Mario Calabresi nel suo Il
tempo del bosco ci consegna
una ricerca personale, che diviene
anche sociale, sulla possibilità di
vivere serenamente e con gusto,
senza la pressione che spesso
sentiamo nella nostra quotidianità
fatta di obiettivi, confronti e
risultati. È un regalo che
fa a se stesso e a una
ragazza incontrata
per caso dopo una
conferenza dell’amico
medico e
ricercatore Marcello
Massimini: pagina
dopo pagina l’A. ci
porta con sé, nei suoi
viaggi e nei suoi incontri,
fino ad arrivare alla riserva naturale
integrale di Sasso Fratino, tra
Toscana ed Emilia-Romagna.
Spesso gli incontri casuali posso
lasciare interrogativi che maturano
dentro di noi, come nel caso
di un signore scortese sul treno
che ci fa cambiare sguardo sul
viaggio (capitolo XI) o una ragazza
migrante con la figlia appresso
(capitolo IV), o un paesaggio come
a Sasso Fratino. Tutti momenti
puntuali, che potrebbero
scivolare via se non vi
ritorniamo, se non
prestiamo attenzione
alle risonanze
interiori, che diventano
pietre miliari
nella strada della
nostra vita. Come le
foto che stampiamo:
magari non raccontano
tutta la quotidianità, come quelle
che abbiamo nella memoria del
cellulare, eppure sono in grado
di rievocare in noi più dell’attimo
fissato dall’obiettivo.
«Nell’epoca della sovrabbondanza
siamo comunque chiamati
a scegliere, e farlo diventa sempre
più difficile perché nell’infinito mare
delle possibilità è facile perdersi», riflette l’A. proprio riguardo a
questo tema (p. 52). Per ricordare,
scegliere, fare esperienze, serve
tempo. Saper vivere il tempo che ci
è dato di vivere è la vera saggezza.
Questo è il filo conduttore dei diversi
incontri e delle diverse storie:
un tempo che può essere tragico
e di profonda speranza (capitolo
V), un tempo che è riempito dal
silenzio (capitolo XIV), un tempo
vissuto pazientemente come
quello del signor Fabio Clauser
che si è impegnato per la creazione
della riserva di Sasso Fratino.
Come dice sua figlia Marina a chi si
complimentava per i 104 anni del
babbo: «Mio padre ha dentro di
sé il tempo del bosco, è questo il
suo segreto» (p. 103). Siamo in un
mondo veloce, che esalta il cambiamento
rapido, che non guarda
i tempi di ciascuno. Siamo abituati
a prendere in mano il cellulare
e conoscere all’istante l’ultima
notizia, ad acquistare l’oggetto di
cui abbiamo bisogno, a passare il
tempo con un videogioco. Questo
modo di vivere ha le sue comodità,
porta però con sé anche il prezzo
di una certa ansia da prestazione,
la paura di restare tagliati fuori
(FOMO, Fear Of Missing Out), il
sentirsi alla rincorsa di un treno
partito senza di noi.
Non abbiamo risposte o ricette
facili per vivere il tempo e la
relazione, ma finestre su vite che
l’A. ha incontrato, da cui lasciarsi
ispirare per poter gustare la propria
vita.