Il tempo del bosco

Mario Calabresi
Mondadori, Milano 2024, pp. 156
Scheda di: 
Fascicolo: giugno-luglio 2025

Mario Calabresi nel suo Il tempo del bosco ci consegna una ricerca personale, che diviene anche sociale, sulla possibilità di vivere serenamente e con gusto, senza la pressione che spesso sentiamo nella nostra quotidianità fatta di obiettivi, confronti e risultati. È un regalo che fa a se stesso e a una ragazza incontrata per caso dopo una conferenza dell’amico medico e ricercatore Marcello Massimini: pagina dopo pagina l’A. ci porta con sé, nei suoi viaggi e nei suoi incontri, fino ad arrivare alla riserva naturale integrale di Sasso Fratino, tra Toscana ed Emilia-Romagna.

Spesso gli incontri casuali posso lasciare interrogativi che maturano dentro di noi, come nel caso di un signore scortese sul treno che ci fa cambiare sguardo sul viaggio (capitolo XI) o una ragazza migrante con la figlia appresso (capitolo IV), o un paesaggio come a Sasso Fratino. Tutti momenti puntuali, che potrebbero scivolare via se non vi ritorniamo, se non prestiamo attenzione alle risonanze interiori, che diventano pietre miliari nella strada della nostra vita. Come le foto che stampiamo: magari non raccontano tutta la quotidianità, come quelle che abbiamo nella memoria del cellulare, eppure sono in grado di rievocare in noi più dell’attimo fissato dall’obiettivo.

«Nell’epoca della sovrabbondanza siamo comunque chiamati a scegliere, e farlo diventa sempre più difficile perché nell’infinito mare delle possibilità è facile perdersi», riflette l’A. proprio riguardo a questo tema (p. 52). Per ricordare, scegliere, fare esperienze, serve tempo. Saper vivere il tempo che ci è dato di vivere è la vera saggezza. Questo è il filo conduttore dei diversi incontri e delle diverse storie: un tempo che può essere tragico e di profonda speranza (capitolo V), un tempo che è riempito dal silenzio (capitolo XIV), un tempo vissuto pazientemente come quello del signor Fabio Clauser che si è impegnato per la creazione della riserva di Sasso Fratino. Come dice sua figlia Marina a chi si complimentava per i 104 anni del babbo: «Mio padre ha dentro di sé il tempo del bosco, è questo il suo segreto» (p. 103). Siamo in un mondo veloce, che esalta il cambiamento rapido, che non guarda i tempi di ciascuno. Siamo abituati a prendere in mano il cellulare e conoscere all’istante l’ultima notizia, ad acquistare l’oggetto di cui abbiamo bisogno, a passare il tempo con un videogioco. Questo modo di vivere ha le sue comodità, porta però con sé anche il prezzo di una certa ansia da prestazione, la paura di restare tagliati fuori (FOMO, Fear Of Missing Out), il sentirsi alla rincorsa di un treno partito senza di noi.

Non abbiamo risposte o ricette facili per vivere il tempo e la relazione, ma finestre su vite che l’A. ha incontrato, da cui lasciarsi ispirare per poter gustare la propria vita.

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