Sono ormai molti gli approcci offerti per la rilettura dell’attuale congiuntura di crisi vissuta a livello globale. Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista franco-argentino, già noto in particolare per la sua opera L’epoca delle passioni tristi (con Gérard Schmit, Feltrinelli, Milano 2004), propone in questo testo, scritto a più mani con altri filosofi e ricercatori che si ritrovano nella sua linea di pensiero, una lucida analisi dell’attuale cambio d’epoca, segnato dal predominio del «tecno-capitalismo» e del neoliberalismo, non solo come sistema economico, ma come paradigma culturale e modo di auto-comprendersi delle nostre società avanzate. Caratterizzato da «culto delle privatizzazioni e svendita dei beni comuni, individualismo consumistico, imprenditorializzazione del sé, precarietà esistenziale e del lavoro, mercificazione del vivente, disregolazione degli stili di vita» e oggi sempre di più anche da una «postura apertamente autoritaria», tale sistema pesa sulla nostra stessa anima, nella quale «il senso di colpa lascia il posto alla vergogna, il conflitto nevrotico cede il passo alla domanda onnipresente e lacerante: “Sono abbastanza?”» (pp. 10-11). In questa prospettiva, i disturbi di attenzione e di ansia che colpiscono soprattutto i più giovani non rappresentano solo un problema individuale, da gestire attraverso un ennesimo settore di mercato, quello della cosiddetta “cura di sé”, ma una vera e propria patologia sociale, da affrontare come tale.
Come suggerisce il titolo, gli AA. non si rassegnano a una cupa presa d’atto dello status quo, ma avanzano una proposta di via d’uscita, che non potrà che essere collettiva, e in direzione decisamente contraria rispetto a quella dominante, nel senso di favorire nuove narrazioni e nuovi comportamenti ispirati a un’etica del limite e del «rallentare», per «conservare dei margini di autonomia nel pieno di un mutamento antropologico senza precedenti» (p. 83), privilegiando la cura del bene comune e in generale recuperando una dimensione di senso, partendo anzitutto dal livello locale.
Il testo non si sofferma a fornire un elenco dettagliato di proposte immediatamente attuabili. Non si propone come un prontuario o un libro delle risposte, e mira piuttosto a fornire uno stimolo alla riflessione, a partire in particolare dalla filosofia e dalla psicologia, che aiuti ad andare oltre gli imperativi della produttività e dell’efficienza, e a dare spazio a un vero e proprio esercizio di “rallentamento”. Serve infatti darsi il tempo e gli strumenti per porre le basi un nuovo «immaginario sovversivo» (p. 101) che, ancor prima che attuabile, renda veramente e realisticamente desiderabile un altro modo di vivere rispetto al paradigma dominante, e apparentemente ancora vincente.