Quando nasce l’idea di Europa?
Che cos’è l’Europa? Questo
progetto di Unione Europea è
destinato a tramontare? In Patrie.
Una storia personale dell’Europa,
l’A. ripercorre la storia contemporanea
del continente che egli stesso
ha vissuto e raccontato in prima
persona. Il libro unisce la professionalità
dello storico, l’attenzione
del giornalista e l’emotività di chi
consegna nelle mani dei posteri
un vero e proprio memoriale, uno
scrigno di ricordi personali raccolti
in tutt’Europa.
Sono proprio queste memorie
a portare avanti la storia europea
poiché «i ricordi personali sono,
a partire da quelli dell’inferno in
terra che gli europei si costruirono
da soli, tra le motivazioni più
forti di qualunque cosa
l’Europa abbia fatto o
sia diventata» (p. 36).
Tramite i ricordi dello
storico polacco
Bronisław Geremek,
internato nel ghetto
di Varsavia nel 1940,
l’A. fissa la genesi europea
nel matrimonio
tra romanitas et christianitas
(p. 74).
La storia del continente si intreccia
anche con i ricordi e le riflessioni
di Garton Ash, ad esempio,
volendo individuare le ragioni che
Timothy Garton Ash
Patrie
Una storia personale
dell’Europa
Garzanti, Milano 2023
pp. 416, € 25
lo spinsero ad attraversare la cortina
di ferro verso Est: «Le motivazioni
umane non sono mai chiare.
[...] Solo dopo anni portiamo alla
luce alcune delle cause nascoste
che hanno guidato le nostre azioni.
Alla fine ciò che conta è ciò che
facciamo» (p. 91). Secondo l’A. la
storia non è mossa da grandi forze
impersonali ma dal ruolo decisivo
degli individui che la scrivono,
come racconta nelle pagine dedicate
all’ascesa al potere di Michail
Gorbačëv (p. 150). Con la
firma della Carta di Parigi
che afferma l’impegno
delle parti a rafforzare
la democrazia,
lo stesso leader dà
inconsapevolmente
avvio al processo
che porterà alla dissoluzione
dell’URSS
con il conseguente allargamento
a Est della NATO
(pp. 179-180).
Il ruolo di testimone oculare
dell’A. ci fa attraversare con lui,
da vicino, le guerre iugoslave.
«“Mai più!” avevano proclamato gli europei dopo il 1945. Ma una
parte dell’Europa era precipitata di
nuovo in un inferno di guerre fratricide,
stupri, pulizia etnica e genocidio
» (pp. 202-203), rivelando
una verità triste quanto universale
secondo l’A.: «quando cattiva politica,
discorsi incendiari e brutalità
fanno presa sugli uomini, il rischio
di commettere atrocità diventa altissimo.
E questo vale [...] anche per
gli uomini comuni» (p. 210).
Anche altri temi sono affrontati:
le problematiche relative all’adozione
della moneta unica europea,
gli attentati di matrice islamica, la
crisi dell’Euro del 2010, ecc.
Dal discorso di un “anonimo”
vicesindaco russo «con una faccia
sgradevole, vagamente da topo»
scopriamo poi che l’invasione della
Crimea secondo l’A. potrebbe essere
abbozzata nella mente di un
giovane Putin già nel 1994 (p. 285).
Impregnato di un convinto europeismo,
il saggio assume toni
pessimistici quando la narrazione
giunge a parlare della Brexit, che
colpisce personalmente l’A., e la
deriva illiberale di Polonia e Ungheria
ma, conclude, deve trattarsi
di un pessimismo costruttivo,
illuminato dalla consapevolezza
della tendenza cronica dell’Europa
a ricadere nelle peggiori abitudini.
Citando Gramsci e Havel, l’A. ammette
che bisogna prepararsi «in
ogni circostanza all’ipotesi peggiore,
per mettere in movimento tutte
le riserve di volontà» nella «certezza
che ciò che stiamo facendo ha
un significato, che abbia successo
o meno» (p. 386).
Questo testo, che ha la ricchezza
scientifica di un saggio storico, è
intriso della passione dei personaggi
che lo abitano e si lascia leggere
come un romanzo. Il «motore della
memoria» (p. 36), attraverso questo
libro, può essere consegnato nelle
mani delle prossime generazioni.