La nuova opera dello storico
Andrea Graziosi fin dal titolo
offre uno sguardo sistematico
sulla complessa e plurale società
contemporanea. Grazie a una sintesi
mirabile, la storia recente si
rende accessibile e trasparente nei
suoi moti interni e prodotti ultimi.
Il soggetto principe dell’analisi
è il “Moderno maggiore maturo”,
formula con cui l’A. individua l’insieme
di condizioni economiche,
sociali e culturali che hanno reso
possibile il continuo miglioramento
delle condizioni di vita nei Paesi
dell’Europa occidentale dal Secondo
dopoguerra fino a vent’anni fa.
Gli ultimi decenni hanno mostrato
che questo scenario è stato possibile
grazie a condizioni contingenti,
tendenzialmente irripetibili,
ma le attese dei cittadini sono ancora
ancorate al passato e da qui
sorgono varie delusioni.
Ampio spazio nell’analisi è dato
alla demografia. Dimostrando, ad
esempio, come la tendenza a fare
meno figli sia una scelta comune
a tutti i gruppi umani che si trovino
in condizione di maggiore
benessere, l’A. ci libera da giudizi
affrettati e al contempo riporta i
trend demografici sotto la nostra responsabilità, e in prospettiva
sotto il nostro controllo.
Nella visione di questo saggio,
proposte puntuali di politiche
ambientali, demografiche e in materia
di immigrazione si informano
a un pragmatismo rasserenante
per le nostre generazioni, sono
cresciute considerando i meriti e
l’ubiquità del metodo scientifico
appena sotto le esigenze umanitarie.
Avvenimenti come il Covid,
o l’aggressione di Putin all’Ucraina,
e ora gli scontri tra Israele e
Palestina che queste pagine non
potevano contenere possono
allora riacquistare una misura
umana, finalmente conoscibile e
ultimamente rimediabile. Una simile
impostazione libera di fatto
la società che più di dieci anni fa
fu definita “dell’eterno presente” e
la ricolloca al suo posto sulla linea
continua della storia, con tutta
l’incertezza del pellegrinaggio
eppure con il sollievo di sapersi in
cammino.
Allo stesso tempo, è pur vero
che le categorie utilizzate da Graziosi
rimangono quelle tradizionali. È senz’altro opportuno non demonizzare e anzi valorizzare la libertà individuale, ma non si dovrebbe essere tanto sbrigativi nel liquidare la dimensione sociale, quella di gruppo, che oggi resta perduta o quantomeno inattiva, mentre costituirebbe l’unica grandezza con il potenziale di diventare valido interlocutore in un mondo globalizzato.
Leggendo questo libro si giunge almeno a sentirsi membri, per quanto singoli, di una comunità: il buonismo ingenuo si informa, i diritti umani fondamentali si contestualizzano. Particolarmente interessante risulta poi l’analisi di come si sia evoluto il concetto di meritocrazia. Da strumento di eguaglianza sostanziale, oggi il metro del merito si è tradotto in una competizione spasmodica all’accumulo di risultati oggettivi, e segnatamente in una corsa all’istruzione. In un sistema per così dire “a bocce ferme”, in condizioni socio-economiche stazionarie, l’individuo studente o lavoratore non può che tentare di qualificarsi sempre di più, in modo da guadagnarsi migliori condizioni di vita. Questo, naturalmente, crea terreno fertile per nuove e sconosciute forme di discriminazione, attribuisce al singolo cittadino più responsabilità e colpe di quante non ne abbia e ancora una volta distoglie l’attenzione dalle criticità del sistema amministrativo, politico ed economico complessivo.
Il vero potere dell’individuo oggi, e specie in Europa, è scegliere il gruppo: avere coraggio e confidare che a fronte del suo sacrificio personale le risorse liberate non per forza saranno allocate male. Il saggio di Graziosi è quanto serve per alzarsi dal divano, ma non abbastanza per scendere in piazza. In poche parole, un ottimo inizio.