Critica della ragione bellica

Tommaso Greco
Laterza, Bari-Roma 2025, pp. 160
Scheda di: 
Fascicolo: febbraio 2026

«La pace è esattamente la condizione nella quale ci troviamo normalmente, anche se non ce ne accorgiamo, anche se la diamo per scontata». Queste parole di Tommaso Greco, filosofo del diritto e docente presso l’Università di Pisa, evidenziano subito il punto prospettico da cui muove il suo nuovo libro.

La tesi di fondo è che la pace è un principio ed è tale solo in quanto sta all’origine. Qui il termine “origine” va inteso non soltanto come ciò da cui una storia ha inizio, ma anche per riferirsi a qualcosa che permane nella storia stessa. «Non si tratta solo di un cominciamento da cui prende le mosse una vicenda (sviluppo) che si lascia l’origine alle spalle, ma piuttosto di qualcosa che torna continuamente e insistentemente, nonostante ogni tentativo di rimozione o di superamento» (p. 28). Contro una cultura del riarmo che favorisce una linea espressamente bellicista, l’A. è convinto che per parlare di pace occorre partire dalla pace e non dalla guerra. Quest’ultima è l’eccezione, mentre la pace è il già dato da mantenere e curare.

Il libro sviluppa la prospettiva del diritto visto non solo come il luogo dove regolamentare l’uso della forza, ma anche quale spazio del riconoscimento reciproco che permette la costruzione delle relazioni tra individui e tra Stati.

Viene ampiamente ripreso il pensiero di Norberto Bobbio, soprattutto i passaggi in cui il grande pensatore distingueva i diversi tipi di pacifismo e mostrava la sua propensione per quello che viene definito come “pacifismo giuridico”. Da questa tradizione Greco riprende due elementi cruciali: «L’idea, di origine giusnaturalistica, e in particolare hobbesiana, che per costruire la pace ci sia bisogno di creare una sorta di super-stato capace d’impedire la guerra di tutti contro tutti; e l’idea, principalmente kelseniana, che il diritto anche sul piano internazionale, consista essenzialmente nella predisposizione di una sanzione che valga come risposta a un illecito» (p. 36). L’A. rilegge queste considerazioni, ne mette in luce il limite – ovvero l’essere opzioni troppo “verticali” – per rilanciarle sul piano dell’orizzontalità dove le regole condivise e il riconoscimento reciproco fanno da perno.

Un capitolo del libro è interamente dedicato alla ripresa dell’opera di Kant Per la pace perpetua. Uno dei valori che Kant ci trasmette è il concetto di “limite”: «Si tratta di un tema che riguarda ogni potere e ogni diritto, i quali possono essere esercitati solo se contenuti dentro regole che li creano e li legittimano. Ma si tratta soprattutto di un concetto che ci mette davanti a una scelta di fondo. Infatti, avere un limite, riconoscerlo e rispettarlo, è una forma di “mitezza”» (p. 75). L’attualità di questa sottolineatura del valore del limite appare evidente in un tempo nel quale i deliri di onnipotenza non fanno più scorgere la realtà dei fatti. Affidare al popolo la decisione di fare o non fare le guerre può aprire pertugi di speranza circa il fatto che non ci saranno guerre. Infatti, come afferma Victor Hugo, «quando si fa la guerra, è il popolo e non i governanti a pagarne tutte le conseguenze».

Per Norberto Bobbio i tre grandi ideali erano: pace, democrazia e diritti umani. Greco, in linea con questo pensiero, dedica un intero capitolo alla questione democratica. Questa parte del libro appare di grande interesse e attualità soprattutto laddove si riconosce che «il grande assente nel dibattito che si è riaperto a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e dei tragici fatti di Palestina […] sia il diritto internazionale» (p. 93). Come rileggere l’assoluta irrilevanza delle istituzioni internazionali?

Questo saggio, confrontandosi con il pensiero di Bobbio, Kant, Hobbes, Kelsen e molti altri e non disdegnando il mondo della letteratura, ci aiuta a mettere ordine su pace e guerra. La chiarezza del linguaggio, l’ottimo apparato critico e la passione che si coglie tra le righe fanno di questo testo uno strumento indispensabile per leggere il nostro tempo e cogliere quanto sia decisivo prendere sul serio la pace e non cedere alla ragione bellica.

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