Gas e potere. Geopolitica dell’energia dalla Guerra fredda a oggi

Leonardo Bellodi
Luiss, Roma 2022, pp. 112
Scheda di: 
Fascicolo: giugno-luglio 2024

Con il Green Deal l’Unione Europea si è impegnata a raggiungere la soglia dell’impatto climatico zero attraverso una produzione energetica in massima parte assicurata da fonti pulite. Si tratta di una scelta meramente ecologica o alla base vi sono anche interessi di sicurezza degli Stati europei? Il saggio ripercorre in poco più di cento pagine lo sviluppo delle relazioni diplomatiche e di approvvigionamento energetico che i Paesi europei hanno posto in essere negli ultimi sessant’anni. L’affanno di un continente povero di risorse energetiche ha scandito l’agenda politica dei suoi leader alla ricerca di partner affidabili. Scopriamo un ruolo pionieristico del nostro Paese nelle relazioni con Mosca, che negli anni ’80 si estesero anche ad altri Paesi europei con la creazione del gasdotto eurosiberiano. L’A. sottolinea che quest’ultimo è più di un semplice accordo, citando un detto degli operatori del settore: «I gasdotti sono come i matrimoni, ma più vincolanti» (p. 9).

Gli Stati Uniti non sono poi rimasti a guardare gli alleati europei stringere questo patto col nemico. Attraverso fonti di intelligence ne scopriamo dunque le varie mosse, nel costante tentativo di evitare l’asse Mosca-Berlino. In modo disincantato l’A. ci ricorda che, in fondo, la NATO è nata «per tenere i russi fuori, gli americani dentro, e i tedeschi sotto» (p. 42). La parola chiave della strategia europea di sicurezza è “diversificazione” delle fonti di approvvigionamento. Proprio questo è stato il tallone di Achille scoperto con la guerra russo-ucraina. Altro punto necessario per l’UE sarebbe quello di agire come un attore unitario, mentre Stati che pure sul piano interno sono democratici, su quello internazionale paiono agire in un hobbesiano status di bellum omnium contra omnes. Spostando lo sguardo al Sud del mondo, scopriamo che una parte consistente del buon risultato della diversificazione dovrà passare attraverso le relazioni diplomatiche con gli Stati africani. Tuttavia, per il conseguimento della neutralità energetica sarà invece necessario rivolgersi alla Cina, che «ha in mano più della metà della produzione mondiale di terre rare» e inoltre «produce ben il 90% di materiali semiconduttori necessari a realizzare le cellule per i pannelli solari» (pp. 93-94).

Il saggio, oltre a dare numerose risposte sui temi di politica energetica, pone anche una domanda non scontata: le relazioni di politica energetica sono appannaggio esclusivo degli Stati o singoli cittadini e associazioni hanno la possibilità di influire in maniera significativa sulla sicurezza energetica di un Paese? Osservare il caso italiano più da vicino può dare elementi interessanti al riguardo.

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