Articolo
Educare alla cittadinanza: riflessioni di un Preside per l’ottantesimo anniversario della Repubblica
Qualunque discorso sull’educazione alla cittadinanza che voglia
sottrarsi all’astrattezza deve necessariamente cominciare da uno
sguardo onesto sul contesto nel quale questa si svolge, che oggi è insieme
straordinariamente ricco di opportunità e attraversato da fratture profonde
che sarebbe disonesto ignorare.
Un nuovo contesto
I ragazzi e le ragazze che siedono oggi nei banchi delle scuole superiori
sono nati in un mondo che non ha mai conosciuto la guerra fredda,
che ha sempre avuto Internet e che, nella grande maggioranza dei casi,
non ha mai visto un confine presidiato tra le nazioni europee. Eppure,
paradossalmente, sono cresciuti in un’epoca di rinascita delle frontiere; di
muri, materiali e simbolici; di un nazionalismo che pareva sepolto sotto
le macerie della storia del cosiddetto secolo breve e che invece ha saputo
rigenerarsi in forme nuove, spesso più insidiose di quelle originarie. La
pandemia ha lasciato segni profondi in chi ha sperimentato l’isolamento
prolungato, la didattica a distanza vissuta come succedaneo impoverito
della vera scuola, la perdita di fisicità degli apprendimenti e l’emergere di
ferite che il sistema educativo ancora fatica a rimarginare. [
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