Giornata mondiale dell’acqua: dove sono finiti i beni comuni?

Con il sucesso del referendum del 2011 contro la privatizzazione dei servizi idrici, il tema dei beni comuni aquistava un’inedita centralitá nel dibattito pubblico italiano. A dieci anni di distanza, quali insegnamenti si possono trarre da quell’esperienza per “Valorizzare l’acqua” come recita il motto della Giornata Mondiale dell’Acqua 2021?

 

Nel giugno 2011, sull’onda del successo – per molti versi sorprendente - del referendum contro la privatizzazione dell’acqua (insieme ad altri due quesiti sul nucleare e sul legittimo impedimento), il tema dei beni comuni guadagnava un’inedita centralitá nel dibattito pubblico italiano. Temi e battaglie tradizionali, come il lavoro, la scuola pubblica o la tutela del territorio, venivano declinati in termini di beni comuni. Alcuni discutevano anche dell’opportunitá di un partito dei beni comuni per federare queste battaglie. Altri inserivano i beni comuni nel programma dei partiti, come la coalizione di centro sinista Italia Bene Comune alle elezioni politiche del 2013. I beni comuni entravano nelle istituzioni, attraverso ad esempio gli Assessorati ai beni comuni creati a Napoli, Venezia o Messina. Titoli e libri sui beni comuni si moltiplicavano nei cataloghi delle case editrici.

 

A dieci anni di distanza, che cosa resta di quelle battaglie? Una volta passati l’interesse mediatico e l’entusiasmo referendario, come é continuata la mobilitazione per l’acqua e per i beni comuni? Che cosa ci puó insegnare quell’esperienza, e in particolare l’idea dei beni comuni, per “valorizzare l’acqua”, come recita il tema della Giornata Mondiale dell’acqua 2021, é piú in generale per affrontare altre sfide come la pandemia o la crisi climatica?

 

Nei prossimi mesi proveró a cercare qualche risposta a queste domande conversando con ricercatori, giornalisti e militanti in un podcast e in un blog. In una precedente ricerca sul movimento italiano per l’acqua, condotta insieme a Chiara Carrozza – sottolineavamo come le ragioni del successo referendario andassero ricercate in alcune caratteristiche e peculiaritá di quella mobilitazione. Primo, la volontá di fare cultura sull’acqua, lavorando in un’ottica di lungo periodo, per oltre un decennio, con scuole, artisti, associazioni e istituzioni locali. Secondo, la capacitá di aggregare una vasta ed eterogenea coalizione di attori: nel Forum italiano dei movimenti per l’acqua si sono ritrovati no global, sindacati, parrocchie, enti locali, associazioni di consumatori, ACLI, ARCI, gruppi scout.... Terzo, la capacitá di comunicare, combinando i banchetti per le raccolte firme nelle piazze con un uso creativo di Internet e dei social media, all’epoca pionieristico. Queste tre caratteristiche - unite al potenziale unico dell’acqua per ció che rappresenta sul piano materiale e simbolico per la vita sul nostro pianeta – hanno fatto si che la mobilitazione per l’acqua pubblica si trasformasse in una battaglia paradigmatica per i beni comuni e la democrazia.

 

Perché é importante ritornare su quella mobilitazione e riflettere su cosa é successo dopo il referendum e dove sono finiti i beni comuni? In primo luogo, quell’esperienza ci ricorda che l’acqua e i beni comuni possono acquistare una pluralitá di significati e di valori, a seconda dei soggetti, delle scale e delle prospettive da cui li si guarda. Nel movimento italiano l’acqua é stata ad esempio declinata come “bene comune dell’umanitá”, ma anche come “bene comune del territorio locale”, o ancora come bene comune “oltre il pubblico e il privato”. Per valorizzare l’acqua, come ci invitano a fare le Nazioni Unite in occasione della Giornata Mondiale dell’acqua 2021 occorre riconoscere, rispettare e valorizzare questa pluralitá. Purtroppo oggi, il valore continua ad essere declinato innanzitutto in termini economici e monetari. Negli scorsi mesi ha destato molte perplessitá e polemiche la decisione di quotare l’acqua sul mercato dei futures a Wall Street, come giá avviene per altre risorse come l’oro o il petrolio. Come osservato nell’ appello del relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’acqua, l’economista spagnolo Pedro Arrojo-Agudo, ‘l’acqua ha un insieme di valori vitali per le nostre societá che la logica del mercato non riconosce e di consequenza, non puó gestire in maniera adeguata, ancor meno in un contesto finanziario cosí soggetto alle speculazioni”.

 

In secondo luogo, riflettere sull’esperienza della mobilitazione italiana per l’acqua, prima e dopo il referendum, puó suggerire idee e pratiche per (ri)pensare l’azione collettiva su grandi temi e sfide in cui siamo oggi impegnati, come la pandemia o la crisi climatica. Diverse voci si sono ad esempio levate per chiedere che il vaccino contro il Covid19 sia considerato un bene comune. Al di lá degli slogan, che cosa puó significare ció in termini di pratiche di azione collettiva, principi etici, relazioni tra pubblico e privato?

 

“Valorizzare l’acqua” significa anche riflettere e imparare dalle esperienze culturali e politiche che l’acqua e altri beni comuni hanno ispirato e continuano ad ispirare. Vi invito a seguire il podcast “Si dice acqua” che sará disponibile ad Aprile e a contattarmi per condividere le vostre storie ispirate dall’acqua bene comune. (e.fantini@un-ihe.org)

 

 

Note sull'autore: Emanuele Fantini é ricercatore a IHE Delft Institute for Water Education (Paesi Bassi). Si occupa di conflitti internazionali legati all’acqua, del diritto all’acqua e di acqua e sviluppo in Africa. Sul movimento italiano per l’acqua ha scritto, insieme a Chiara Carrozza, “Si scrive acqua. Attori, pratiche e discorsi nel movimento italiano per l’acqua bene comune” (2013), oltre a diversi articoli in riviste italiane e internazionali.

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