Tutta mia la città

Diario di un Bike Messenger

Roberto Peia
Ediciclo, Milano 2011, pp. 206, € 13
Scheda di: 
Fascicolo: luglio-agosto 2012
«In pratica un pony express, però ecologico » (p. 162). Così il figlio dell’A. definisce il lavoro del padre, in un tema  in classe riportato nel libro, che è una raccolta a mo’ di diario di avventure e curiosità accadute durante le consegne in bicicletta. Roberto Peia, giornalista professionista alle prese con la crisi occupazionale, decide di unire l’utile (il lavoro) con il dilettevole (la bicicletta) e fonda nel 2011 a Milano UBM (Urban bike messenger), la prima società italiana di corrieri in bicicletta. I bike messenger «esistono da decenni a New York, a Londra o a Berlino, città ben più grandi di Milano, a Chicago o a Helsinki dove le temperature arrivano a parecchi gradi sottozero, a San Francisco o a Lugano […] dove ci sono anche strade con pendenze mica da ridere» (p. 171). Eppure il capoluogo lombardo «è una città sempre più fragile, scricchiola, perde pezzi, si incrina. Come se le scosse, gli urti, le accelerazioni dei milioni di passaggi di macchine, furgoni, SUV, camion, pullman ogni giorno ne minassero la struttura infliggendole colpi sempre più micidiali» (pp. 88-89). Ecco perché pedalare per 70-80 km al giorno, con tutte le condizioni atmosferiche, per consegnare qualunque cosa possa essere trasportata in bicicletta, appare più che una sfida, un piccolo tassello nella costruzione di una cultura della mobilità sostenibile, a maggior ragione in Italia, dove la «sicurezza stradale non ha una corsia preferenziale nell’agenda politica» (pp. 156-157). Il lettore si sente partecipe, quasi trasportato come se fosse il protagonista di una delle innumerevoli e talvolta stravaganti consegne, in una città diversa dal solito, perché gli occhi del bike messenger scovano particolari architettonici trascurati (come i piccoli cortili di palazzi d’epoca) o inusuali storie urbanistiche (il costante richiamo all’acqua), «con la consapevolezza che si può arrivare a conoscere meglio la propria città quando la si percorre con un mezzo più umano, più vicino alla strada, ai cortili, alle persone» (p. 24). Le pagine di diario si chiudono sempre con la proposta di una colonna sonora, brani musicali per lo più di gruppi e autori stranieri scelti dall’A. perché attinenti agli stati d’animo vissuti in quella particolare giornata; infine un «Glossario minimo» e un «Per saperne di più» offrono anche al lettore più distante la possibilità di imparare qualcosa su come le due ruote a pedali possano provare a servire la città.
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