Storia della Democrazia cristiana. 1943-1993
Guido Formigoni, Paolo Pombeni, Giorgio Vecchio
il Mulino, Bologna 2023, pp. 720
Il corposo volume Storia della
Democrazia cristiana degli storici
Guido Formigoni, Paolo Pombeni e
Giorgio Vecchio edito da il Mulino
colma una lacuna importante, dato
che dalla scomparsa del partito
di ispirazione cristiana, trent’anni
fa esatti, sono stati pochissimi gli
studi e gli approfondimenti storici
sistematici su di esso e sulla sua
storia.
Attraverso il racconto di eventi e
vicende personali lungo 50
anni, gli AA. delineano
alcune caratteristiche
fondamentali
della DC. Innanzi
tutto, l’ispirazione,
che agli inizi
traeva dalla
fede e dal Vangelo
l’impulso
per un’azione
concreta a favore
del bene comune,
venne scemando
con il passare del tempo
e la crescente secolarizzazione,
trasformando la DC in una formazione
politica sempre più laica e
meno legata all’associazionismo
cattolico. Poi è evidenziato il fatto
che la DC fu un partito-Stato, in
quanto governò ininterrottamente
dalla fine della
Seconda guerra
mondiale fino al
1993, “mitigando”
dove possibile
questa forte
preminenza
(elettorale e
non) con una
notevole capacità
di creare coalizioni
di governo e
alleanze più o meno
stabili. Fu anche un partito-società, radicato capillarmente
in tutti i territori e le periferie, capace
di interpretare e rappresentare
i bisogni, gli interessi, le aspirazioni
della maggioranza di elettori
ed elettrici e di guidare le più grandi
trasformazioni socioeconomiche
postbelliche, oltreché di aiutare il
progresso e lo sviluppo del Paese.
Infine, fu un partito plurale e
interclassista – caratterizzato da
molteplici “correnti interne” – dove
si potevano riconoscere interessi
sociali ed economici differenziati
se non addirittura contrapposti e
dove solo grazie all’intelligenza e
alla lungimiranza della sua classe
dirigente era possibile elaborare
un progetto politico complessivo
in grado di soddisfare la più ampia
platea possibile.
Attraverso il racconto delle tre
grandi fasi della sua storia – quella
del centrismo agli inizi, quella del
centrosinistra negli anni Sessanta,
quella della solidarietà nazionale e
del dialogo con il PCI durante gli
anni Settanta, più la fase finale e
interlocutoria del pentapartito negli
anni Ottanta – si vede come la
DC abbia sempre cercato, spesso
riuscendoci, di allargare e rendere
inclusiva la democrazia, agevolando
cioè il pieno inserimento delle
masse popolari nella vita dello
Stato. È stato un partito, in definitiva,
non conservatore e che lungo
tutta la sua esistenza ha offerto al
Paese «la garanzia fondamentale
che la società che ci è stata affidata
non ristagni, ma progredisca in
uno spirito autentico di giustizia»,
come ebbe a dire Aldo Moro in
una Tribuna politica televisiva del
1963.
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