Cooperazione allo sviluppo e sovranismo

Dicono che bisogna “aiutarli a casa loro”. Ma questo slogan di apparente buon senso è in realtà sbagliato, per diversi motivi. 

In primo luogo, nega il fabbisogno che noi abbiamo del lavoro degli immigrati (2,4 milioni di occupati regolari). Basti pensare all’assistenza agli anziani da parte delle assistenti familiari, dette comunemente “badanti”. Globalmente, in Italia il 70% dei collaboratori domestici sono immigrati.

Secondo, gli immigrati non vengono dai Paesi più poveri, quelli più bisognosi di aiuti. In Italia come nell’UE, la maggioranza sono europei. Nel nostro Paese gli africani sono poco più del 20% del totale degli immigrati, e in cima all’elenco ci sono due paesi del Nord-Africa: Marocco ed Egitto.

Terzo, secondo gli studi in materia in una prima non breve fase lo sviluppo incrementa le partenze: più gente accede alle risorse per muoversi, accresce l’istruzione, si apre a nuovi orizzonti e aspirazioni. Solo in seguito, dopo diversi anni, l’emigrazione cala.

Ma ciò che più colpisce sono le contraddizioni tra parole e fatti dei neofiti del sostegno allo sviluppo africano: nella ripartizione dei fondi dell’8 per mille che una parte dei cittadini ha scelto di devolvere allo Stato, il governo gialloverde ha deciso di ridurre del 50% la quota destinata alla “fame nel mondo” e  all’“assistenza ai rifugiati”. Sono rimasti appena 3 milioni per 17 progetti delle ONG impegnate nella lotta contro la fame, mentre sui rifugiati l’unico progetto parzialmente finanziato è stato quello dell’ANCI, Associazione dei Comuni Italiani.

Già la legge finanziaria d’altronde aveva colpito la cooperazione internazionale, dopo che i governi precedenti avevano gradualmente incrementato l’impegno italiano nel settore, cercando di onorare gli impegni internazionali più volte assunti dal nostro Paese.

La prova dei fatti, delle scelte concrete e in modo particolare degli impegni di spesa è sempre il banco di prova della sincerità e della coerenza dei governanti. Appare evidente che “aiutiamoli a casa loro” è solo un richiamo strumentale acchiappa-consensi, da parte di politiche che non vogliono aiutare gli stranieri né qui né al loro Paese. Il sovranismo d’altronde è questo, inutile meravigliarsi. Ma potrebbero risparmiarci la pseudo-morale dell’aiuto a distanza come alternativa all’accoglienza.

4 febbraio 2019
Maurizio Ambrosini
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