Due ragazze nude

Luz
Coconino Press-Fandango, Roma 2025, pp. 176
Scheda di: 
Fascicolo: giugno-luglio 2026

Quando si inizia a leggere Due ragazze nude, ci si trova davanti una pagina interamente bianca ad eccezione di tre piccoli balloon, che riportano le brevi frasi scambiate tra due persone. Poi, continuando a sfogliare la graphic novel, le pagine iniziano ad animarsi: prosegue il dialogo e capiamo che si svolge tra un uomo e una donna, tra un pittore e la sua modella. Soprattutto emergono forme e colori, ma in un modo singolare, perché i loro contorni sono simili a quelli di pennellate su una tela. In effetti, più si procede nella lettura, più il bianco nelle pagine lascia spazio a un’immagine, che però non è la stessa nelle varie tavole che si susseguono. Pian piano capiamo che non stiamo vedendo il quadro che il pittore con tanta passione sta dipingendo, ma vediamo lui, la sua modella, il bosco in cui si trovano in quel momento. Vediamo tutto questo dal quadro, come se fosse una finestra aperta sulla realtà.

Sarà questo punto di vista che ci accompagnerà come lettori per tutta la graphic novel, scoprendo che il pittore è l’espressionista Otto Müller, la modella – e moglie di Otto – si chiama Maschka e il quadro, realizzato nel 1919, si intitola Due ragazze nude. Seguiamo le vicende di questo quadro dal momento in cui fu realizzato fino ai giorni nostri, dall’atelier dell’artista all’esposizione nel Museo Ludwig a Colonia, dove oggi è custodito. In questo viaggio nel tempo, assistiamo alle storie personali di quanti sono legati al quadro (ad esempio, la morte di Otto Müller per tubercolosi o la quotidianità familiare, intessuta di gioie e drammi, dei vari proprietari), così come alle vicende collettive che segnano la Germania. In particolare, sono raccontati gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, con l’ascesa di Hitler, l’antisemitismo, le persecuzioni. L’opera di Müller fu una testimone silenziosa di tutto questo, soprattutto del controverso rapporto del nazismo con l’arte: sequestrata nel 1935, è inserita nel 1937 nella mostra itinerante sull’arte degenerata, Entartete Kunst, voluta dai nazisti per stigmatizzare l’arte moderna; destinata alla distruzione, è salvata da un gallerista, per poi essere acquistata da un collezionista privato poco prima della fine della Seconda guerra mondiale, che la donò infine al museo di Colonia dove oggi si trova.

Leggendo Due ragazze nude si entra nell’intimità di tante persone, si scrutano nei dettagli i volti di quanti si fermano a osservare il quadro, provando ammirazione, incomprensione o disgusto per un soggetto che ritrae due giovani gitane. Ma ci ritroviamo anche a guardare la concitazione dei piedi di chi cammina dal livello del pavimento, dove il quadro è appoggiato in un deposito, o il via vai delle persone in un museo, scorgendo le tele appese di altri autori, con altre storie, altri mondi.

Luz, che ha ricevuto il prestigioso Fauve d’Or del Festival di Angoulême per questa sua opera, mostra tutto questo con molto pudore: il realismo non cede mai al voyeurismo; la violenza fisica e mentale non è taciuta, ma non prende il sopravvento. I colori tenui e caldi, i tratti morbidi delle figure, che sono presenti per tutta la graphic novel, diventano particolarmente espressivi quando descrivono i volti di alcune persone che a distanza di decenni tornano ad ammirare il quadro: prima bambini curiosi e meravigliati e poi anziani, segnati dagli anni e da quanto hanno vissuto. Con discrezione l’A. lascia intuire sia la forza dell’arte quando parla di ciò che è più autenticamente umano sia il valore delle relazioni che ci fanno sentire parte di qualcosa di più grande di noi. Due dimensioni che aiutano ad attraversare le prove più dure e permettono di riconoscere, come afferma Josef Haubrich, il collezionista che ha donato il quadro Due ragazze nude al museo di Colonia, che «Se non possiamo salvare le persone, possiamo almeno salvare le loro opere».

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