The Swedish Connection

regia di Thèrése Ahlbeck e Marcus Olsson
Svezia, 2026, drammatico, biografico, 104 minuti - Netflix
Scheda di: 

Della Svezia durante la Seconda guerra mondiale di solito non si sa granché, a parte che è riuscita a rimanere neutrale, barcamenandosi tra concessioni fatte ora alla Germania nazista ora agli Alleati. E poco si conoscono i protagonisti politici di quella stagione bellica, che certo non sono noti come un Churchill o un Eisenhower. The Swedish Connection ci fa così scoprire una storia tutto fuorché banale, che insegna che si può combattere e stare dalla parte giusta della storia anche senza imbracciare le armi.

Il responsabile dello studio legale del Governo svedese, l’oscuro e pavido Gösta Engzell, inizia a ricevere nel suo ufficio richieste di ebrei in qualche modo imparentati con cittadini svedesi che chiedono rifugio in Svezia in virtù di questa “connessione svedese” che li rende titolari della cittadinanza del Paese scandinavo e quindi non deportabili, in quanto cittadini di un Paese neutrale. Dopo i primi respingimenti delle domande, caldeggiati dal Governo per non fare cosa sgradita a Hitler, Engzell scopre però che la sorte degli ebrei nei campi di concentramento non è solo “una voce”, ma è la verità. Inizia così una battaglia legale a suon di cavilli per aggirare la burocrazia svedese, tedesca e persino della stessa comunità ebraica in Svezia che lo porterà a mettere in salvo decine di migliaia di ebrei, grazie anche all’aiuto dei colleghi d’ufficio che si coinvolgono sempre di più, a rischio del loro stesso lavoro, in questa battaglia morale per salvare vite.

Il film, dal ritmo sostenuto e non privo di toni da commedia che lo rendono leggero, pur nella drammaticità del tema, ha un duplice merito: ci ricorda che la responsabilità morale non si addormenta e non smette di valere anche se noi ci troviamo al sicuro, in una zona neutra dove sembra che siamo immuni dai mali del mondo, e che le guerre si possono combattere in tanti modi, non necessariamente con i fucili o a suon di droni, ma con le armi della civiltà.

Forse, chi oggi di tante guerre è fanatico promotore, dovrebbe ringraziare i tanti Gösta Engzell che hanno contribuito a sconfiggere la barbarie del nazismo e ricostruire un mondo che per tanti anni è riuscito a vivere un’epoca di pace.

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