Le radici della democrazia si trovano solo nel terreno di Atene e Roma o si possono rintracciare anche altrove, ad esempio a Gerusalemme? Per secoli la Bibbia è stata “il grande codice” dell’Occidente, fonte autorevole e criterio di verifica di ogni sapere, e come tale non ha mancato di ispirare il pensiero e la prassi politica. Nel corso della storia si è diffusa anche la posizione opposta, con la separazione rigorosa tra l’ambito religioso e quello politico. Può essere ancora considerato di qualche utilità l’approccio biblico alla politica, rispetto alle questioni contemporanee?
Rispettando la distanza culturale fra noi e il mondo biblico, è possibile scoprire ancora una sorprendente attualità di questo testo ispirato. La rilettura del racconto dell’Esodo, nel suo rapporto con gli altri libri biblici e le vicende successive della storia d’Israele, ci guiderà alla scoperta dei principi fondamentali dell’organizzazione politica del popolo di Israele.
Dio come unico sovrano
Gedeone, uno dei capi carismatici, chiamati giudici, che Dio suscitava quando il popolo d’Israele si trovava in balia di qualche nemico, guidato dal Signore riesce a sconfiggere i madianiti, una tribù nomade che faceva razzie nei territori in cui Israele si era da poco stanziato dopo l’uscita dall’Egitto (cfr Giudici 6-8).
In seguito alla vittoria, una delegazione del popolo si reca da lui per dirgli: «Governa tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, poiché ci hai salvati dalla mano di Madian». È evidente, infatti, che Gedeone è stato scelto e assistito dal Signore: dare a lui il potere avrebbe consentito agli israeliti di vivere al sicuro, protetti dagli altri popoli nemici o da minacce improvvise, come quella delle tribù nomadi. Ma la richiesta viene rigettata da Gedeone perché dice: «Non vi governerò io né vi governerà mio figlio: il Signore vi governerà» (Giudici 8,22-23).
In questa risposta c’è tutto il dramma politico di Israele: come può organizzarsi coerentemente un popolo il cui unico e diretto governante deve essere Dio? Come può governare sulla terra un Essere trascendente, il Signore che abita nei cieli, invisibile, di cui nemmeno si possono fare immagini? Qualunque tipo di organizzazione politica, infatti, necessita di strutture materiali, di forme istituzionali riconoscibili per esercitare il potere. Così, dalla necessità di mettere insieme queste due istanze – governo di Dio e forme istituzionali – nasce nella storia di Israele la questione di quale possa essere l’organizzazione politica migliore per garantire che la sovranità sia solo, e quanto più direttamente possibile, del Signore.
Il codice dell’alleanza
Com’è tipico della cultura ebraica, la risposta non viene cercata e costruita per via speculativa, ma attraverso la rilettura delle vicende storiche vissute dal popolo di Israele, nelle quali il Signore si è manifestato e ha dimostrato la sua sovranità. Pertanto, le indicazioni necessarie a orientare la ricerca verso la soluzione migliore vanno ricavate dai fatti storici e dalla loro interpretazione mediante la fede.
Tra tutti gli eventi, la vicenda dell’esodo dall’Egitto è senz’altro la più significativa, fondamento di ogni altra situazione storica, tanto da aver assunto una valenza simbolica anche lungo la storia successiva: basti pensare alla lotta contro la schiavitù degli afroamericani, ispirata e assimilata alla liberazione di Israele dall’Egitto.
Il processo di liberazione narrato nell’Esodo si svolge in due passaggi. Il primo è simbolico, puramente carismatico perché dovuto ai prodigi che Dio compie per mano di Mosè, in quella lotta con il faraone che solo lui può sostenere in modo vittorioso: si tratta, infatti, di sconfiggere un potere terreno che pretende di essere divino, svelandone l’impotenza di fronte a quello dell’unico, vero Dio (cfr Esodo 7-14). Il secondo, invece, consiste nella stipula dell’alleanza attraverso il dono della legge e coinvolge la libera adesione del popolo nell’adottare e istituire un codice legislativo, ed è un evento ripetibile. Sebbene, infatti, anche le leggi vengano da Dio per mezzo di Mosè, non sono imposte a Israele come quelle promulgate dai re dei popoli limitrofi, ma richiedono l’adesione da parte del popolo. Prima di comunicare a Mosè il Decalogo e le leggi, Dio lo chiama infatti sul monte e gli chiede di consultare il popolo riguardo l’alleanza che ha intenzione di stipulare con Israele (Esodo 19,1-8):
3Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: 4“Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. 5Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! 6Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”. Queste parole dirai agli Israeliti». 7Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. 8Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!». Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo.
Una volta ricevuta la legge dal Signore, Mosè celebra l’alleanza leggendo il codice legislativo a cui il popolo rinnova il consenso (Esodo 24,4-8):
4Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. 5Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. 6Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. 7Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». 8Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
Questa cerimonia, in cui la lettura della legge e l’assunzione di responsabilità da parte del popolo sanciscono l’adesione all’alleanza con il Signore, si ripete più volte nella storia d’Israele: dopo la conquista della terra, a Sichem, per mezzo di Giosuè (cfr Giosuè 24); dopo il ritrovamento del libro della legge nel tempio da parte degli scribi del re Giosia (cfr 2Re 22); al ritorno dall’esilio babilonese, sotto la guida del sacerdote e scriba Esdra e del governatore Neemia (cfr Neemia 8-10).
Mentre le forme istituzionali mutano nel corso del tempo, passando dal governo degli anziani o di capi carismatici a quello del re, prima dell’esilio, e a quello dei sacerdoti dopo, la legge costituisce l’elemento di continuità, l’espressione di quel patto fra Dio e il popolo che si conserva intatto al di là delle mutevoli circostanze storiche, rinnovandosi di continuo.
Del resto, il fatto che per la prima volta il codice legislativo sia promulgato nel deserto è già significativo del suo essere fin dall’origine svincolato dalle situazioni contingenti nello spazio e nel tempo: chi lo adotta può osservarlo a prescindere dal luogo in cui si trova a vivere e dalla condizione storica particolare.
La legge, promulgata da Dio per mezzo dei suoi intermediari e adottata con il consenso popolare, diventa la cifra istituzionale di Israele, segno di identità e appartenenza ovunque e per sempre, come sottolinea Mosè nel Deuteronomio (4,5-8):
5Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. 6Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. 7Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? 8E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?
Al di sopra della legge, nessuno
La centralità della legge nella storia delle istituzioni d’Israele risalta ancora di più se confrontata con analoghi istituti del Vicino Oriente antico. In particolare, si riscontrano molte affinità con il codice di Hammurabi, sovrano babilonese vissuto intorno al 1800 a.C., che emanò una serie di leggi fatte incidere su una stele oggi conservata al Louvre.
Il testo cuneiforme è sovrastato da una incisione in cui si vede il dio Shamash (il Sole) o Marduk, il dio principale del pantheon babilonese, che consegna la legge a Hammurabi, il quale tiene una mano sulla bocca, segno anche nella Bibbia di rispetto e timore della divinità. Però la legge è emanata da Hammurabi, senza alcun consenso da parte del popolo: è la volontà del re, in quanto ispirato o addirittura figlio del dio o di natura divina lui stesso, come il faraone. Mosè, al contrario, è un profeta pienamente umano.
L’adesione consensuale richiesta, invece, al popolo d’Israele segna un elemento che oggi potremmo chiamare “democratico”, pur con le dovute proporzioni, nel senso che c’è una responsabilità collettiva nel rispettare la legge, concepita non più come un insieme di norme promulgate da un’autorità separata e al di sopra di esse, ma come un elemento di identità e segno di appartenenza.
Inoltre, nelle cornici narrative in cui sono inseriti i testi legislativi, si trova spesso qualche espressione esortativa, che motiva l’osservanza. Ad esempio: «Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso» (Deuteronomio 30,16). O ancora: «Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto: osserva e metti in pratica queste leggi» (Deuteronomio 16,12).
Il rispetto della legge, quindi, non è motivato dalla paura della sanzione, ma dal desiderio di vita piena di cui rappresenta la realizzazione. Le norme legali, infatti, sono necessarie affinché il popolo rimanga libero e fedele al Signore che l’ha liberato dall’Egitto. La loro osservanza è garanzia di prosperità e sicurezza. Pertanto, nessuno, neanche il re, può ergersi al di sopra di esse, perché ne deriverebbe un danno per tutto il popolo.
Alla monarchia e alle altre figure istituzionali d’Israele il testo biblico dedica particolare attenzione, soprattutto nel passaggio da un tipo di leadership carismatica, di cui il già citato Gedeone è esempio, a una di stampo ereditario, come quella del re. Fu una svolta molto controversa proprio per la necessità di garantire che il governo fosse esercitato solo da Dio. 1Samuele ne conserva tutta la drammaticità nel dibattito fra i filomonarchici e gli antimonarchici: nonostante i rischi evidenziati da Samuele nel dare al re il potere sul popolo, il Signore impone al profeta di accondiscendere alla richiesta (cfr 1Samuele 8). Questa vicenda segna l’inizio della monarchia in Israele e della progressiva istituzionalizzazione delle varie figure governative attorno al re.
Uno di questi, Giosia, nel 622 a.C. ritrova nel tempio il libro della legge, il Deuteronomio, una copia di quella ricevuta da Mosè sul Sinai, da lui riletta e aggiornata quando Israele è ormai giunto alle soglie della terra promessa. In questo codice, nei capitoli 16-18, vengono descritti i doveri di chi riveste ruoli istituzionali: il giudice, il re, il sacerdote e il profeta.
Alcuni esegeti paragonano la divisione dei poteri descritta in questo testo a quella sancita da Montesquieu ne Lo spirito delle leggi del 1748, e la mettono a confronto con le costituzioni degli Stati moderni (cfr Ska J.-L., Il libro sigillato e il libro aperto, EDB, Bologna 2005, 463-479). Si tratta di una legislazione utopica, ma ispirativa e molto significativa per le garanzie previste al fine di evitare che gli errori politici dei re o l’infedeltà all’alleanza da parte delle istituzioni potessero avere conseguenze catastrofiche per il popolo (Deuteronomio 17,14-20):
14Quando sarai entrato nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti e ne avrai preso possesso e l’abiterai, se dirai: “Voglio costituire sopra di me un re come tutte le nazioni che mi stanno intorno”, 15dovrai costituire sopra di te come re colui che il Signore, tuo Dio, avrà scelto. Costituirai sopra di te come re uno dei tuoi fratelli; non potrai costituire su di te uno straniero che non sia tuo fratello. 16Ma egli non dovrà procurarsi un gran numero di cavalli né far tornare il popolo in Egitto per procurarsi un gran numero di cavalli, perché il Signore vi ha detto: “Non tornerete più indietro per quella via!”. 17Non dovrà avere un gran numero di mogli, perché il suo cuore non si smarrisca; non abbia grande quantità di argento e di oro. 18Quando si insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge, secondo l’esemplare dei sacerdoti leviti. 19Essa sarà con lui ed egli la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore, suo Dio, e a osservare tutte le parole di questa legge e di questi statuti, 20affinché il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi fratelli ed egli non si allontani da questi comandi, né a destra né a sinistra, e prolunghi così i giorni del suo regno, lui e i suoi figli, in mezzo a Israele.
Il re non può avere un’eccessiva ricchezza, né un esercito troppo potente, né tante mogli, perché i matrimoni erano sì un modo per stabilire alleanze con altri popoli, ma comportavano il rischio di introdurre in Israele il culto di altre divinità accanto a quella dell’unico Dio, il Signore. Sul re ricade un solo dovere sopra ogni altro: tenere con sé una copia della legge e leggerla ogni giorno. In questo modo viene limitato nel suo potere a vantaggio del servizio che deve svolgere per il popolo, principio per cui la sua stessa persona viene subordinata al rispetto della legge divina, contenente principi e norme a tutela del bene di tutti e non redatta da lui.
La “Costituzione” biblica
Al di là delle diverse strutture istituzionali che Israele può scegliere, quindi, per garantire a Dio la sovranità bisogna adottare e rispettare la legge promulgata da lui, di cui il Decalogo sintetizza i principi fondamentali (cfr Deuteronomio 5).
Così, mentre la Bibbia afferma il governo monocratico e assoluto di Dio, il modo in cui da quest’unica fonte della sovranità derivano e vengono riorganizzate nel corso della storia le strutture istituzionali d’Israele procede secondo alcuni principi fondamentali di tutela dei diritti e delle libertà di ciascun membro del popolo.
È una lezione sempre attuale, che insegna come permeare di un sano spirito religioso la nostra vita politica, ispirando vigilanza e senso critico nei confronti dei governanti, per impedire che si rendano sempre più indipendenti dalla legge o la pieghino ai propri interessi.
Rielaborazione dell’A. della relazione tenuta all’Incontro nazionale di studi delle ACLI, intitolato “La democrazia nelle tue mani. Il potere di esserci” (Firenze, 25-27 settembre 2025).