Quando si inizia a leggere
Due ragazze nude, ci si trova
davanti una pagina interamente
bianca ad eccezione di tre piccoli
balloon, che riportano le brevi
frasi scambiate tra due persone.
Poi, continuando a sfogliare la
graphic novel, le pagine iniziano
ad animarsi: prosegue il dialogo
e capiamo che si svolge tra un
uomo e una donna, tra un pittore
e la sua modella. Soprattutto
emergono forme e colori, ma in
un modo singolare, perché i loro
contorni sono simili a quelli di
pennellate su una tela. In effetti,
più si procede nella lettura, più il
bianco nelle pagine lascia spazio
a un’immagine, che però non è
la stessa nelle varie tavole che si
susseguono. Pian piano capiamo
che non stiamo vedendo il quadro
che il pittore con tanta passione
sta dipingendo, ma vediamo lui,
la sua modella, il bosco in cui si
trovano in quel momento. Vediamo
tutto questo dal quadro, come
se fosse una finestra aperta sulla
realtà.
Sarà questo punto di vista che
ci accompagnerà come lettori per
tutta la graphic novel, scoprendo
che il pittore è l’espressionista
Otto Müller, la modella – e moglie
di Otto – si chiama Maschka e
il quadro, realizzato nel 1919, si
intitola Due ragazze nude. Seguiamo le vicende di questo quadro
dal momento in cui fu realizzato
fino ai giorni nostri, dall’atelier
dell’artista all’esposizione nel Museo
Ludwig a Colonia, dove oggi
è custodito. In questo viaggio
nel tempo, assistiamo alle storie
personali di quanti sono legati al
quadro (ad esempio, la morte di
Otto Müller per tubercolosi o la
quotidianità familiare, intessuta
di gioie e drammi, dei vari proprietari),
così come alle vicende
collettive che segnano la Germania.
In particolare, sono raccontati
gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso,
con l’ascesa di Hitler, l’antisemitismo,
le persecuzioni. L’opera di
Müller fu una testimone silenziosa
di tutto questo, soprattutto del
controverso rapporto del nazismo
con l’arte: sequestrata nel 1935,
è inserita nel 1937 nella mostra
itinerante sull’arte degenerata,
Entartete Kunst, voluta dai nazisti
per stigmatizzare l’arte moderna;
destinata alla distruzione, è salvata
da un gallerista, per poi essere
acquistata da un collezionista privato poco prima della fine della
Seconda guerra mondiale, che la
donò infine al museo di Colonia
dove oggi si trova.
Leggendo Due ragazze nude si
entra nell’intimità di tante persone,
si scrutano nei dettagli i volti
di quanti si fermano a osservare
il quadro, provando ammirazione,
incomprensione o disgusto per un
soggetto che ritrae due giovani
gitane. Ma ci ritroviamo anche
a guardare la concitazione dei
piedi di chi cammina dal livello
del pavimento, dove il quadro è
appoggiato in un deposito, o il
via vai delle persone in un museo,
scorgendo le tele appese di
altri autori, con altre storie, altri
mondi.
Luz, che ha ricevuto il prestigioso
Fauve d’Or del Festival di
Angoulême per questa sua opera,
mostra tutto questo con molto
pudore: il realismo non cede mai
al voyeurismo; la violenza fisica
e mentale non è taciuta, ma non prende il sopravvento. I colori
tenui e caldi, i tratti morbidi delle
figure, che sono presenti per tutta
la graphic novel, diventano particolarmente
espressivi quando descrivono
i volti di alcune persone
che a distanza di decenni tornano
ad ammirare il quadro: prima
bambini curiosi e meravigliati e
poi anziani, segnati dagli anni e
da quanto hanno vissuto. Con
discrezione l’A. lascia intuire sia la
forza dell’arte quando parla di ciò
che è più autenticamente umano
sia il valore delle relazioni che ci
fanno sentire parte di qualcosa di
più grande di noi. Due dimensioni
che aiutano ad attraversare le
prove più dure e permettono di
riconoscere, come afferma Josef
Haubrich, il collezionista che ha
donato il quadro Due ragazze
nude al museo di Colonia, che «Se
non possiamo salvare le persone,
possiamo almeno salvare le loro
opere».
