ArticoloDialoghi
Anziani: ponte fragile e vitale tra passato e futuro
Un capitale di fiducia da tramandare, Vito Teti; intervista a cura di Giuseppe Riggio SJ / Come si “reinventano” gli anziani?, Niccolò Morelli / Le (parziali) risposte della politica all’invecchiamento, Fabio Di Nunno / Badanti: prendersi cura delle famiglie, Daniel de la Traba López / Un lavoro umano e professionale, Elena
L'Italia invecchia sempre di più, e a un ritmo superiore rispetto agli
altri Paesi. L’ultimo rapporto ISTAT del 2025 rivela come il nostro
Paese si distingua a livello europeo per la percentuale più bassa di
popolazione sotto i 14 anni (12,2%) e quella più alta di persone sopra i
65 anni (24,7%), mentre secondo diverse stime entro il 2040 gli ultracinquantenni costituiranno circa la metà della popolazione, e le persone oltre
i settantacinque anni un quinto.
Questi dati vengono in genere citati con toni allarmistici, specialmente
in termini di futuro e prospettive per i più giovani, tema di cui ci siamo
occupati in più occasioni (cfr da ultimo Dalla Zuanna G., «Sguardi disallineati:
le (non) risposte politiche agli scenari demografici», in Aggiornamenti
Sociali, 4 [2025] 251-259). Altro tema ricorrente è quello dei rischi
che l’aumento della popolazione anziana può comportare per l’economia
del Paese, per la sostenibilità del nostro Stato sociale, ecc. Ma la realtà può
essere vista da altre prospettive, altrettanto importanti: quella degli anziani
stessi, quella di chi lavora per loro e con loro e delle famiglie alle prese con
i compiti di cura.
Tale cambio di prospettiva richiede inevitabilmente di affrontare una
questione preliminare, la cui risposta non può darsi per scontata: chi può
essere propriamente definito anziano? Sotto questa etichetta (come
spesso sotto quella di “giovane”) vengono generalmente incluse situazioni
molto diverse: persone non autosufficienti e bisognose di costanti
attenzioni e persone nel pieno della loro attività lavorativa e professionale;
persone sole che passano la loro vita in casa e in pochi altri luoghi della
loro ristretta quotidianità e persone pienamente e attivamente impegnate
nell’aiutare figli e nipoti o in contesti associativi e comunitari di vario tipo.
Se a livello statistico generalmente regge ancora la soglia convenzionale dei
65 anni, nei fatti la percezione personale e quella sociale possono differire
notevolmente. L’età pensionabile non è più considerata un discrimine rilevante
per definire la categoria. Se si prende come riferimento il criterio
della salute fisica o per lo meno dell’autosufficienza, in molti casi, anche
grazie all’aumento della speranza di vita (oggi in Italia 83,4 anni) e al miglioramento
delle generali condizioni sociosanitarie, si possono condurre
vite attive e piene di occupazioni fin quasi agli ottant’anni.
Al di là della varietà di definizioni e di esperienze personali, abbiamo
deciso di partire dalla soglia statistica, e di offrire uno sguardo quanto
più possibile inclusivo e ampio su questa fascia di popolazione e
sulla sua varietà e ricchezza di esperienze, così difficilmente riducibili
a un modello univoco. Lo faremo innanzitutto dando spazio a una rilettura
personale e sociale dell’esperienza di un protagonista del panorama
culturale italiano, l’antropologo Vito Teti. Seguono poi il confronto con
una ricerca su iniziative svolte da e per anziani nel territorio di Cremona,
nell’intervista a Niccolò Morelli, e un focus sulle politiche per gli anziani
promosse con il sostegno di enti locali della Regione Campania, nel contributo
di Fabio Di Nunno. La chiusura è affidata a un’intervista al responsabile di una cooperativa del milanese che si occupa anche di assistenza ad
anziani non autosufficienti, Daniel de la Traba López, accompagnata dalla
testimonianza di Elena, una badante con una lunga esperienza di lavoro a
contatto con gli anziani e le loro famiglie. Osservare la realtà attraverso il
caleidoscopio di questi diversi sguardi permette così di restituire un quadro
ampio e variegato, in cui emergono chiare le sfide e le problematiche,
ma anche il ruolo da protagonisti che gli anziani ancora giocano e le
risorse che possono e vogliono offrire al Paese. [Continua]
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