«Essere vivi è una cosa bella
in sé»: con questo spirito
di indomita ammirazione Bella
Baxter, protagonista del film di
Yorgos Lanthimos Povere creature!,
si inoltra alla scoperta del
mondo. Il film, tratto dall’omonimo
romanzo di Alasdair Gray, ha
vinto il Leone d’oro alla Mostra
del Cinema di Venezia 2023, il
Golden Globe come miglior film e
ha avuto 11 nomination ai Premi
Oscar. Emma Stone, che ha vinto
l’Oscar come miglior attrice protagonista,
interpreta magistralmente
una delle creature forgiate
dalla mente geniale e folle dello
scienziato Godwin Baxter – nomen
omen –, medico che ha votato
le sue conoscenze a cercare
di riportare in vita i morti. Il film è una fiaba grottesca, dove il ridicolo
inquieta e ammalia. Ambientata
in un mondo vittoriano, la
pellicola segue la formazione di
Bella, ultima creazione di Godwin,
la quale ci si presenta con un corpo
di donna, molto attraente, e
il cervello di un infante. Bella impara
l’uso della parola e muove i
primi passi, indossando abiti sontuosi,
dalle stoffe rigide e i tagli
futuristici, come una bambola
vestita di armature surreali che
ne esaltano la bellezza. Il suo desiderio
di scoperta non ha freni:
sotto lo sguardo attento dell’assistente
di suo padre, che annota
tutto di lei, si comporta come i
bambini più vivaci. Fa esperimenti
crudeli e tocca picchi di curiosità
sconcertanti. La sua forza vitale
trabocca: resistere al suo fascino
è impossibile. Poco importa
che lei sia de facto una bambina,
il contratto di matrimonio tra il
padre e l’assistente viene redatto
come un dettagliato atto di
proprietà, dove lei non è minimamente
interpellata. Senza possibilità
di arbitrio sulla propria vita,
senza nemmeno il diritto di uscire
dalla villa laboratorio dove vive,
Bella rischia di passare da una
gabbia a un’altra. Ma c’è una scoperta
che la salva e che diventa il
motore per la sua autodeterminazione:
la libido. Bella scopre il
piacere e lo vive con la paradossale
ingenuità e il candore testardo
di una bambina. La sua vitalità
si trasforma in una forza erotica
esplosiva, mentre lei viene catapultata
fuori dalla gabbia del padre
e del debole promesso sposo,
#film
verso un viaggio avventuroso, ricco
di colori.
Bella è insensibile a imperativi e
minacce. Ma la sua fame di conoscenza,
come un istinto indomabile,
la conduce sempre in nuove
gabbie. Eppure mai si perde d’animo.
Sta crescendo senza aver
interiorizzato alcuna sovrastruttura
sociale, la sua trasparenza è un
atto sovversivo e ribelle. Nessun
uomo riesce nell’intento di sopraffarla.
È uno spasso osservare come
lascia tutti spiazzati, anche nei
momenti più critici: «Me ne andrò
quando vorrò, ma mi lusinga il vostro
desiderio di intrappolarmi».
La sua ricerca di conoscenza la
emancipa, ma la indirizza anche
verso un lugubre scenario di possesso:
«Dobbiamo sperimentare
ogni cosa, non solo il bene, ma anche
il degrado, l’orrore e la tristezza,
così possiamo conoscere il mondo.
E allora il mondo è nostro».
Il film è un capolavoro d’arte
visiva, completato da una colonna
sonora geniale, elegante e sagace.
Ma ridurlo a un’ode al femminismo
è semplicistico: la decadenza
che vi aleggia è profonda.
Bella, che è il frutto di una
hybris maschilista, è davvero riuscita
a liberarsi da un’eredità di
prevaricazione? Il suo desiderio
di conoscenza l’ha trasformata in
una donna che si autodetermina.
Tuttavia la libertà conquistata è
una libertà che, più che accogliere,
domina. C’è positività, ma non
catarsi: tutti rimangono bloccati
nell’alienata ineluttabile condizione
di povere creature.