Articolo

Educare alla cittadinanza: riflessioni di un Preside per l’ottantesimo anniversario della Repubblica

Fascicolo: giugno-luglio 2026

Qualunque discorso sull’educazione alla cittadinanza che voglia sottrarsi all’astrattezza deve necessariamente cominciare da uno sguardo onesto sul contesto nel quale questa si svolge, che oggi è insieme straordinariamente ricco di opportunità e attraversato da fratture profonde che sarebbe disonesto ignorare.

 

Un nuovo contesto

I ragazzi e le ragazze che siedono oggi nei banchi delle scuole superiori sono nati in un mondo che non ha mai conosciuto la guerra fredda, che ha sempre avuto Internet e che, nella grande maggioranza dei casi, non ha mai visto un confine presidiato tra le nazioni europee. Eppure, paradossalmente, sono cresciuti in un’epoca di rinascita delle frontiere; di muri, materiali e simbolici; di un nazionalismo che pareva sepolto sotto le macerie della storia del cosiddetto secolo breve e che invece ha saputo rigenerarsi in forme nuove, spesso più insidiose di quelle originarie. La pandemia ha lasciato segni profondi in chi ha sperimentato l’isolamento prolungato, la didattica a distanza vissuta come succedaneo impoverito della vera scuola, la perdita di fisicità degli apprendimenti e l’emergere di ferite che il sistema educativo ancora fatica a rimarginare. [Scarica il pdf per continuare a leggere]
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