Stato d’assedio. Come la paura dei rifugiati ci sta rendendo peggiori

Maurizio Ambrosini
Egea, Milano 2023, pp. 160
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Il nuovo libro del sociologo Maurizio Ambrosini analizza lo stato dell’accoglienza dei rifugiati nel nostro Paese. L’A. procede fin da subito facendo chiarezza terminologica: dagli immigrati internazionali, ossia da tutti gli individui che hanno varcato un confine di Stato, devono essere tenute distinte le persone in cerca di protezione. Tra queste, i richiedenti asilo hanno presentato una domanda di protezione internazionale e sono in attesa di una decisione da parte delle autorità nazionali (procedura che può richiedere anche diversi anni); mentre i rifugiati sono coloro che hanno ottenuto una risposta positiva alla loro domanda di asilo, che in Italia può consistere sia nello status pieno ai sensi della Convenzione di Ginevra o in qualche forma di protezione complementare, anche se il riconoscimento ottenuto non assicura la cittadinanza o la stabilizzazione finale.

Queste precisazioni permettono di valutare meglio la portata delle politiche migratorie europee. In un contesto internazionale segnato dalla globalizzazione e dall’emergere di nuove potenze internazionali, alcuni Stati europei, specie quelli guidati da un governo populista, hanno cercato nuovi strumenti su cui fondare la propria identità, concentrandosi sui confini. Si pensi per esempio al fenomeno della c.d. esternalizzazione della frontiera, che vede gli Stati dell’Unione, tra cui il nostro, stringere accordi con i Paesi d’origine e di transito dei profughi. Si tratta di Paesi come Turchia, Niger, Libia, Marocco, che non solo sono molto meno preoccupati del rispetto dei diritti umani, ma che utilizzano il controllo dei flussi migratori come strumento di pressione sull’Unione stessa.

All’opinione pubblica italiana viene indicata a capro espiatorio la figura di un “migrante” maschio, arrivato tramite sbarco dall’Africa con un ingresso irregolare (e tale per scelta) e che subito inizia a gravare sul welfare nazionale, con l’obiettivo di stabilirsi a lungo termine in Italia. Ma sempre nel nostro Paese, come altrove in Europa, abbiamo assistito a reazioni ben diverse per il caso ucraino: la profonda impressione suscitata da questo conflitto sia perché è territorialmente vicino sia per le cause e le parti coinvolte si è tradotta in un ampliamento delle maglie dell’accoglienza. Si sono compiuti sforzi in termini economici e solidali finora impensabili, spesso prima che il quadro normativo si fosse adeguato. Questa discontinuità nelle politiche europee dell’asilo va sicuramente salutata favorevolmente, ma è emblematica di quanto grande sia il ruolo giocato dall’emotività e dal pregiudizio nell’ambito della solidarietà a chi lascia il proprio Paese d’origine in condizioni di bisogno umanitario.

D’aiuto sono anche i dati statistici a proposito dei rifugiati. Con grande padronanza l’A. mostra limpidamente che solo una minoranza dei profughi attraversa un confine, diventando una questione internazionale; di questi, il 76% è ospitato in Paesi in via di sviluppo o di livello intermedio, secondo una tendenza costante da parecchi anni (a fine 2021 l’UE accoglieva soltanto meno del 10% dei rifugiati del mondo, secondo la stessa Eurostat); con riferimento alle domande d’asilo presentate in Europa, l’Italia è interessata al fenomeno meno degli altri grandi Paesi dell’UE, preceduta da Germania, Francia e Spagna (fonte Eurostat per gli anni 2021 e 2022).

Oggi si parla poi del contributo che i richiedenti asilo e i rifugiati, e più in generale i migranti, possano dare al nostro Paese in termini economici, ma si impone tuttora la priorità del rispetto dei loro diritti; nonché, come l’A. non manca di ricordare, l’importanza di attribuire ai richiedenti protezione internazionale la giusta autonomia, progettualità e intraprendenza, senza considerarli solo come passivi e inermi destinatari delle elargizioni di nazioni più civili. Su questo fronte le possibili soluzioni non mancano e sono richiamate nel testo. E tuttavia, come ogni divulgazione scritta, questo libro, con le sue verità ed idee feconde in materia di accoglienza, parla solo a chi è disposto a leggerlo: l’A. parla al cuore e alla mente, chi parlerà alla pancia?

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