Il nuovo libro del sociologo Maurizio
Ambrosini analizza lo stato
dell’accoglienza dei rifugiati nel
nostro Paese. L’A. procede fin da
subito facendo chiarezza terminologica:
dagli immigrati internazionali,
ossia da tutti gli individui che
hanno varcato un confine di Stato, devono essere tenute distinte le
persone in cerca di protezione. Tra queste, i richiedenti asilo hanno
presentato una domanda di protezione
internazionale e sono in
attesa di una decisione da parte
delle autorità nazionali (procedura
che può richiedere anche diversi
anni); mentre i rifugiati sono coloro
che hanno ottenuto una risposta
positiva alla loro domanda di asilo,
che in Italia può consistere sia nello
status pieno ai sensi della Convenzione
di Ginevra o in qualche
forma di protezione complementare,
anche se il riconoscimento ottenuto
non assicura la cittadinanza o
la stabilizzazione finale.
Queste precisazioni permettono
di valutare
meglio la portata
delle politiche migratorie
europee.
In un contesto
internazionale
segnato dalla
globalizzazione
e dall’emergere
di nuove potenze
internazionali, alcuni
Stati europei, specie quelli
guidati da un governo populista,
hanno cercato nuovi strumenti
su cui fondare la propria identità,
concentrandosi sui confini. Si
pensi per esempio al fenomeno
della c.d. esternalizzazione della
frontiera, che vede gli Stati dell’Unione,
tra cui il nostro, stringere
accordi con i Paesi d’origine e di
transito dei profughi. Si tratta di
Paesi come Turchia, Niger, Libia,
Marocco, che non solo sono molto
meno preoccupati del rispetto dei
diritti umani, ma che utilizzano il
controllo dei flussi migratori come
strumento di pressione sull’Unione
stessa.
All’opinione pubblica italiana
viene indicata a capro espiatorio
la figura di un “migrante” maschio,
arrivato tramite sbarco dall’Africa
con un ingresso irregolare (e
tale per scelta) e che subito inizia
a gravare sul welfare nazionale,
con l’obiettivo di stabilirsi a lungo
termine in Italia. Ma sempre nel
nostro Paese, come altrove in Europa,
abbiamo assistito a reazioni
ben diverse per il caso ucraino: la
profonda impressione suscitata da
questo conflitto sia perché è territorialmente
vicino sia per le cause
e le parti coinvolte si è tradotta in
un ampliamento delle maglie
dell’accoglienza. Si
sono compiuti sforzi
in termini economici
e solidali finora
impensabili,
spesso prima che
il quadro normativo
si fosse
adeguato. Questa
discontinuità nelle
politiche europee
dell’asilo va sicuramente
salutata favorevolmente, ma è
emblematica di quanto grande sia
il ruolo giocato dall’emotività e dal
pregiudizio nell’ambito della solidarietà
a chi lascia il proprio Paese
d’origine in condizioni di bisogno
umanitario.
D’aiuto sono anche i dati statistici
a proposito dei rifugiati. Con
grande padronanza l’A. mostra
limpidamente che solo una minoranza
dei profughi attraversa un
confine, diventando una questione
internazionale; di questi, il 76% è
ospitato in Paesi in via di sviluppo
o di livello intermedio, secondo
una tendenza costante da parecchi anni (a fine 2021 l’UE accoglieva
soltanto meno del 10% dei rifugiati
del mondo, secondo la stessa
Eurostat); con riferimento alle
domande d’asilo presentate in Europa,
l’Italia è interessata al fenomeno
meno degli altri grandi Paesi
dell’UE, preceduta da Germania,
Francia e Spagna (fonte Eurostat
per gli anni 2021 e 2022).
Oggi si parla poi del contributo
che i richiedenti asilo e i rifugiati, e
più in generale i migranti, possano
dare al nostro Paese in termini
economici, ma si impone tuttora la
priorità del rispetto dei loro diritti;
nonché, come l’A. non manca di
ricordare, l’importanza di attribuire
ai richiedenti protezione internazionale
la giusta autonomia, progettualità
e intraprendenza, senza
considerarli solo come passivi e
inermi destinatari delle elargizioni
di nazioni più civili. Su questo fronte
le possibili soluzioni non mancano
e sono richiamate nel testo.
E tuttavia, come ogni divulgazione
scritta, questo libro, con le sue
verità ed idee feconde in materia
di accoglienza, parla solo a chi è
disposto a leggerlo: l’A. parla al
cuore e alla mente, chi parlerà alla
pancia?