La fabbrica dei voti. Sull’utilità e il danno della valutazione a scuola
Cristiano Corsini
Editori Laterza, Bari-Roma 2025, pp. 176
«Il voto domina i contesti scolastici e universitari. Chi apprende riceve voti, chi insegna fornisce voti» (p. 65). Questa constatazione sembra a tutti lapalissiana, così era, è e sarà. O forse no? Cristiano Corsini nel suo La fabbrica dei voti rende fruibili al grande pubblico le sue analisi e riflessioni da docente di docimologia e pedagogia sperimentale.
Nel libro non è contestato l’uso del voto, ma vi è una problematizzazione della dinamica scolastica imperniata sull’asse “spiegazione – verifica/interrogazione – voto”. La domanda di fondo è se il ricorso a numeri o giudizi facilita l’apprendimento oppure scatena un certo “feticismo del voto”, che finisce con il distrarre l’alunno dai riscontri verbali dati dagli insegnanti. L’A. salva il voto come strumento di valutazione al termine di un periodo o di un corso, quando si tratta di verificare la posizione del discente rispetto agli obiettivi dati chiaramente in partenza. Tuttavia, per l’A., il voto numerico o sintetico – a dispetto della narrazione del suo essere chiaro, oggettivo e strumento di meritocrazia – non dice che cosa la persona deve migliorare, né premia quanto di positivo è stato fatto. Questo tipo di comunicazioni richiede l’intervento di un docente.
Ma se tutti si aspettano il voto – studenti, famiglie, dirigenti, società – che cosa può fare un insegnante? Può far tesoro dell’esperienza di tanti maestri e pedagogisti del passato (da Mario Lodi ad Aldo Visalberghi, da Benedetto Vertecchi ad Alberto Manzi) e domandarsi perché insegnare. In base al fine si può scegliere il mezzo più appropriato. L’A., dunque, accompagna nella problematizzazione della valutazione attraverso riflessioni e voci di insegnanti e studenti, per formulare una proposta pratica che sia strumento di insegnamento e apprendimento, in cui l’errore diviene mezzo per migliorarsi e non giudizio sulla persona.
La fabbrica dei voti è una lettura consigliata a docenti di ogni ordine e grado: la presentazione di un approccio diverso alla pratica valutativa ne fa uno strumento di supporto alla didattica. È una lettura consigliata anche alle famiglie che investono il voto di funzioni a esso estranee, trasformando uno strumento sintetico in metro per comprendere il proprio figlio (o per ribellarsi all’insegnante quando il feedback non coincide con l’aspettativa).
Nessun sollevamento contro l’ordine prestabilito, solo domande e proposte per ribadire che l’insegnamento-apprendimento va ben al di là di una serie di numeri posti durante l’anno.
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