Patrie. Una storia personale dell’Europa

Timothy Garton Ash
Garzanti, Milano 2023, pp. 416
Scheda di: 

Quando nasce l’idea di Europa? Che cos’è l’Europa? Questo progetto di Unione Europea è destinato a tramontare? In Patrie. Una storia personale dell’Europa, l’A. ripercorre la storia contemporanea del continente che egli stesso ha vissuto e raccontato in prima persona. Il libro unisce la professionalità dello storico, l’attenzione del giornalista e l’emotività di chi consegna nelle mani dei posteri un vero e proprio memoriale, uno scrigno di ricordi personali raccolti in tutt’Europa.

Sono proprio queste memorie a portare avanti la storia europea poiché «i ricordi personali sono, a partire da quelli dell’inferno in terra che gli europei si costruirono da soli, tra le motivazioni più forti di qualunque cosa l’Europa abbia fatto o sia diventata» (p. 36). Tramite i ricordi dello storico polacco Bronisław Geremek, internato nel ghetto di Varsavia nel 1940, l’A. fissa la genesi europea nel matrimonio tra romanitas et christianitas (p. 74).

La storia del continente si intreccia anche con i ricordi e le riflessioni di Garton Ash, ad esempio, volendo individuare le ragioni che Timothy Garton Ash Patrie Una storia personale dell’Europa Garzanti, Milano 2023 pp. 416, € 25 lo spinsero ad attraversare la cortina di ferro verso Est: «Le motivazioni umane non sono mai chiare. [...] Solo dopo anni portiamo alla luce alcune delle cause nascoste che hanno guidato le nostre azioni. Alla fine ciò che conta è ciò che facciamo» (p. 91). Secondo l’A. la storia non è mossa da grandi forze impersonali ma dal ruolo decisivo degli individui che la scrivono, come racconta nelle pagine dedicate all’ascesa al potere di Michail Gorbačëv (p. 150). Con la firma della Carta di Parigi che afferma l’impegno delle parti a rafforzare la democrazia, lo stesso leader dà inconsapevolmente avvio al processo che porterà alla dissoluzione dell’URSS con il conseguente allargamento a Est della NATO (pp. 179-180).

Il ruolo di testimone oculare dell’A. ci fa attraversare con lui, da vicino, le guerre iugoslave. «“Mai più!” avevano proclamato gli europei dopo il 1945. Ma una parte dell’Europa era precipitata di nuovo in un inferno di guerre fratricide, stupri, pulizia etnica e genocidio » (pp. 202-203), rivelando una verità triste quanto universale secondo l’A.: «quando cattiva politica, discorsi incendiari e brutalità fanno presa sugli uomini, il rischio di commettere atrocità diventa altissimo. E questo vale [...] anche per gli uomini comuni» (p. 210).

Anche altri temi sono affrontati: le problematiche relative all’adozione della moneta unica europea, gli attentati di matrice islamica, la crisi dell’Euro del 2010, ecc. Dal discorso di un “anonimo” vicesindaco russo «con una faccia sgradevole, vagamente da topo» scopriamo poi che l’invasione della Crimea secondo l’A. potrebbe essere abbozzata nella mente di un giovane Putin già nel 1994 (p. 285).

Impregnato di un convinto europeismo, il saggio assume toni pessimistici quando la narrazione giunge a parlare della Brexit, che colpisce personalmente l’A., e la deriva illiberale di Polonia e Ungheria ma, conclude, deve trattarsi di un pessimismo costruttivo, illuminato dalla consapevolezza della tendenza cronica dell’Europa a ricadere nelle peggiori abitudini. Citando Gramsci e Havel, l’A. ammette che bisogna prepararsi «in ogni circostanza all’ipotesi peggiore, per mettere in movimento tutte le riserve di volontà» nella «certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato, che abbia successo o meno» (p. 386).

Questo testo, che ha la ricchezza scientifica di un saggio storico, è intriso della passione dei personaggi che lo abitano e si lascia leggere come un romanzo. Il «motore della memoria» (p. 36), attraverso questo libro, può essere consegnato nelle mani delle prossime generazioni.

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