Povere creature!

regia di Yorgos Lanthimos
Stati Uniti, 2023, commedia drammatica, 141 minuti
Scheda di: 
Fascicolo: giugno-luglio 2024

«Essere vivi è una cosa bella in sé»: con questo spirito di indomita ammirazione Bella Baxter, protagonista del film di Yorgos Lanthimos Povere creature!, si inoltra alla scoperta del mondo. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Alasdair Gray, ha vinto il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, il Golden Globe come miglior film e ha avuto 11 nomination ai Premi Oscar. Emma Stone, che ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista, interpreta magistralmente una delle creature forgiate dalla mente geniale e folle dello scienziato Godwin Baxter – nomen omen –, medico che ha votato le sue conoscenze a cercare di riportare in vita i morti. Il film è una fiaba grottesca, dove il ridicolo inquieta e ammalia. Ambientata in un mondo vittoriano, la pellicola segue la formazione di Bella, ultima creazione di Godwin, la quale ci si presenta con un corpo di donna, molto attraente, e il cervello di un infante. Bella impara l’uso della parola e muove i primi passi, indossando abiti sontuosi, dalle stoffe rigide e i tagli futuristici, come una bambola vestita di armature surreali che ne esaltano la bellezza. Il suo desiderio di scoperta non ha freni: sotto lo sguardo attento dell’assistente di suo padre, che annota tutto di lei, si comporta come i bambini più vivaci. Fa esperimenti crudeli e tocca picchi di curiosità sconcertanti. La sua forza vitale trabocca: resistere al suo fascino è impossibile. Poco importa che lei sia de facto una bambina, il contratto di matrimonio tra il padre e l’assistente viene redatto come un dettagliato atto di proprietà, dove lei non è minimamente interpellata. Senza possibilità di arbitrio sulla propria vita, senza nemmeno il diritto di uscire dalla villa laboratorio dove vive, Bella rischia di passare da una gabbia a un’altra. Ma c’è una scoperta che la salva e che diventa il motore per la sua autodeterminazione: la libido. Bella scopre il piacere e lo vive con la paradossale ingenuità e il candore testardo di una bambina. La sua vitalità si trasforma in una forza erotica esplosiva, mentre lei viene catapultata fuori dalla gabbia del padre e del debole promesso sposo, #film verso un viaggio avventuroso, ricco di colori.

Bella è insensibile a imperativi e minacce. Ma la sua fame di conoscenza, come un istinto indomabile, la conduce sempre in nuove gabbie. Eppure mai si perde d’animo. Sta crescendo senza aver interiorizzato alcuna sovrastruttura sociale, la sua trasparenza è un atto sovversivo e ribelle. Nessun uomo riesce nell’intento di sopraffarla. È uno spasso osservare come lascia tutti spiazzati, anche nei momenti più critici: «Me ne andrò quando vorrò, ma mi lusinga il vostro desiderio di intrappolarmi». La sua ricerca di conoscenza la emancipa, ma la indirizza anche verso un lugubre scenario di possesso: «Dobbiamo sperimentare ogni cosa, non solo il bene, ma anche il degrado, l’orrore e la tristezza, così possiamo conoscere il mondo. E allora il mondo è nostro».

Il film è un capolavoro d’arte visiva, completato da una colonna sonora geniale, elegante e sagace. Ma ridurlo a un’ode al femminismo è semplicistico: la decadenza che vi aleggia è profonda.

Bella, che è il frutto di una hybris maschilista, è davvero riuscita a liberarsi da un’eredità di prevaricazione? Il suo desiderio di conoscenza l’ha trasformata in una donna che si autodetermina. Tuttavia la libertà conquistata è una libertà che, più che accogliere, domina. C’è positività, ma non catarsi: tutti rimangono bloccati nell’alienata ineluttabile condizione di povere creature.

Ultimo numero

Rivista

Visualizza

Annate

Sito

Visualizza