I pozzi inquinati della nostra convivenza

Mentre in Italia ogni nave che salva delle persone in cerca di asilo diventa un caso politico, la Corte Costituzionale francese ha assunto una decisione importante: il principio di fraternità inscritto tra i valori cardine della Repubblica, insieme alla libertà e all’uguaglianza, impedisce di criminalizzare la solidarietà con i migranti. Le norme che perseguono chi fornisce aiuto agli stranieri, ancorché privi di regolari permessi, sono state dichiarate incostituzionali.

In Italia invece, dopo inchieste naufragate e imbarazzati silenzi, la Procura di Trapani a un anno dal blocco della nave Juventa ha emesso venti avvisi di garanzia a carico di responsabili e operatori delle ONG impegnate nei salvataggi in mare, da Medici Senza Frontiere a Save the Children. Gli esponenti del governo, non solo Salvini, pressoché ogni giorno polemizzano contro le organizzazioni umanitarie e le loro navi, ricorrendo ad argomenti pretestuosi come il luogo di registrazione o la bandiera che inalberano. Le ONG, in un certo discorso politico, sono diventate sinonimo di oscuri interessi stranieri che tramano contro la sicurezza del nostro Paese.

Non è questione di scontro tra le gente comune e le élites globalizzate. Ci sono pezzi di classe dirigente del Paese che stanno inquinando i pozzi dei valori fondanti della nostra convivenza. Anche la nostra Costituzione parla di «inderogabili doveri di solidarietà» e di accoglienza dovuta allo straniero che non gode nel suo Paese dei diritti fondamentali. 

Usare il consenso politico o il potere giudiziario contro i valori-guida della nostra comunità nazionale significa disgregare i legami che ci uniscono, oltre a isolarci sempre più dalla comunità europea e internazionale. Costituzione repubblicana, costruzione europea, organismi internazionali: queste istituzioni faticosamente costruite nel dopoguerra hanno i diritti umani come pietra angolare. Il fatto che non siano sempre adeguatamente onorati non autorizza a rigettarli o a contrapporli a un presunto interesse nazionale. 

Papa Francesco dal canto suo ha preso una posizione che dice chiaramente da che parte dovrebbero stare i credenti e le persone che hanno a cuore i diritti umani universali: «le mani che salvano sono le mani di Dio».
13 luglio 2018
Maurizio Ambrosini
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