto a quelle attuali costituisce pertanto una priorità a livello globale, come attesta l’<>Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità adottato dalle Nazioni Unite nel 2015 (<www.unric.org/it/agenda-2030>). Tra le possibili iniziative intraprese su questo fronte ci soffermiamo su quella che propone la progressiva transizione dall’attuale economia di tipo lineare a una circolare.

Oggigiorno il modello economico si impernia su tre fasi – produzione, consumo e smaltimento – ed è fisiologico che i prodotti abbiano un ciclo di vita breve e che buona parte dei materiali impiegati, anche quelli più preziosi o rari, non siano più riutilizzabili, ma destinati a essere smaltiti come rifiuti. La rapida e programmata obsolescenza dei beni acquistati (cfr Sauvage S., «Prodotti che non durano: quali forme di resistenza?», in Aggiornamenti Sociali, 4 [2019] 313-318), la scelta di imballaggi eccessivi e ambientalmente dispendiosi, l’impressionante produzione di scarti sono solo alcuni aspetti che rivelano i limiti dell’economia lineare. Per questo si guarda a un modello diverso, quello dell’economia circolare, basato su un radicale capovolgimento di prospettiva: limitare i materiali utilizzati, in particolare quelli non rinnovabili, per evitare ogni inutile spreco; prevedere i possibili riutilizzi di un prodotto e delle sue parti, per contenere al massimo gli scarti. Alla base dell’economia circolare vi è la convinzione che un “rifiuto” può ancora essere una risorsa, per questo l’attenzione si concentra su moderare i consumi, massimizzare l’efficienza dell’uso, riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti, affinché le risorse attuali siano a disposizione per tutti, incluse le generazioni future (cfr Laudato si’, n. 22).

Tra i fautori dell’economia circolare vi è la UE, che ne parlò già nel 1976 nel rapporto The Potential for Substituting Manpower for Energy. Più di recente, nel 2015, l’Unione ha adottato L’anello mancante - Piano di azione per l’economia circolare, in cui l’economia circolare è presentata come ciò che assicura di chiudere in modo virtuoso il cerchio che abbraccia la vita di un prodotto: reperimento delle materie prime, progettazione, produzione, commercializzazione, consumo e, infine, riuso, riciclo o smaltimento.

Il Piano, composto da 54 misure, ha una visione sistemica e si applica a intere catene di valore. In particolare, l’approccio circolare è stato integrato nella produzione e nel consumo di plastica (cfr Riggio G., «La strategia europea per la plastica», in Aggiornamenti Sociali, 3 [2018] 254-255), nei sistemi alimentari, nella gestione delle risorse idriche e dei flussi di rifiuti specifici. Gli obiettivi sono vari: dallo sviluppo di un’economia attenta a un uso efficiente e ambientalmente sostenibile delle risorse a un rinnovato impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti.

La transizione verso un’economia circolare passa per l’adozione di una pluralità di interventi. Sul piano della produzione bisogna agire fin dalla progettazione dei prodotti, affinché siano ridotte al minimo le risorse utilizzate e sia al contempo incentivato il riutilizzo, il recupero e la riciclabilità dei materiali. A essere sollecitate sono in particolare le imprese, che non sempre dispongono delle conoscenze o della capacità per attuare le soluzioni dell’economia circolare. Un altro fronte cruciale concerne i cittadini: il necessario e non scontato cambiamento dei modelli di consumo richiede che vi siano informazioni accurate per orientarsi all’acquisto di beni più sostenibili, nella consapevolezza che i prezzi dei prodotti non rispecchiano il vero costo dell’uso di risorse ed energia per la società. Infine, è in gioco il sistema di recupero, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti, che concerne le scelte delle autorità pubbliche, il senso civico dei cittadini e l’organizzazione imprenditoriale. Questo breve elenco evidenzia quanto sia cruciale il ruolo svolto dai diversi <>stakeholder coinvolti, in particolare a livello politico, che possono favorire la transizione se le loro decisioni sono coerenti e decise.

In un recente Report (COM[2019] 190), la Commissione ha presentato un bilancio positivo del Piano di azione, dato che le 54 azioni previste sono state attuate o sono in fase di attuazione. Il Report evidenzia che nel 2016 l’occupazione nei settori interessati è cresciuta di 4 milioni di lavoratori (6% in più rispetto al 2012). Sempre nel 2016 le attività circolari (riparazione, riutilizzo o riciclaggio) hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto e investimenti per 17,5 miliardi di euro; mentre sono ancora insufficienti, pur registrando dei miglioramenti, i risultati ottenuti nel riciclaggio dei rifiuti urbani. L’economia circolare ha altresì favorito la nascita di nuovi modelli di impresa e aperto nuove opportunità commerciali. Un bilancio incoraggiante, che può ancora migliorare se crescono la sensibilizzazione e gli investimenti nella ricerca.

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